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Quando Ischia perde un pezzo di sé

due persone al cinema che guardano un film

Oltre l’ultima proiezione: perché la chiusura del Cinema delle Vittorie dovrebbe farci ripensare il futuro culturale dell’isola

Pochi giorni fa, attraverso un comunicato sulla pagina Facebook della famiglia proprietaria, è arrivata la notizia che per i cinefili è un colpo al cuore: il Cinema delle Vittorie ha chiuso definitivamente i battenti. Una sala storica che se ne va, lasciando l’isola con un solo cinema, l’Excelsior, a servizio di un’intera comunità.

L’ultimo film che ho visto al Cinema delle Vittorie è stato “Tron: Ares”. La cosa che mi ha colpito più di ogni altra? In sala c’eravamo solo io e mia moglie. Due persone sole in uno spazio fatto per accoglierne centinaia. Nonostante la voglia di godermi lo psichedelico sequel di uno dei miei film preferiti sul grande schermo, continuavo a sentire un leggero disagio, come se qualcosa non quadrasse.

Un’esperienza che non si può replicare

Sin da ragazzino ho apprezzato l’esperienza di vivere il cinema, da solo e in compagnia. Entrambe le esperienze erano uniche, qualsiasi film si andasse a vedere. L’odore dei popcorn che ti accoglieva prima di entrare in sala ti faceva pregustare la visione: il divertimento dei film comici, la tensione dei thriller, la paura degli horror. Un caleidoscopio di emozioni che si riflettevano tra loro, amplificate dal buio della sala, dall’aspetto immersivo della visione, dalla profondità dell’audio che ti avvolgeva completamente.

Con il tempo ho imparato ad apprezzare la tecnica di montaggio, la fotografia, la sceneggiatura e soprattutto le grandi musiche composte appositamente per quel lungometraggio. Tutte queste cose erano e sono ancora oggi oggetto di scambio di opinioni con gli amici che guardano l’arte cinematografica. Perché il cinema è questo: un’esperienza condivisa che continua anche dopo i titoli di coda, nelle discussioni appassionate al bar per commentare quel particolare inaspettato o quel finale imprevisto.

Il quadro generale

La chiusura del Cinema delle Vittorie non è un caso isolato, ma il sintomo di una crisi che sta investendo tutto il settore cinematografico italiano. I numeri parlano chiaro e sono impietosi: il Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo, pari a 700 milioni di euro, subirà una riduzione di circa 190 milioni nel 2026 (30%) e fino a 240 milioni dal 2027 (35%). Questi tagli, colpiscono produzione, distribuzione ed esercenti, mettendo a rischio l’intero. Ma non è solo questo.

Le piattaforme come Netflix e Prime Video hanno rivoluzionato il modo in cui consumiamo l’intrattenimento audiovisivo. Con abbonamenti fissi da 10-15 euro al mese, offrono film e serie on-demand che il 47% degli italiani preferisce ormai alla visione in sala per comodità e risparmio. Il risultato? Gli incassi italiani sono crollati del 29% dal 2019 (635 milioni di euro) al 2024 (493 milioni), con 30 milioni di ingressi persi ogni anno.

Molti film escono direttamente in streaming, bypassando completamente le sale e riducendo il flusso di ricavi dal box office, che rappresenta il 50-60% dei guadagni tradizionali per gli esercenti. Le finestre di esclusiva si accorciano drammaticamente: da 3-4 mesi a poche settimane, spingendo gli spettatori ad aspettare e colpendo i ricavi del primo weekend, cruciali per coprire i costi fissi di gestione.

Il paradosso di un’isola che vive di turismo

C’è una contraddizione fortissima in tutto questo. Ischia è un’isola che punta tutto sull’accoglienza e sull’intrattenimento per i visitatori, eppure non riesce a mantenere vivi gli spazi culturali per i residenti. Un paradosso che fa male, soprattutto se consideriamo che l’isola si sta svuotando sia culturalmente che socialmente.

La verità è che la nostra comunità ha scelto la comodità. È più facile accendere la TV, aprire Netflix e sprofondare sul divano. Non c’è bisogno di uscire, di parcheggiare, di coordinarsi con gli orari delle proiezioni. Ma in questo processo di semplificazione estrema, stiamo perdendo qualcosa di fondamentale: l’esperienza collettiva, il rito condiviso, quel momento in cui una sala piena di estranei diventa una comunità temporanea unita dalle stesse emozioni.

E c’è anche un’inerzia della comunità locale – amministrazione e cittadini – che non ha sostenuto abbastanza il cinema quando era ancora in tempo. Ci siamo guardati passivamente mentre le sale si svuotavano, senza chiederci cosa potessimo fare per invertire la rotta.

Una storia che non possiamo dimenticare

L’ironia più amara di questa situazione è che Ischia ha una storia cinematografica lunga quasi un secolo. Dal 1936 l’isola è stata palcoscenico di grandi produzioni: “Il Corsaro Nero”, “Cleopatra”, “Il talento di Mr. Ripley”, “Vacanze a Ischia”. Tra queste strade hanno camminato Elizabeth Taylor, Richard Burton, Matt Damon, Vittorio De Sica e tanti altri grandi del cinema mondiale.

Come è possibile che un’isola con questo patrimonio cinematografico stia perdendo le proprie sale? Come possiamo raccontare ai turisti la nostra storia sul grande schermo se noi per primi non abbiamo più luoghi dove vedere un film?

Il futuro che non osiamo immaginare

Mi rendo conto che il modello attuale di business forse non riesce a stare al passo con una continua evoluzione, ma davvero il cinema deve perdere terreno nei confronti dello streaming solo perché la gente non ha più voglia di spostarsi da casa propria? Possibile che non si riesca a proporre una formula di esperienza che raccolga il consenso di ragazzi e adulti e li faccia ritornare a vivere il cinema come un tempo?

Non oso immaginare cosa succederebbe se, su questa scia, l’isola rimanesse completamente senza cinema. Perderemmo non solo un servizio, ma un pezzo della nostra identità culturale. Perderemmo quello spazio democratico dove tutti, davanti allo stesso schermo, possono sognare, emozionarsi, riflettere insieme.

La chiusura del Cinema delle Vittorie dovrebbe farci riflettere sulle reali tendenze della nostra isola, al netto del turismo. Dovrebbe spingerci a chiederci che tipo di comunità vogliamo essere: una comunità che si accontenta della comodità individuale o una che è disposta a investire nelle esperienze collettive, nella cultura condivisa, nei luoghi che ci tengono insieme?

Lo schermo della sala del Cinema delle Vittorie ha fatto scorrere i suoi ultimi titoli di coda. Ma forse non è troppo tardi per trovare nuove strade che ci riportino a vivere il cinema non come un semplice prodotto da consumare, ma come un’esperienza da custodire, proteggere e tramandare.

Perché alcune cose, semplicemente, non possono essere replicate su uno schermo da 60 pollici nel salotto di casa. E perdere la consapevolezza di questo significa perdere un pezzo di noi stessi.

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