L’undici febbraio mentre la Chiesa onorava la Vergine Maria apparsa in quel giorno del 1858 alla piccola Bernardetta a Lourdes, Don Camillo alla venerata età di 100 anni e 3 mesi, quale figlio e amante della Vergine Santa, chiudeva gli occhi alla scena di questo mondo privando il popolo isclano della sua cura paterna, tornando a Dio.
Un tam tam di cordoglio ha riempito le bacheche dei social, anche la pioggia battente si è unita al pianto e alla commozione davanti a questo piccolo-grande ministro di Dio, che ha vissuto ben 77 anni da sacerdote. Un sacerdote colto, dalla spiccata intelligenza, pieno di titoli, ma un solo titolo racchiude la sua essenza: Uomo di Dio e della gente. A don Camillo tutti questi titoli non lo facevano esaltare o insuperbire, li accettava con quel grande rispetto e obbedienza che lo hanno contraddistinto; anzi, si è preso cura di ogni fedele, con quel sorriso che traspariva dai grandi occhi celesti, e con tanta dolcezza e amore non si è mai rifiutato di confessare nessuno: il Padre Misericordioso in attesa del figlio minore.
Vado a ritroso commosso nella mia memoria di bambino e adolescente: vedo don Camillo con la sua talare nel confessionale della nostra Chiesa parrocchiale di Fontana con il breviario in mano mentre pregava le Ore o recitava il Santo Rosario, o con quel sorriso e quella parola gentile attendere i penitenti; sull’altare delle chiese fontanesi offrire il Santo Sacrificio con quel suo portamento e compostezza solenne, o pregare bisbigliando; vestirsi per celebrare la Santa Messa, indossando i sacri paramenti in un silenzio orante; confortare e consolare gli anziani di Villa Mercede, e, perché no, accarezzare un gattino, mostrando una grande tenerezza verso questi felini,
Ho avuto l’onore e il privilegio di servire tante volte la Messa a Don Camillo, di ascoltare le sue omelie così semplici e altamente teologiche, di assistere alle celebrazioni vissute con zelo e ascesi.
Questo è stato Don Camillo, ministro del Confessionale e dell’Eucarestia, amante della Madonna e del nostro Santo Patrono, di Santa Restituta e del Venerabile Parroco di Casamicciola Don Giuseppe Morgera. Noi abitanti di Serrara Fontana siamo stati fortunati a poter beneficare della sua presenza e del suo ministero per tanti anni, prima nella Congrega di Serrara e poi nella comunità parrocchiale di Fontana.
Nato ad Ischia il 4 novembre 1925, già dall’inizio della sua vita sacerdotale ha potuto sperimentare la benevolenza del Signore: venne infatti ordinato da Mons. Ernesto De Laurentis il 18 luglio 1948 con dispensa papale, perché non aveva ancora 23 anni e i sacerdoti erano ordinati una volta compiuti i 24 anni.
Da allora don Camillo si è mantenuto fedele alla sua missione, di seguire il Maestro Divino con la genuinità, l’umiltà, la discrezione e la gentilezza che lo hanno contraddistinto. Sacerdote con e per il popolo ha attirato la simpatia e la benevolenza di tutta l’isola, e migliaia di persone sono accorse a lui per una parola di conforto, per un consiglio, per una delucidazione su qualche argomento storico. Sempre a disposizione, si è fatto “piccolo” per il popolo elargendo ad ognuno un pizzico della sua sapienza. E’ stato quel faro accesso, quella lampada piena di olio buono a cui tutti hanno potuto attingere. Seppur segnato dalla longevità degli anni, conservava una mente fresca e attiva con quel suo sguardo vivo e quei begli occhi limpidi e cerulei.
Oggi tutta la comunità dell’isola di Ischia civile e religiosa, lo piange commossa, ma con la certezza della fede che suggerisce che ha un nuovo “intercessore presso Dio”; in particolare noi cittadini di Serrara Fontana, eleviamo a Dio il ringraziamento per questo uomo di Dio “Ti rendo lode Padre, Signore del Cielo e della Terra perché hai tenuto queste cose nascoste ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”: questa è stata la bravura di Don Camillo, nonostante la sua grande sapienza è riuscito a farsi piccolo nell’amore verso tutti, dal più piccolo al più grande.
Salga da Serrara Fontana e da tutta l’isola il commosso “Te Deum” di ringraziamento a Dio per la tua vita piena e per averci dato un ministro di Dio instancabile e innamorato del Vangelo incarnato con la sua vita.
La Madonna Regina della Mercede – anche di questo titolo sei stato devoto – ti apra le Porte come buona Mamma come dicevi sempre parlando della Vergine Santa, per consegnarti al suo Divin Figlio Gesù e ti dia il premio riservato ai servi buoni del Vangelo. Con te un pezzo della Chiesa di Ischia che fu va via, fa’ che anche le giovani generazioni di sacerdoti della nostra Chiesa ti prendano come esempio e modello non a parole ma con i fatti, per costruire nella nostra isola la nuova civiltà dell’amore.
Grazie Don Camillo. Salutaci tutti i nostri compaesani passati nella nuova Gerusalemme che hai avuto modo di conoscere e curare spiritualmente e che ti consideravano quasi, con venerazione, “nu Sant in terra”.
di Luigi Schiano




