Riportiamo gli interventi di due operatori Caritas all’incontro di Natale tra il nostro vescovo Carlo e le autorità dell’isola
A me il compito di introdurre questa mattina l’intervento dedicato al servizio della carità sul territorio che come Chiesa, attraverso la Caritas in quanto organismo pastorale della Chiesa, ci impegniamo a portare avanti quotidianamente.
L’immagine di San Francesco non è un caso, ma racconta di quell’incontro che gli ha cambiato la vita. E se è vero che sono gli incontri a cambiare le nostre vite, la cosa più bella che possiamo fare quando incontriamo un povero è restituirgli un volto e donargli una relazione. Così fa san Francesco, restituisce dignità a quel lebbroso e si lascia toccare da quella relazione. Allora mi è venuta subito in mente questa frase che in questi tempi è diventata piuttosto virale: “se pò campà senza sapé pecché, ma nun se pò campà senza sapé pe’ chi”. E il nostro “per chi” è innanzitutto il Signore che si fa carne e storia attraverso i volti che incontriamo ogni giorno.
Questi sono i nostri “per chi”, i volti di ogni giorno. Se vi diamo qualche numero relativo a quest’ultimo anno 2025, siate certi che non sono numeri, ma c’è una storia e ci sono tanti interventi che a partire dal Centro di ascolto cercano di accompagnare la vita delle persone. Oggi non si può parlare di un’unica povertà, ma di povertà che ha diverse forme e pertanto diversi volti e nomi diversi. Per questo motivo, non dobbiamo correre il rischio di banalizzare la povertà dandole un unico nome, rinvenendola magari in quella materiale o in quella alimentare. Non pensiamo che aiutare un povero significhi esclusivamente aiutarlo a procurarsi ciò di cui ha bisogno, ma, al contrario, povertà significhi ripartire con lui – proprio in quella relazione – da ciò che lui possiede. Gli ambiti sui quali la nostra Chiesa lavora quotidianamente sono due: l’area alimentare e quella socioeducativa.
Quest’intervento sarà a più voci proprio per dare voce, seppur in pochissimo tempo, al lavoro di tanti. Il vescovo Carlo quest’anno ha ricordato alla nostra Chiesa di Ischia di “camminare insieme nella carità”.
Questo ci auguriamo di farlo anche con tutto il territorio e con la preziosa mano di tutti gli attori locali e istituzionali, affinché usciamo dal concepire la povertà e i nostri interventi come pure forme di assistenzialismo. Parliamo insieme di sviluppo integrale della persona, perché crediamo fortemente che tutti possono farcela. Abbiamo la necessità di lavorare e avviare processi insieme, affinché a chi è più ai margini siano restituiti un volto e una storia.
di Sara Costa
La Caritas Diocesana nasce il 6 gennaio 1974, con don Liberato Morelli (Delegato Poa). Da cinquant’anni essa è segno concreto dell’amore della Chiesa per i più fragili, chiamata a leggere i bisogni del nostro tempo e a coinvolgere l’intera comunità nell’esercizio della carità e della solidarietà.
Come ci ricorda Papa Francesco, «la carità non è un gesto assistenziale, ma un incontro»: un incontro che educa a uno stile di vita capace di riconoscere in ogni persona, soprattutto la più povera, il volto stesso di Cristo. È con questo spirito che la Caritas Diocesana opera su tutto il territorio isolano.
In questi anni abbiamo incontrato volti, ascoltato storie, condiviso fragilità e speranze. Ogni giorno uomini e donne bussano alle nostre porte, e il loro gesto ci interpella profondamente, perché – come afferma ancora il Santo Padre – «i poveri non sono un problema, ma una risorsa» che ci aiuta a riscoprire l’essenziale.
Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutti coloro che, con dedizione e discrezione, rendono possibile questo servizio: volontari, famiglie, giovani e anziani, che offrono non solo un aiuto materiale, ma una presenza, una carezza di speranza.
Un ringraziamento particolare va alla Chiesa di Ischia e al nostro Vescovo, Monsignor Carlo Villano, per il costante sostegno e l’attenzione concreta ai bisogni del territorio. “Solo guardando negli occhi chi è nel bisogno possiamo comprendere che cosa significa davvero amare” (Papa Francesco). Continuiamo, dunque, a non fermarci ai numeri, ma a custodire la dignità di ogni persona.
di Mario Di Sapia















