Come anticipato nel numero scorso, il 22 gennaio papa Leone XIV ha riconosciuto le virtù eroiche di quattro venerabili. Vi raccontiamo qui chi sono i primi due
Nerino Cobianchi
Originario di Velezzo Lomellina, in provincia di Pavia, Nerino nasce il 25 giugno 1945 in una famiglia di contadini molto religiosa. Dopo gli studi viene assunto a Milano in un istituto bancario. Sposa Graziella Vitulo con la quale ha due figli. Trasferitosi con la famiglia a Cilavegna nel 1974, si inserisce nella comunità parrocchiale ed entra a far parte del Consiglio pastorale. Si dedica all’oratorio e ai giovani ed è tra i fondatori di un gruppo scout. Si avvicina al movimento ecclesiale Rinnovamento nello Spirito Santo e costituisce un gruppo di preghiera in parrocchia. Nel 1980, in occasione del terremoto dell’Irpinia, parte come volontario per prestare soccorso alla popolazione. Sul luogo di lavoro organizza un gruppo di preghiera di lavoratori cristiani e un secondo gruppo con non credenti, dà vita, inoltre, al “Gruppo di Sostegno Padre Francesco Pianzola”, all’interno della Caritas parrocchiale, con lo scopo di provvedere ai bisogni del territorio e alle necessità dei poveri in altre zone disagiate del mondo. Con la creazione dell’“Associazione Pianzola Olivelli” coinvolge, inoltre, giovani, operai e imprenditori in attività caritative. Istituisce, pure, una Casa di Accoglienza per ragazze di strada, munendola di un Magazzino per la solidarietà, al fine di offrire aiuti materiali alle donne e insegnare loro la lingua italiana. Nerino si fa pure promotore di una raccolta fondi in sostegno della popolazione dell’Angola, favorita dal rapporto di fraterna amicizia sviluppato con il cardinale angolano Alexandre do Nascimento, e moltiplica le attività caritative estendendole ad altri Paesi della fascia del Sahel. Nell’ottobre 1996 gli viene diagnosticato un tumore al pancreas, ma continua a portare avanti le sue iniziative fino alla morte, sopraggiunta il 3 gennaio 1998. A contraddistinguere la sua esistenza è un’intensa azione caritativa fondata su una salda fede, alimentata dalla preghiera, dalla partecipazione quotidiana alla Messa, dalla lettura della Bibbia e dalla recita del Rosario. Nerino ha saputo vivere la speranza cristiana come totale abbandono fiducioso in Dio e ha trasformato la quotidianità in luogo e mezzo di santificazione per sé e per gli altri. È stato marito e padre premuroso e ha guidato i figli indirizzandoli all’amore reciproco e alla solidarietà verso il prossimo. La sua fama di santità è viva ancora oggi e la sua tomba è meta di pellegrinaggi.
Crocifissa Militerni
È calabrese Crocifissa Militerni (al secolo, Teresa), che, nata il 24 dicembre 1874 a Cetraro, in Calabria, in una famiglia agiata, sin da giovane mostra una spiccata attitudine per la vita di preghiera e per l’apostolato rivolto ai giovani. Matura il desiderio di consacrarsi al Signore e nel marzo 1894 fa voto di castità privatamente. Alcuni anni dopo inizia a collaborare con un gruppo di suore della Congregazione di San Giovanni Battista, fondata da Sant’Alfonso Maria Fusco, che il 19 marzo 1902 aprono a Cetraro una casa religiosa. L’anno dopo Teresa vi accede come postulante e prende il nome di Crocifissa. Comincia a dedicarsi alla cura delle giovani in situazione di povertà e contribuisce alla creazione dell’asilo infantile “Principessa Mafalda”, pensato per accogliere i figli delle persone più povere e per dare loro una prima istruzione. Si impegna anche attivamente per la fondazione di una casa per il suo istituto religioso a Cetraro, poiché fino ad allora le suore avevano alloggiato in edifici messi a disposizione da benefattori. Nel 1915 Crocifissa viene trasferita a Roma per svolgere l’ufficio di maestra delle novizie, dieci anni dopo, a causa dell’insorgenza di gravi problemi di salute, torna a Cetraro, dove muore il 25 marzo 1925. Nella sua esistenza spicca un’intensa e fervorosa attività di apostolato e alla sua opera di discernimento si deve il fiorire di molte vocazioni religiose. Raccomandava sempre l’importanza della preghiera per alimentare una fede autentica e si prodigava per accudire gli ammalati, assistere i poveri, gli anziani e i moribondi. Umile, amorevole e distaccata dai beni materiali, nell’ultimo periodo della sua vita ha affrontato con serenità le grandi sofferenze provocategli dai problemi di salute.
di Tiziana Campisi, Vatican News




