Domenica 1° febbraio, presso il convento di Sant’Antonio a Ischia è stata celebrata la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. I frati ospitanti e le suore in rappresentanza di tutte le congregazioni presenti sull’isola hanno festeggiato, con la messa insieme al Vescovo Carlo, questa ricorrenza istituita da San Giovanni Paolo II, alla presenza dei numerosissimi fedeli accorsi. La liturgia è stata allietata da canti e strumenti che all’unisono rendevano lode a Dio.
L’omelia del vescovo ha sottolineato la presenza silenziosa ma importante della vita consacrata, partendo dalle “beatitudini”, il cui testo ricorreva nel Vangelo della domenica. Il nostro pastore ha preso a spunto proprio la parola “beati” per ricordare a tutti che non bisogna attendere di passare a miglior vita per sperimentare tale condizione, ma che, vivendo in Cristo e secondo la Sua parola, la nostra vita può essere beata fin da subito, qui e ora. Ha continuato sottolineando che si è “beati” quando ci si prende cura di chi soffre o versa nel bisogno, quando si ha la capacità di ascoltare senza giudicare e quando si ama l’altro come sé stesso, secondo il dettato evangelico. Da qui deriva la “purezza del cuore” e la “povertà di spirito” che Gesù esalta: dallo svuotarsi di sé stessi, dai propri egoismi e attaccamenti, per farsi carico delle necessità del prossimo che ci passa accanto o che ci sta di fronte.
Davanti al Vescovo, poi, tutti i consacrati hanno rinnovato, con semplicità ma solennemente, le loro promesse di Vita Consacrata, tutti insieme pur nella diversità dei carismi. Per chi partecipava, il momento ha costituito un invito a riscoprire la bellezza della vita consacrata, dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, e per il lavoro, a volte silenzioso ma significativo, di questo piccolo lievito che fa crescere la massa. L’impegno e la presenza dei consacrati vuole essere anche luce per chi è nelle tenebre, o semplicemente ha smarrito la strada, a causa delle tante difficoltà che la vita ci impone o semplicemente perché preso dalle difficoltà del quotidiano.
La vita consacrata rappresenta una forma unica di impegno spirituale, che si manifesta attraverso voti di povertà, castità e obbedienza. Che si tratti di clausura, o suore, frati, monaci o altri membri di istituti religiosi, queste persone sono impegnate, a vario titolo e secondo il carisma specifico, in un prezioso e silenzioso servizio verso la comunità, offrendo la loro vita come dono per il bene comune e per l’avanzata del Regno di Dio fra gli uomini. E inoltre, cosa può dire, ancora oggi, al mondo la chiamata del Signore che ha scelto queste persone? Si tratta solo di un’esistenza di rinunce o di esilio dal mondo? No, sicuramente no. Al contrario, è una chiamata alla gioia, una testimonianza viva dell’Amore di Dio per l’umanità attraverso il servizio concreto al prossimo e un punto di riferimento spirituale per tanti attraverso le proprie comunità di appartenenza. E il Signore chiama sempre!! Proprio questa estate, abbiamo potuto condividere, in un momento di forte crisi delle vocazioni religiose, la presenza di una giovane pugliese, prossima ai primi voti (che ha pronunciato poi agli inizi di settembre scorso) nella comunità di Ischia delle suore Figlie della Chiesa.
Proprio a lei, la prima domanda che è stata posta un po’ da tutti è stata:” Cosa ti ha spinto a cominciare un cammino formativo finalizzato poi alla consacrazione a Dio?”. La sua risposta è stata: “Mi sono riconosciuta nella vita e nello stile delle Figlie della Chiesa e così ho chiesto di cominciare questa avventura, fidandomi della pienezza che sentivo, pensando alla consacrazione e rimanendo nella gioia che provavo nella preghiera con la Parola”. Siamo grati a queste sorelle e questi fratelli di aver aderito alla chiamata del Signore, per la loro presenza in mezzo a noi e per la loro testimonianza di vita. Pur tuttavia, anche a noi laici toccano compiti specifici. In primo luogo, ci tocca custodire, avere a cuore e incoraggiare sempre i nostri fratelli consacrati, in secondo luogo essere grati a Dio per il dono della loro presenza tra noi e, infine, prendere coscienza che ogni cristiano può essere, anzi è chiamato a essere, un segno eloquente di dedizione a Dio e di servizio ai fratelli, capace di illuminare il cammino delle comunità cristiane e di offrire una testimonianza credibile di speranza nel tempo presente, attraverso l’incarnazione quotidiana della Parola di Dio.








