Ogni fiaba che si rispetti inizia sempre con «C’era una volta…». Sabato 13 dicembre la nostra Chiesa di Ischia è stata protagonista, forse non di una fiaba, ma sicuramente di una bella storia: nella Parrocchia Maria SS. Madre della Chiesa in Fiaiano (Barano d’Ischia), abbiamo vissuto insieme una serata di evangelizzazione dalla forte spiritualità: “C’er(c)a una volta notte. Echi di musica e parole per vedere, ascoltare e toccare”, in preparazione al Natale. Ci siamo addentrati nella notte, una come le mille notti che ognuno vive, e, con musica, parole, con la Parola con la P maiuscola, abbiamo tracciato, nel buio, un sentiero. Accompagnati dal nostro Vescovo Carlo, abbiamo deciso di cercare il Signore, di invocare il suo Spirito, facendoci trasportare dalle note del coro e dalle parole di chi ha acceso piccole scintille nel buio.
Questa notte, questa storia, parte da un sogno e da una serie di incontri condivisi: attorno all’ordinazione diaconale di Ivan il fermento e il coinvolgimento di diverse realtà parrocchiali, di giovani e di musicisti per animare la celebrazione, si sono rivelati non una fruttuosa collaborazione per la bella figura del momento, ma un vero e proprio desiderio tramite la musica di pregare, di annunciare. Passo dopo passo, pezzi dopo pezzi, nasce con il nostro Vescovo l’idea di trovare modi nuovi per tenere insieme le persone attorno a musica e spiritualità. Metti insieme: diacono, seminaristi, papà e mamma di famiglie innamorate di Gesù, della musica e della Chiesa e “partiamo”: verso dove? Non chiaro sin dall’inizio. Una sola condizione: o si lavora per mettere insieme, o meglio non partire.
Il coinvolgimento con la pastorale giovanile e vocazionale, con don Marco, suor Tomasa e don Giuseppe ha permesso di realizzare una trama perché la serata non fosse un puzzle di musiche ma un vero e proprio percorso che di eco in eco potesse permettere a ciascuno di vivere davvero la notte, di attraversarla e in questo vero e proprio luogo teologico incontrare, nuovamente, il Dio-bambino. E allora dalle idee alle prove, dalle prove musicali a quelle logistiche fino a pensare una vera e propria “regia” che tenesse conto di luci, atmosfere, comunicazione efficace negli interventi della serata. Un percorso lineare? Non proprio. Tra la sfida del poco tempo a disposizione, le preoccupazioni e precauzioni per “una cosa nuova” da proporre, si parte all’avventura tenendo conto di ritardi, “tanti passaggi” da compiere, una corsa contro il tempo perché il sogno diventi realtà. Ed ecco la notte!
Come capita ai bambini, e non solo, la notte ci ha fatto anche paura. Forse il buio è la cosa che più spaventa, una paura che ci accomuna: una notte che diventa regno di incubi e paure. E quale occasione migliore se non il buio più profondo per cercare la luce? Il problema, ce ne siamo accorti, è che viviamo un’epoca in cui è diventato difficile cercare una luce nella notte. Si è perso il valore e la bellezza della notte, in cui la luce della luna e delle stelle è quasi scomparsa, sostituita dalle nostre mille luci artificiali. Abbiamo voluto porci, dunque, una sfida, autentica e profonda: la sfida di guardare, con occhi nuovi, alla notte. Uno sguardo rinnovato che ci ha invitato a non temere, ad apprezzare la notte come luogo d’incontro: con noi stessi, con le nostre paure, non per sottometterci a esse, ma per vincerle: insomma, luogo d’incontro, faccia a faccia, con Dio.
Anche il nostro viaggio nella notte, come l’onirico viaggio del sognatore delle notti pietroburghesi di Dostoevskij – che è stato richiamato nel nostro percorso – ha conosciuto l’albeggiare di una luce nuova. Una luce spuntata dalle pagine della Scrittura, che ha fatto il suo ingresso sulle note dello Shemà, l’invito del Deuteronomio a porgere lo sguardo e l’orecchio a Dio che si manifesta al suo popolo. A parlarci è stata la voce profetica di Isaia: «Faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19) La speranza davvero non ha deluso; questa speranza, tanto attesa e annunciata in questo Anno Santo, davvero si è fatta carne, tra i fili di paglia della mangiatoia, in cui ognuno, in un attimo di tenero incontro, ha potuto guardare, accarezzare, baciare il Bambino Gesù: quel germoglio nuovo che ci ha accompagnato nella notte, quel germoglio annunciato dalle note e dall’eco della musica e delle parole.
