In questo numero, le altre due venerabili di cui il 22 gennaio papa Leone XIV ha riconosciuto le virtù eroiche
Maria Giselda Villela (suor Maria Immacolata della Santissima Trinità)
Tra i nuovi venerabili, Maria Giselda Villela, nata a Maria da Fé, in Brasile, il 12 gennaio 1909, in una famiglia cattolica, ha avuto un’esistenza segnata dalla malattia. All’età di 14 anni guarisce da un carcinoma all’inguine per il quale i medici avevano dato poche speranze. La debolezza fisica lasciata dalla malattia e le recidive del tumore non le impediscono, però, di essere ammessa, il 29 novembre 1930, al Carmelo di Santa Teresa a Campinas (San Paolo) e di ricevere l’abito religioso con il nome di suor Maria Immacolata della Santissima Trinità.
Nel 1942 viene incorporata nel gruppo fondativo del monastero di Pouso Alegre, del quale diviene priora. Vive un periodo di difficoltà quando le tre cofondatrici abbandonano il Carmelo di Pouso Alegre per ritornare a quello di origine, lasciandola sola a gestire un gruppo di novizie fervorose ma inesperte. Nel 1957, grazie al suo impegno, viene costituita la nuova sede del Carmelo e qui la religiosa diviene punto di riferimento spirituale per molte persone che chiedevano consiglio e preghiere. Per il suo atteggiamento di grande accoglienza, disponibilità e benevolenza viene soprannominata Mãezinha (mammina).
Durante la celebrazione del Concilio Vaticano II organizza veglie di preghiera aperte anche ai laici e si darà poi da fare per attuare le disposizioni conciliari, aggiornando le Costituzioni delle monache. Sempre in spirito di comunione con il preposito dell’ordine, collabora con altri Carmeli del Brasile e nel 1985 accetta l’invito del provinciale e del vescovo del luogo a fondare un monastero nella diocesi di Campos, allora lacerata dallo scisma di monsignor Lefebvre. Muore dopo una nuova forma tumorale nel convento di Pouso Alegre il 20 gennaio 1988.
Animata da grande fede, ha sempre manifestato fiducia nella Divina Provvidenza e si è spesa per tutti con spirito di carità. Pur vivendo in clausura, ha saputo aprirsi al mondo, accogliendo quanti bussavano al parlatorio per ricevere conforto o consiglio. La fama di santità, già presente in vita, si è diffusa dopo la morte soprattutto a Pouso Alegre.
Maria Tecla Antonia Relucenti
Cofondatrice della Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, Maria Tecla Antonia Relucenti nasce ad Ascoli Piceno il 23 settembre 1704, secondogenita di cinque figli in una famiglia benestante e di grande fede, tanto che due suoi fratelli minori divengono rispettivamente sacerdote diocesano e frate domenicano. Determinante nella sua vita l’incontro con il giovane Francesco Antonio Marcucci, di tredici anni più giovane, che Maria Tecla orienta nel suo percorso di formazione spirituale fino all’ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1741. Mosso dall’ispirazione di fondare un Istituto religioso femminile, nel 1744 il sacerdote riceve il permesso del vescovo diocesano di dare vita alla Congregazione delle Pie Operaie dell’Immacolata Concezione.
Maria Tecla abbraccia il progetto e l’8 dicembre 1744 viene dichiarata dal fondatore superiora a vita della nuova famiglia religiosa. Iniziata la vita comune, si impegna nella fondazione della prima scuola femminile gratuita di Ascoli Piceno, chiamata “Scuola Pia”. Oltre alla preghiera e alle pratiche penitenziali, con le consorelle si dedica all’insegnamento del catechismo domenicale alle giovani donne della città, poi, nel 1747, assieme a Francesco Antonio Marcucci, fonda e dirige l’Accademia dell’Immacolata Concezione, istituita per promuovere l’approfondimento culturale, religioso e umano delle suore e delle donne di ogni contesto sociale.
Nel 1752 collabora alla stesura delle Costituzioni della Congregazione, muore l’11 luglio 1769. La sua esemplarità cristiana risalta negli scritti di Francesco Antonio Marcucci che è stato sua guida spirituale. Sostenuta da una fede salda, ha saputo affrontare con determinazione le traversie familiari e le molteplici difficoltà sorte nello sviluppo della fondazione della Congregazione delle Pie Operaie dell’Immacolata Concezione. Lo spirito di carità ha contraddistinto la dedizione spesa per la formazione spirituale delle consorelle e l’educazione cristiana delle giovani.
Pur appartenendo a una famiglia agiata ha abbracciato la povertà insegnando alle consorelle ad industriarsi con il lavoro per provvedere al sostentamento della comunità religiosa. La sua causa di beatificazione è iniziata 250 anni dopo la sua morte poiché è stata data precedenza a quella del fondatore della congregazione, oggi venerabile.
di Tiziana Campisi, Vatican News




