L’Antropologia religiosa ci insegna che l’essere umano è religioso per sua natura ed è completo solo realizzando questa sua dimensione. Partendo dal visibile, attraverso il simbolo, ciascuno di noi può afferrare l’invisibile e fare esperienza del sacro.
Il sacro è il saturo d’essere, cioè il traboccante di perfezione, e ha un linguaggio simbolico.
Il simbolo è un segno che indica qualcosa di più profondo: la sacralità di un luogo, di una persona, di una cosa. Ciò introduce nella conoscenza un elemento di assolutezza ponendo fine al relativismo e alla confusione. Il simbolo, dunque, risveglia la coscienza e vi introduce unità.
Il Cristianesimo ha da subito usato determinati simboli, non potendo professare apertamente il proprio credo. Tra i segni più significativi, che richiamano visibilmente e con attualità la nostra fede, vi sono il segno della croce, il pane, il vino, la luce, l’acqua, la veste, l’olio, l’imposizione delle mani e tanti altri.
La croce ricorda la morte di Gesù, per cui i primissimi cristiani non amavano raffigurarla. In breve tempo, tuttavia, si resero conto che essa caratterizzava la grandezza di Gesù. Egli aveva donato tutta la sua vita per noi senza opporsi al disprezzo dei potenti del tempo verso la sua mitezza e umiltà, senza usare la sua mirabile potenza divina a suo vantaggio e contro la sua stessa creatura. Presto quindi diventò segno distintivo da venerare, che alla luce della resurrezione gloriosa di Cristo è simbolo di vittoria e di vita. Quando veneriamo la croce in realtà stiamo quindi adorando Colui che ci ha amato e ci ama di amore infinito, che è morto ed è risorto per la nostra salvezza, che è morto ed è risorto per far risorgere a vita nuova e immortale tutti gli uomini e le donne di tutti i tempi. San Paolo lo aveva ben compreso e scrive: «Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è il Signore!”, a gloria di Dio Padre» (Fil 2,9-11). Quando ci segniamo con il segno della croce dunque: stiamo comunicando ciò in cui crediamo, ossia Cristo morto e risorto; stiamo facendo memoria del nostro battesimo, giorno in cui c’è stato impresso il sigillo di Cristo, ossia il segno della nostra appartenenza a Lui che significa la ricevuta grazia della redenzione; stiamo annunciando che Gesù Cristo è il Signore; stiamo esprimendo il mistero della SS. Trinità, cioè il nostro Dio Uno e Trino: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; stiamo dicendo a tutto il mondo che siamo cristiani e che siamo membri della Chiesa, Corpo di Cristo e sposa di Cristo.
Il pane è il cibo per eccellenza ed è necessario al quotidiano sostentamento, quindi è simbolo di vita. Lo acquistiamo lavorando, quindi indica anche la nostra libertà responsabile. Chiamati a condividerlo con il prossimo e il povero, il pane è anche simbolo di carità e di pace, dunque di quell’amore gratuito e disinteressato che ha Dio verso di noi suoi figli. Il Pane con la maiuscola è Gesù, ce lo rivela Lui stesso: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6, 51). La manna dell’esodo era dunque prefigurazione simbolica di Gesù, il quale è il solo che può sfamare il suo popolo in cammino verso la Patria celeste. La SS. Eucaristia è il sacramento che germina i vergini, che dà forza e vigore, che è pegno della nostra resurrezione. La SS. Eucaristia è l’Essenziale. La SS. Eucaristia crea comunione ecclesiale ed educa alla comunione. È un sacrificio di ringraziamento al Padre e una benedizione con la quale esprimiamo la nostra riconoscenza a Dio per tutti i benefici che effonde a piene mani.
Il vino è simbolo di gioia e di letizia. Alle nozze di Cana (Gv 2,1-11) Gesù, trasformando l’acqua nel miglior vino, realizza la gioia dei commensali. Ciò allude all’Opera di salvezza perché è segno della vita nuova in Lui. Il vino abbondante richiama il suo amore sovrabbondante: è Lui il Vino nuovo (Mc 2,22) che non può essere contenuto da otri vecchi. Il vino è dunque anche simbolo di amicizia, di sposalizio. Tutto ha dato per noi: fino all’ultima stilla di sangue. «Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo vino, frutto della vite e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te perché diventi per noi bevanda di salvezza» (Rito della S. Messa). Nel segno del pane e nel segno del vino, siamo noi fedeli che ci presentiamo al Signore per fare la sua volontà, per amarlo e servirlo, in un’intima unione sacramentale di carità tra di noi Sua comunità. La S. Messa è azione santificatrice.
Maria, Regina di tutti i santi…prega per noi!
di Angela Di Scala




