La salute è definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come “una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità”. Ciò vuol dire che la malattia o l’infermità possono non determinarmi o non determinare del tutto la mia gioia di vivere e di relazionarmi, ancor più quando i fattori ambientali me lo permettono. Per questa ragione, nel tempo, siamo passati, ad esempio, da un modello medico della disabilità – che vedeva la problematica, fisica o mentale, come esclusiva di quella persona – a un modello bio-psico-sociale per il quale, è vero, è la singola persona che vive una determinata problematica/caratteristica, ma è altrettanto vero che l’ambiente può aiutare a vivere meglio quella condizione e, quindi, a fare in modo che sia meno gravosa. A tal fine si è cercato e si cerca ogni giorno di abbattere quelle che vengono chiamate barriere architettoniche, nonché di includere i bambini con disabilità nelle normali classi scolastiche per far sentire loro vicinanza e sollievo. Tutto questo è un grande bene per l’umanità intera. E va fatto anche per gli anziani.

L’ambiente – inteso come il complesso delle condizioni esterne materiali, sociali, culturali e simili. nelle quali ciascun essere umano nasce, si sviluppa, opera e vive – è dunque essenziale. E altrettanto vitale è l’ambiente inteso come complesso di condizioni esterne all’organismo in cui si svolge la vita vegetale e animale. Il tutto è parte dell’ecosistema. Esseri viventi, ambiente e condizioni fisico-chimiche sono inscindibilmente legati tra loro, nonché reciprocamente relazionati.

La nostra salute dipende dalla salute degli ecosistemi. Dio li ha creati. Sono fondamentali per noi. Per questo siamo stati – tutti – chiamati a prendercene cura. Prendersi cura di sé, dell’altro e della casa comune è parte del nostro essere umani: è un felice impegno, un doveroso compito e una precisa responsabilità. Siamo custodi della vita e della speranza. Sono opere di misericordia.

La nostra casa comune, cioè il creato, è un meraviglioso dono, e non è una mera “risorsa” da sfruttare o sciupare o inquinare a nostro piacimento. Il nostro valore di essere umani, di fatto, NON dipende da ciò che si possiede, cioè dal numero di auto, di moto, di case o di cellulari che abbiamo. Tutte le creature hanno un valore in sé stesse e «riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 339).

Tu vali perché sei tu! Perché sei prezioso, sei preziosa! Tu vali per il semplice fatto che esisti. Non è ciò che hai che determina il tuo valore. Non è la logica dell’avere che determina la tua identità. Il tuo valore di figlio di Dio è radicato nella dignità infinita di Dio. Con Dio sei importante anche quando cammini a piedi o sei immobilizzato in un letto o non possiedi quella determinata cosa. Ciò che guarisce la tua anima è il contemplare.

S. Agostino lo aveva ben compreso: «Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo, […] interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode [“confessio“]. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è Bello [“Pulcher”] in modo immutabile?» (Sermo, 241)

Viviamo, già e realmente, alla salutare presenza di Dio! Rallentiamo e camminiamo al fine di contemplarla. La purezza dell’aria, la limpidezza del mare, la terra pulita, la natura rigogliosa, verdeggiante e ricca di frutti lo testimoniano con generosità. Prendiamocene cura, per il bene di tutti. “Maria, Regina dell’Isola d’Ischia, prega per noi!”

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