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La gioia di stare insieme

Parrocchia Santa Maria Assunta – Ischia Ponte

Con la ricorrenza del battesimo di Gesù è finito il tempo forte del Natale. Il presepe, i pastori, gli addobbi e l’albero con le sue lucine sono sistemati negli scatoloni e posti nel ripostiglio, pronti a riapparire non prima del prossimo dicembre.

I bambini sono tornati a scuola ma ancora non si è spento, in quelli della parrocchia Santa Maria Assunta di Ischia Ponte, l’entusiasmo per aver vissuto in prima persona la storia più bella mai raccontata. Come sappiamo si tratta di una storia realmente accaduta, e non di una favoletta, che ogni anno si ripete. E proprio con tale incipit è iniziata la rappresentazione della nascita di Gesù messa in scena dai bambini del catechismo e dai ragazzi del dopo comunione.

La storia comincia così:

“C’era una volta, tanto tempo fa un falegname di nome Giuseppe. Abitava in un piccolo paese della Galilea chiamato Nazareth. Viveva nello stesso paese una giovane di nome Maria, promessa sposa di Giuseppe. Un giorno un angelo si presentò a Maria…”  E, partendo da qui, con tante scene che si sono susseguite, i bambini, in costume, hanno ricordato la nascita del bambino Gesù, destinato a diventare il re dei re di tutta la terra.

Più di 60 sono stati i bambini coinvolti, tra piccolissimi e bambini del catechismo, accompagnati da tanti ragazzi più grandicelli che hanno narrato e cantato la nascita di quel Bambino che nessuno voleva in casa e che alla fine nacque in una grotta, adagiato in una mangiatoia, tra un bue e un asinello a fargli calore. Nonostante il poco tempo disponibile per provare, a causa delle tante difficoltà incontrate, il desiderio di far parte, in qualche modo, di questa storia meravigliosa ha reso i piccoli protagonisti degli attori nati, per la gioia dei loro genitori e parenti, che hanno riempito la chiesa in ogni ordine di posti, rendendo la serata particolarmente sentita e partecipata!!!

Ma facciamo un passo indietro, al giorno della messa in scena del presepe vivente da parte dei bambini: il 26 dicembre sera. Niente sembra pronto come dovrebbe, c’è un po’ di apprensione, ma sono proprio i bambini a spronare per primi le catechiste. Alla fine, ci sono vestiti di scena per tutti, ottenuti svuotando gli armadi delle nonne e grazie alla preziosa collaborazione delle mamme. Ogni bambino si posiziona nella postazione indicata (anche se una sola volta!). L’atmosfera è quella delle grandi attese, il clima quello che porta con sé il Natale. Parte il primo canto: è una melodia prima sussurrata e poi, man mano, cantata più forte da tutti. Il forte applauso che ne segue incoraggia i bambini che sembrano abbandonare ogni residua esitazione. Eccoli allora recitare come veri attori che provano, per mesi e mesi, la propria parte. Cantano divinamente all’unisono per la gioia dei genitori. Ecco poi dipanarsi le varie scene, l’annunciazione, il soldato che annuncia il censimento, il viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme, la difficoltà della giovane coppia per trovare alloggio e il rifiuto degli albergatori, l’arrivo alla capanna e la nascita del bambinello, i pastori che accorrono richiamati da serafici canti degli angeli e da una grande luce, poi la stella cometa che indica la strada ai magi, l’incontro dei tre con Erode e finalmente il loro l’arrivo alla capanna per adorare il Re dei Re. La svolta decisiva nella storia dell’umanità si compie.

I piccolissimi della parrocchia alla fine della recita hanno portato all’altare le bandiere della pace e della Palestina. Il tema della recita, in un periodo di tensioni, guerre e invasioni, era infatti “per un Natale di Pace” e i bambini hanno voluto dedicare la rappresentazione a chi ancora oggi vive in una capanna o in grande precarietà a causa di guerre assurde, frutto di egoismo e sopraffazione del più forte a danno dei deboli.

I nostri bambini, alla fine, sono stati entusiasti di stare insieme e felici di rappresentare, con semplicità ma con la dovuta solennità, la storia più bella del mondo. Le difficoltà incontrate lungo il percorso non importano più, ciò che rimane è la gioia di aver vissuto un momento bellissimo di comunione vera tra bambini di età diverse. Se il Natale, dunque, vuol essere simbolo di amore, pace e speranza, allora possiamo ben dire che quest’anno, in parrocchia, abbiamo vissuto sul serio il Natale, grazie, ancora una volta, ai bambini che ci hanno dimostrato di essere più capaci di noi adulti nel donarsi disinteressatamente e con gioia.

di Piero D’Ambra

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