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Evitare il “frenetico attivismo”che delude e svuota la festa del Natale

C’è una festa da preparare: il Natale. Ma lasciarsi travolgere dalla frenesia dei preparativi rischia di svilire il 25 dicembre del suo significato più autentico, fino a deludere e offuscare l’accoglienza di Gesù, “tesoro della nostra vita”. Nell’udienza generale del 17 dicembre, papa Leone XIV mette in guardia da un’interpretazione “superficiale” della venuta del Signore.

Il presepe, segno di fede, arte e cultura

Segno tangibile del Natale è l’allestimento del presepe, “suggestiva rappresentazione del Mistero della Natività di Cristo”. Rivolgendosi ai pellegrini italiani, il Pontefice auspica che questo elemento così rilevante, dal punto di vista della fede ma anche culturale e artistico, continui a far parte della tradizione natalizia, per ricordare Gesù che, facendosi uomo, è venuto “ad abitare in mezzo a noi”.

Non svuotare il Natale

Ai fedeli di lingua francese, Leone XIV rivolge un monito contro il “frenetico attivismo” dei preparativi, che rischia di svuotare il Natale e lasciare spazio alla delusione.

“Prendiamoci invece il tempo di rendere il nostro cuore attento e vigile nell’attesa di Gesù, affinché la sua presenza amorevole diventi per sempre il tesoro della nostra vita e del nostro cuore.”

Penitenza e ritiri spirituali

Ai pellegrini polacchi, il Papa consiglia di accostarsi al sacramento della penitenza o di vivere un ritiro spirituale, esperienze capaci di donare pace, gioia e un autentico senso della vita.

Attendere con gioia

“L’Avvento ci invita a preparaci a Natale, accogliendo Gesù senza riserve. Egli è la nostra speranza. Pertanto, attendiamo con gioia la festa della sua nascita e preghiamo insieme, pieni di fiducia: “Vieni, Signore Gesù”.”

È questo l’invito rivolto ai pellegrini di lingua tedesca. Il Papa esorta inoltre i portoghesi a recitare la novena di Natale, “ricca di tradizioni” in molte comunità locali, come occasione rinnovata per alleggerire il cuore. Il cristiano, infatti, come ricordato ai pellegrini di lingua araba, “è chiamato ad aprire il suo cuore all’amore di Dio e del prossimo, affinché possa essere riempito di vera pace e gioia”.

di Edoardo Giribaldi, Vatican News

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