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Lumen Fidei è il titolo della Lettera Enciclica scritta da Benedetto XVI e assunta da papa Francesco, che l’ha integrata e pubblicata il 29/06/2013 nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, nell’Anno della fede e durante il suo primo anno di pontificato.

La luce della fede è il grande dono che Gesù, Verbo incarnato e Luce del mondo, ha portato all’umanità intera affinché non restassimo nelle tenebre. Questa fede, che illumina la nostra esistenza e ci guida nella notte, non procede da noi ma da Dio quale Sole che viene dall’alto e Stella del mattino che non tramonta. Questa fede nasce da un incontro, l’Incontro della nostra vita: Dio, di sua libera iniziativa, ci viene incontro, ci chiama, dialoga con noi personalmente come ad amici e ci rivela il suo amore sconfinato che ci precede e sulla quale possiamo poggiarci per restare saldi e costruire con il suo aiuto la nostra vita. Questa fede, che riceviamo per dono soprannaturale, procede dal passato – perché è la luce di una memoria fondante, cioè la stessa vita di Gesù di Nazaret che ha manifestato il suo amore affidabile – ed è luce che viene dal futuro – perché Cristo è risorto e ci precede schiudendoci orizzonti inimmaginabili di vita eterna. Questa luce che è Cristo Gesù Nostro Signore ci orienta nel presente.

La fede è un percorso da raccontare ed è legata all’ascolto di Dio che è l’Amen, il Certo, il Veritiero, il Dio della fedeltà.

Fede in ebraico si traduce con la parola ebraica ’emûnah che deriva dal verbo ’amàn, il sostenere. ’Emunah può significare sia la fedeltà di Dio – una fedeltà che, sappiamo, non viene mai meno perché il Dio di verità mantiene sempre le sue promesse – sia la fede dell’uomo. L’uomo fedele riceve la sua forza dall’affidarsi nelle mani del Dio fedele. Noi cristiani riceviamo proprio il nome stesso di Dio: veniamo chiamati fedeli, e questo ci dice tanto della nostra reale identità.

La fede è legata al ricordo grato dei benefici di Dio già ricevuti e alla speranza già grata per i benefici promessi. La fede richiede umiltà e coraggio per fidarsi e affidarsi, perché sappiamo che l’amore divino può trasformare efficacemente – così come ha già fatto, fa e farà – il mondo, la storia, il tempo e ciascuno di noi. La fede ha una forma ecclesiale: il Corpo mistico, che è chiamato a custodire la stessa fede nel Dio affidabile, il Dio – Amen (Is 65, 16) presente nell’universo intero in modo più che certo, perché «in Lui noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28). Il nostro Dio è dunque da conoscere, riconoscere e adorare.

La nostra fede è in un Dio che non vuole il male o la morte di nessuno. Non manda il dolore o la sofferenza a nessuno, neanche per purificarlo o per punirlo dei suoi peccati. La sofferenza non è giammai un castigo divino. È il peccato che ripetuto crea l’abitudine e addormenta la coscienza facendoci sbagliare, ripercuotendosi anche sulla comunità. Ma il peccato non viene da Dio. Dio non manda le malattie né le sventure, non si accanisce né sguinzaglia satana per correggerci o per rimetterci in riga. Figuriamoci. Dio non è capriccioso; il male non deriva da Lui. Il nostro Dio è il Dio della Vita. Egli vuole che il peccatore si converta e viva: è tanto grande quanto misericordioso. Dio non resta mai indifferente di fronte alla condizione dell’uomo. Il nostro bene è stargli accanto. Dio non fa mai il male, perché lo detesta. Dio è eterno: tutto vede, tutto sente, tutto sa circa i nostri pensieri, parole, opere e omissioni. È onnipotente in amore. Il nostro Dio è il Dio vivente che vince la morte ed è il Dio dell’amore per sempre. Egli è incorruttibile, sapiente, immacolato. È purissima bontà. Ci dona salvezza, pace, salute, sapienza, senno, purezza, gioia e ogni bene.

La Chiesa è una madre che ci insegna a parlare il linguaggio della fede e trasmette: 1) i Sacramenti; 2) la Professione di fede; 3) il Padre nostro; 4) il Decalogo, indicazioni chiare e concrete da vivere ogni giorno per restare fedeli alle nostre promesse. Questi quattro elementi riassumono un tesoro di memoria. Questa fede, la nostra fede cristiana, va confessata in tutta la sua purezza e integrità.

L’integrità della fede è «legata anche all’immagine della Chiesa vergine, alla sua fedeltà all’amore sponsale per Cristo: danneggiare la fede significa danneggiare la comunione con il Signore» (LF 48). «La fede, inoltre, nel rivelarci l’amore di Dio Creatore, ci fa rispettare maggiormente la natura, facendoci riconoscere in essa una grammatica da Lui scritta e una dimora a noi affidata perché sia coltivata e custodita» (LF 55) quale nostro bene comune.

La fede è congiunta con la speranza nella dimora eterna che Dio ha già inaugurato in Cristo e che un giorno vivremo in pienezza nella gioia.   “Maria, Donna del sì, Vergine fedele e Causa della nostra gioia, prega per noi!”

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