Dio parla agli uomini come ad amici. Con questo titolo inizia il nuovo ciclo di catechesi del mercoledì di Papa Leone XIV: «Abbiamo avviato il ciclo di catechesi sul Concilio Vaticano II. Oggi iniziamo ad approfondire la Costituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina Rivelazione. Si tratta di uno dei documenti più belli e più importanti dell’assise conciliare e, per introdurci, può esserci d’aiuto richiamare le parole di Gesù: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Questo è un punto fondamentale della fede cristiana, che la Dei Verbum ci ricorda:Gesù Cristo trasforma radicalmente il rapporto dell’uomo con Dio, d’ora innanzi sarà una relazione di amicizia. Perciò, l’unica condizione della nuova alleanza è l’amore. … Le parole del Signore Gesù che abbiamo ricordato – “vi ho chiamato amici” – sono riprese proprio nella Costituzione Dei Verbum, che afferma: «Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé». Il Dio della Genesi già si intratteneva con i progenitori, dialogando con loro; e quando con il peccato questo dialogo si interrompe, il Creatore non smette di cercare l’incontro con le sue creature e di stabilire di volta in volta un’alleanza con loro. Nella Rivelazione cristiana, quando cioè Dio per venire a cercarci si fa carne nel suo Figlio, il dialogo che si era interrotto viene ripristinato in maniera definitiva: l’Alleanza è nuova ed eterna, niente ci può separare dal suo amore. La Rivelazione di Dio, dunque, ha il carattere dialogico dell’amicizia e, come accade nell’esperienza dell’amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere».
Uno dei più grandi amici di Dio è stato Francesco d’Assisi. “Per accogliere con maggior raccoglimento l’interiore elargizione delle consolazioni spirituali, si recava nella solitudine e nelle chiese abbandonate, per pregarvi di notte, quantunque anche là provasse le orrende battaglie dei demoni, che venivano a conflitto con lui, quasi con un contatto fisico, e si sforzavano di stornarlo dall’impegno della preghiera. Ma l’uomo di Dio li metteva in fuga con la potenza e l’instancabile fervore delle preghiere, e così se ne restava solo e in pace. Riempiva i boschi di gemiti, cospargeva quei luoghi di lacrime, si percuoteva il petto e, quasi dall’intimità di un più segreto santuario, ora rispondeva al giudice, ora supplicava il Padre, ora scherzava con lo Sposo, ora dialogava con l’Amico. Là fu visto, di notte, mentre pregava, con le mani e le braccia stese in forma di croce, sollevato da terra con tutto il corpo e circondato da una nuvoletta rifulgente: così la meravigliosa luminosità e il sollevarsi del corpo diventavano testimonianza della illuminazione e della elevazione avvenuta dentro il suo spirito (FF 1358)”. I Fioretti raccontano di come San Francesco fosse rapito in estasi quando dialogava con il Signore e aiutò fra Leone a superare le tentazioni, indispensabili per essere annoverati tra gli amici di Dio. “…frate Leone sostenendo dal demonio una grandissima tentazione non carnale ma spirituale, sì gli venne grande voglia d’avere qualche cosa divota scritta di mano di santo Francesco, e pensavasi che, s’ e’ l’avesse, quella tentazione si partirebbe in tutto o in parte. Avendo questo desiderio, per vergogna e per reverenza non avea avuto ardire di dirlo a santo Francesco; ma a cui nol disse frate Leone, sì lo rivelò lo Spirito santo. Di che santo Francesco sì il chiamò a sé e fecesi recare il calamaro e la penna e la carta; e con la sua mano iscrisse una lauda di Cristo, secondo il desiderio del frate, e nel fine fece il segno del Tau e diegliela dicendo: «Te’, carissimo frate, questa carta, e infino alla morte tua la guarda diligentemente. Iddio ti benedica e guarditi contro ogni tentazione. Perché tu abbi delle tentazioni, non ti sgomentare; però che allora ti reputo io amico e più servo di Dio e più ti amo, quanto più se’ combattuto dalle tentazioni. Veramente io ti dico che nessuno si dee riputare perfetto amico di Dio insino a tanto che non è passato per molte tentazioni e tribulazioni». Ricevendo frate Leone questa scritta con somma divozione e fede, subitamente ogni tentazione si partì (FF 1907)”. Papa Leone conclude: «Se Gesù ci chiama ad essere amici, cerchiamo di non lasciare inascoltato questo appello. Accogliamolo, prendiamoci cura di questa relazione e scopriremo che proprio l’amicizia con Dio è la nostra salvezza».




