Consiglio Pastorale Diocesano del 2 dicembre, l’intervento del Vescovo Carlo
“I poveri li avete sempre con voi” (Mc 14,7), questa citazione dal Vangelo di Marco, ripetuta più volte dal Vescovo Carlo durante l’incontro del Consiglio Pastorale Diocesano che si è tenuto il 2 dicembre scorso in Episcopio, sottolinea il forte legame che esiste tra Gesù, i poveri e l’annuncio del Vangelo. È questo nodo, fondamentale nel Vangelo e nell’insegnamento di Cristo che il Vescovo ha voluto mettere al centro della riunione diocesana, che si è profilata come nuovo inizio del cammino pastorale, cammino che si inserisce nel solco tracciato dal Sinodo e si aggancia alla Lettera Pastorale per l’anno 2025-26, recentemente pubblicata. Il Vescovo ci ha ricordato che il Sinodo continua, anche se si è conclusa la fase delle Equipe sinodali; inizia ora una fase nuova, nella quale attendiamo che ci vengano indicate le priorità sulle quali la Chiesa intende lavorare nei prossimi anni. Nel frattempo il Vescovo – sentite tutte le componenti laiche ed ecclesiali nelle recenti assemblee sinodali – ha individuato come priorità da realizzare nell’immediato l’attuazione di un percorso di formazione, destinato sia ai laici impegnati in attività pastorali, sia ai presbiteri e dei religiosi, nel segno della condivisione e dell’impegno corresponsabile. La formazione avrà però un obiettivo ben preciso: orientare tutti gli operatori verso la carità, quella carità che entra nel titolo della Lettera e ne rappresenta il fulcro. Nella Lettera il Vescovo sottolinea che “L’amore ci abbraccia e ci spinge…oltre le frontiere, verso lo slancio missionario e la conversione pastorale…l’amore è partecipazione”.
Così ha precisato:
«Prima di tutto che sia formazione orientata verso la carità, tutto deve confluire verso questo centro. Come dico anche nella Lettera, riprendendo le parole di Papa Benedetto (Deus Caritas est) l’amore deve essere partecipato agli altri. L’amore non può essere solo individuale, ma deve essere partecipato, nel segno della fraternità e del crescere insieme».
Ma la carità si esercita soprattutto con i poveri, quelli che – diceva Gesù – avremo sempre con noi. Anche Papa Francesco – ricordiamo – ha espresso questo pensiero in tanti suoi messaggi: “I poveri di ogni condizione e ogni latitudine ci evangelizzano, perché permettono di riscoprire in modo sempre nuovo i tratti più genuini del volto del padre” (Papa Francesco, Messaggio per la V Giornata Mondiale dei poveri, 14 novembre 2021). Ecco perché il Vescovo ha voluto che alla riunione del Consiglio Pastorale fosse presentata l’attività svolta in questi ultimi anni dalla Caritas Diocesana, non certo per fare bella mostra dell’operato, ma per indicare una strada che è percorribile e migliorabile con l’aiuto di tutti, la via della carità praticata quotidianamente. Luisa, Erica e Giovanna hanno pertanto illustrato il frutto di un lavoro complesso, partito dalla consueta distribuzione dei pacchi alimentari attraverso le Caritas parrocchiali e il Centro Papa Francesco, ma che negli ultimi anni si è via via arricchito ed evoluto, grazie alla spinta delle dolorose esperienze del terremoto prima e della frana dopo, senza dimenticare la pandemia. Sono stati momenti terribili, ci hanno ricordato le operatrici, ma che non sono trascorsi invano, poiché hanno consentito una riflessione dalla quale è nata una nuova idea di carità, che non serve solo a dare sollievo immediato attraverso la consegna di beni alimentari, ma fornisce ascolto ed accoglienza e, attraverso la ricognizione dei bisogni reali delle persone in difficoltà (l’ascolto serve a questo), arriva non solo a coloro che hanno difficoltà economiche, ma a quelle povertà e solitudini che di solito non si conoscono: anziani senza adeguata assistenza, genitori separati, famiglie disfunzionali, giovani che non hanno guida. Nell’immediato si è pensato di accogliere la richiesta di aiuto ai ragazzi in difficoltà con i compiti scolastici attraverso l’istituzione di un doposcuola gratuito gestito da volontari, docenti in pensione, ma anche giovani laureati. “Per noi è stato un modo per ripartire dopo la fase di emergenza, quasi una rinascita, per seminare speranza nella vita di tanti ragazzi svantaggiati. È l’esperienza più bella che stiamo avendo in questi ultimi anni, veniamo in aiuto di famiglie il cui reddito è esiguo e magari legato alla stagionalità del turismo, che ha portato in questi ultimi anni ad un forte incremento di richieste di aiuto”, ci ha raccontato Luisa Pilato. L’aiuto arriva attraverso i due poli diocesani che si sono creati sull’isola, il Centro Papa Francesco, gestito da Erica Buono (con il Banco Alimentare a cura di Mario Di Sapia) e la Cittadella della Carità in Forio con l’Emporio, gestiti da Giovanna Impagliazzo, ma anche grazie al Centro di ascolto diocesano.
Dunque non solo pacchi alimentari, ma soprattutto ascolto, accoglienza. “La relazione viene prima del pacco”, ha detto Giovanna nel suo intervento. Se molte parrocchie vivono un momento di stanchezza e di scoraggiamento, legate anche all’avanzare dell’età degli operatori, la Diocesi propone modelli alternativi ed efficaci, modalità di intervento nuove ed innovative che sono anche derivazione del lavoro di ascolto operato negli ultimi anni grazie al Sinodo. È necessaria però una formazione adeguata, ha ricordato il Vescovo, che coinvolga tutti, il cammino nella carità è infatti un percorso impegnativo che si deve fare “insieme”, per questo sono stati istituiti “I lunedì di formazione”, che partiranno il 15 dicembre e si snoderanno fino a maggio. Lo scopo è far comprendere che la carità e l’amore prevedono la partecipazione, la condivisione e non la delega. La carità vera è quella che si esercita in prima persona e ci rende credibili come cristiani:
«Per questo siamo qui stasera, perché i poveri li avremo sempre con noi. Celebrazioni e processioni sono belle, ma se non riusciamo a guardare in faccia il povero, lasciano il tempo che trovano, il Signore alla fine ci giudicherà non sulle processioni – in quel caso saremmo salvi! -, ma sull’amore e sull’accoglienza che abbiamo dato a queste persone. Le processioni funzionano se ci muovono all’amore, altrimenti non sono celebrazioni, ma ritualità!».
Il Vescovo ha anche precisato che non si può delegare la carità, magari limitandosi a dare elemosina – in qualsiasi forma – nella convinzione che sia compito degli operatori parrocchiali fare tutto il necessario, bisogna impegnarsi in prima persona. Le Caritas parrocchiali, da parte loro, devono impegnarsi a svolgere un compito formativo in grado di muovere tutta la comunità e non solo gli operatori nell’azione della carità, come lievito nel pane. Serve dunque uno sforzo collaborativo maggiore, una maggiore coesione tra le parti ed un impegno più sentito, per dare un segno che diventa modello, un modello in grado di evangelizzare.