Il Vescovo Carlo ha chiuso la serata ricordando a ognuno che questa luce, annunciata e giunta, è nata grazie a un Sì: il Fiat di Maria e Giuseppe, consegnato oggi a noi. Un Sì che risuona ancora più forte per la nostra Chiesa diocesana, che ha vissuto la Peregrinatio Mariae giubilare, con l’immagine di Maria Assunta in cielo, pellegrina in quella settimana proprio a Fiaiano, per il decanato di Barano-Serrara Fontana. Una luce, quindi, non solo da ricevere e da accogliere, ma soprattutto da custodire e ridonare.
Il nucleo del messaggio condiviso è stato coronato da una serie di brani della spiritualità attuale: autori come Fabio Massimillo, Daniele Ricci, Stefano Puri o gruppi musicali come quelli dei Gen o del RnS hanno “firmato la serata”. Tastiera, chitarra, percussioni, polifonia, coreografie e luci che aiutassero ad entrare in questa notte sono state il segno ad extra di un processo ben più complesso, annunciato nel titolo: il tentativo, attraverso quella che ad un occhio superficiale appare soltanto come una serata di “performance” a tema natalizio, di servirsi di musica e arte, come ago e filo per ricucire rapporti, e ricucirli nella fede.
Di fronte a un contesto assopito e stanco, il desiderio di metterci insieme. Per quanto la buona volontà abbia fatto la sua parte, con gli occhi della fede è necessario guardare a dei “miracoli” che il passaggio della Provvidenza sa fare: Fiaiano, non altrove. E i partecipanti al coro in buona parte provengono dalle comunità di quel decanato. Proprio i luoghi più sofferenti della nostra Chiesa diocesana, proprio le persone che più spesso hanno visto cadere i propri pastori sono state promotrici di questa serata d’evangelizzazione. Senza grandi discorsi, accompagnati dalla preghiera e dalle parole del diacono Ivan, e coordinati musicalmente da Guglielmo, Annarita, Piero e Luisa, in realtà queste persone come il nostro patrono, più che “mettere pezze a colori” hanno cucito strappi: davanti ai bilanci sempre in negativo sulle nostre realtà, un annuncio chiaro e dirompente: nonostante noi, viene, nasce ancora. Davvero, in questa luce nuova, l’arrivo del Signore Gesù a Betlemme, allora, diventa per noi una rinnovata chiamata alla missione: si chiude il Giubileo della Speranza, non un Giubileo da mettere in archivio, ma un giubilo da ricevere e ridonare al mondo. Non una luce che spazzi via i problemi e le difficoltà, ma una luce gentile, che guidi i passi di una notte da abitare e conoscere.
All’iniziativa lodevole ne dovrà seguire una rilettura spirituale: il rischio di un esibizionismo “puntuale” (di andare avanti per serate da organizzare) è dietro l’angolo ma è altrettanto vera l’apertura di una strada nuova nel deserto. In altre parole, all’entusiasmo che ha messo insieme pezzi della nostra Chiesa dovrà seguire la fedeltà. Fuori dalle categorie di ufficio che incasellano, quest’esperienza ci insegna che forse più che di progetti (puntualmente disattesi) e di scadenze, necessitiamo, forse anche con e grazie alle forme d’arte, sempre più di spazi e tempi dove riposare e ricaricare l’anima: decentrarla dai nostri protagonismi perché, nonostante i nostri tentativi goffi e affannosi, possiamo riacquisire una vera e propria postura di fede. Per Grazia Sua, il mondo lo salva Lui. A noi il compito, come per la musica, di farci soltanto strumenti per cucire e ricucire l’abito della nostra Chiesa. Perché “ricuciti” possiamo offrire riparo col Vangelo a questo mondo stanco.
di Francesco Ferrandino e Danilo Tuccillo




