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Commento al Vangelo Lc 23,35-43

Carissimi amici,

guidati per mano dall’evangelista Luca, giungiamo al termine dell’anno e ci ritroviamo condotti nel palazzo del Re, nella sala del trono. Ma questo palazzo è sorprendente: non ha mura, non ha finestre. È il Calvario, e lì ci appare una scena unica e stupenda, capace ancora di affascinare: un uomo appeso a una croce, con una tavola sopra il capo che indica il motivo della sua condanna. Entrando in un palazzo regale ci aspetteremmo musiche, feste, abiti sontuosi; invece qui troviamo soltanto una scritta: “Costui è il Re dei Giudei”. Sembra quasi un segnale stradale, posto lì per aiutarci a riconoscere, dietro quel volto agonizzante, qualcosa di straordinario e irripetibile. Gli eventi lo hanno travolto, la sua missione sembra fallita: è un Re non compreso. Eppure, quella scritta ricorda la formula con cui venivano investiti i sovrani.

“Questi”: proprio lui, non un altro. È la stessa parola ascoltata al Battesimo e sul Tabor: “Questi è”. Questi è Re. La sua corona è di spine, il suo scettro sono i chiodi—ben lontani dalle comodità dei re della terra. E tuttavia Gesù appare sereno, quasi contento, nelle braccia della croce che lo sostiene come una madre in luogo della sua. Il banchetto che offre ai suoi sudditi è la sua carne, il sangue e l’acqua del suo cuore. Eccolo qui l’uomo dal “volto duro”, che avanzava decisamente verso Gerusalemme; eccolo l’uomo che ci ha insegnato cos’è la fede, che ci ha rivelato il volto di Dio, che ci ha mostrato cosa significa essere discepoli. Eccolo qui, e se guardiamo bene, è davvero lui il Re. Il Vangelo di questa domenica — una festa che non ha nulla a che fare con nostalgie monarchiche del passato né con quel cesaropapismo antico che ancora serpeggia in certi gruppi di ultras cattolici — ci insegna come guardare questo Re che, a prima vista, appare sconfitto e inutile. A cosa serve un uomo inchiodato a una croce? Sembra inutile. Per questo Gesù viene insultato in vari modi. Innanzitutto, dai capi religiosi, da quelli che dovevano per primi capire l’avvento del Messia. Nei loro insulti non negano i miracoli di Gesù: “Ha salvato altri!”, dicono. Lo vogliono così un Dio: che salvi, che procuri benessere, che sia conveniente (anche Pietro e i discepoli pensavano così). Un “eletto di Dio” si comporta così. Come non sentire in quelle parole l’eco di tante voci di oggi? Poi lo insultano i soldati. Il loro attacco riguarda il potere: “Mostra di essere re! Comportati da potente!”. È la logica di chi riconosce solo la forza.

Anche uno dei due ladroni interviene. Egli rappresenta l’umanità che soffre, appesa con Cristo in croce, con tutti i suoi problemi e le sue amarezze: “Vai, forza, agisci da Messia! Tiraci tutti fuori da questo massacro, dalla fame, dalla guerra, dalla morte di tanti bambini!”. Ancora una volta mi sembra di sentire tanti di noi: nei momenti di difficoltà molti usano Dio gridandogli di far qualcosa per loro! Gesù non risponde a nessuno di questi. Gesù non risponde a nessuno di questi. È inutile replicare a chi, dopo aver percorso tutto il Vangelo di Luca, non ha ancora capito nulla. Ma ecco entra in scena l’altro malfattore. Quest’uomo nel suo intervento dimostra di sapere almeno due cose: che lui ha sbagliato e che davanti a sé ha un innocente che non merita ciò che sta subendo. Allora gli rivolge una richiesta semplice e disarmante: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.

Quindi quel tizio straziato in croce accanto a lui è un re. Alcuni gli hanno chiesto di scendere, altri di essere salvati, ma lui non chiede di essere tolto dalla croce. Gli dice: “Vorrei che tu non mi dimenticassi. Mi basterebbe”. E Gesù finalmente parla: “Mi chiedi un posto nel mio cuore? Mi chiedi una relazione con me? Allora oggi sarai con me nel paradiso. Stare con me vuol dire sperimentare direttamente il paradiso. Oggi”. La grande lezione di Luca è tutta in questa parola: con me. Stare oggi insieme in croce, oggi insieme in paradiso. È questo il punto: stare con Lui. E questo è già il paradiso. È questo il suo vero potere. In fondo essere discepoli è stare con il Maestro. Grazie, Luca, per questo anno trascorso insieme. Benvenuto, Matteo!

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