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In ascolto dell’(in)visibile – II parte

Nello scorso numero abbiamo accennato che, attraverso il simbolo, quindi partendo dal visibile, l’essere umano può afferrare l’invisibile e fare esperienza del sacro, perché è proprio il sacro ad avere un linguaggio simbolico. Il sacro, cioè ciò che trabocca di perfezione, ci parla attraverso i simboli, che ci aprono ad una dimensione più profonda; lo abbiamo visto con il segno della croce, con il pane e con il vino. In questo articolo ci occuperemo brevemente invece dell’olio, dell’acqua e della luce.

L’olio, sappiamo, è un elemento molto prezioso. Oggi, come un tempo, lo usiamo nell’alimentazione, nei profumi, negli unguenti, nelle creme e nei saponi, nelle lampade accese per illuminare gli ambienti. Quindi è simbolo di salute, di vero benessere, di pace, di abbondanza, di gioia. Nelle nostre celebrazioni liturgiche i tre oli benedetti consacrano interiormente, guariscono, risanano le ferite, alleviano le sofferenze, fortificano, sostengono negli impegni della vita cristiana, ci rendono partecipi della missione di Cristo, ci rinfrancano, nutrono, danno conforto al corpo, all’anima e allo spirito. Sono segni di salvezza e di benedizione con i quali rinasciamo a vita nuova. Gli oli santi agiscono realmente nella vita del credente. Sono segni della presenza di Dio e rappresentano la grazia dello Spirito Santo che scende e santifica. L’unto per eccellenza, il consacrato per eccellenza, è Gesù.

L’acqua disseta, irriga, pulisce, purifica. Lo Spirito Santo è la rugiada che discende di primo mattino, fresca, silenziosa e pura. Irrora e rigenera, purifica e rinnova. Nel libro del profeta Osea, il Signore viene come la pioggia. Essa bagna la terra arida e desolata, così che la speranza possa rinascere come un seme piantato e rivitalizzato che può finalmente germogliare, crescere e produrre buoni frutti. Questi buoni frutti scaturiscono dai dodici frutti dello Spirito Santo che sprigionano nell’aria il soave profumo di Cristo. È la vocazione di ogni cristiano. Anche l’efficace Parola di Dio è paragonata all’acqua e alla candida neve. Gesù stesso, nella sua mitezza e grande umiltà, rivela di dissetare con la sua acqua viva che dà vita. L’acqua e il sangue – purissimi all’ennesima potenza – sgorgati dal costato trafitto di Gesù Cristo in croce sono secondo Tradizione simboli dei sacramenti del battesimo e dell‘eucaristia.     

Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente. (Sal 41/42, 2-3a).

Mentre il battesimo dei giudei era simbolico, mentre il battesimo di Giovanni Battista era in qualche modo reale perché induceva ad astenersi dai peccati, il battesimo di Gesù purifica profondamente dal peccato e conferisce la grazia che salva, ci fa eredi della resurrezione di Cristo e dunque ci apre la strada alla Vita eterna. L’acqua è per questo diventata anche segno di purificazione, di cambiamento di mentalità, di conversione e di liberazione, di rinascita come creatura nuova. 

La luce permette di illuminare l’ambiente buio e la notte, permettendo sicurezza ai nostri passi lungo il cammino e serena attesa del mattino. È dunque simbolo di chiarezza, di bene, di illuminazione, di consolazione, di fiducia, di verità. Gesù bambino nato a Betlemme è la luce vera che non abbaglia e non illude, è la luce della vita, la luce dei popoli.

Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. (Gv 8,12).

Nella veglia di Pasqua il cero simboleggia la luce di Cristo risorto: che ha vinto la morte, il male, il peccato e la corruzione; che illumina pian piano tutti i presenti e la realtà circostante con la sua solare chiarezza; che permette di invocare, in ogni circostanza, la misericordia infinita di Dio Onnipotente. È attingendo con la candela dal cero pasquale che il battezzando riceve la luce di Cristo durante la celebrazione, divenendo da quell’istante figlio della luce. È il cero pasquale acceso accanto al corpo del defunto che indica la fede nella resurrezione.

Da quel primo Natale la luce che illumina ogni uomo è venuta nel mondo; da quel giorno dopo il sabato, da quel primo mattino dopo il sabato, la luce di Cristo risorto mai si spegnerà e continuerà ad illuminarci, perché Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Maria, specchio della perfezione…prega per noi!

di Angela Di Scala

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