Partecipare ad una adorazione
Molte volte, quando confido a chi mi sta vicino che mi fermo dopo messa perché c’è l’adorazione, oppure, che vado a San Girolamo per l’adorazione, capita che mi prendano un po’ in giro dicendo: non sei già stata abbastanza in chiesa con il tuo Gesù?? Io rispondo, sorridendo, che fa sempre piacere essere in compagnia Sua e che ci sono tanti che, come me, cercano la Sua presenza. Tanti, anche entrati in chiesa frettolosamente, poi si inginocchiano e pregano con intensità, anche solo per pochi minuti. Altri ancora sostano per tutto il tempo della Santa esposizione. Alcuni preferiscono pregare da soli, altri, come me, vogliono pregare insieme sia con i testi che con i canti.
Mi sembra bello pregare per poter chiedere insieme per le necessità di una famiglia, di un malato, o per temi più importanti, quali la pace. Così facemmo quando sapemmo della malattia di Lucia e di Francesco. Abbiamo invocato la loro guarigione per mesi, tutti insieme, davanti a Gesù Eucarestia. Lui stesso nel Vangelo ci dice di non stancarci mai di chiedere e noi, confidando nelle Sue parole, così abbiamo fatto e continueremo a fare. La preghiera, tuttavia, non si esaurisce nel solo chiedere, ma si estende anche al ringraziare, lodare e, in generale, testimoniare agli altri la gioia di stare insieme davanti a Lui. Meditare insieme passi del Vangelo o della Scrittura ci aiuta a conoscere Dio e a comprendere la Sua volontà ma, soprattutto, mi sembra che avvicini tutti quelli che lo cercano con cuore sincero. In un altro passo, Gesù ci ricorda che non chi dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del padre Suo.
E quale è la volontà di Dio? Ce lo dice Gesù stesso: ascoltare le Sue parole e metterle in pratica. E così, anche l’adorazione diventa un’occasione per incontrare persone che, come te, hanno intrapreso un cammino di fede, ma anche persone che non conosci affatto e che possono essere avvicinate all’Eucarestia, presenza viva di Gesù in terra, da un sorriso o uno sguardo d’intesa. Non sempre, però, chi si considera un cristiano praticante mette in pratica le parole di Gesù. Il che, di per sé, è un controsenso. Chi ci osserva, infatti, spesso mette in evidenza la nostra ipocrisia. Il nostro essere tutt’altro che discepoli di Gesù rischia davvero di allontanare chi invece è alla ricerca di persone autentiche che amano senza chiedere nulla in cambio e senza mettersi farisaicamente sul piedistallo. Più volte nel Vangelo Gesù esorta a mettersi a servizio degli altri con mitezza e umiltà. “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato” dovrebbero essere parole centrali nella società di oggi, ma pare quasi che non abbiano alcun valore.
Anzi, al contrario si assiste a vere e proprie gare, dal vivo o sui “social” per mettersi in mostra ed esaltare le caratteristiche proprie o del gruppo di appartenenza. Tutto diventa lecito nel corso della gara: calunniare, bullizzare, etichettare, sono diventate attività passatempo di tante persone. Il “chiacchiericcio”, di cui tanto parlava anche Papa Francesco, “è una peste per la vita delle persone e delle comunità, perché porta divisione, sofferenza e scandalo, e mai aiuta a migliorare e a crescere”, per citare le sue parole. Dunque, ritrovarsi davanti a Gesù, a tu per tu oppure con una comunità, per parlare di Dio e di come aiutare gli altri diventa una sorta di palestra dove allenarsi con il miglior allenatore possibile a fare e dire bene. Così quel tempo che sembrava inutile diventa occasione di crescita e poi, quando si esce dalla chiesa e si riaffronta il mondo è possibile farlo con un cuore più leggero e pronti ad amare nel concreto chi è in difficoltà. I disagi di oggi, d’altronde, non sono solo quelli materiali ma soprattutto, mi sembra, quelli relazionali.
Abbiamo perso la capacità di dialogare, sembra quasi che l’altro ci sia di ostacolo nel nostro rapporto tutto spirituale con Dio, e quindi, gioire con chi gioisce e piangere con chi piange diventa molto difficile, anzi ci lascia indifferenti. Rischiamo di essere troppo ripiegati su noi stessi, impegnati come siamo a commiserarci o ad osannarci. Proviamo allora a uscire per un attimo da noi stessi e dal nostro mondo, scopriremo che è ancora possibile guardare l’altro negli occhi, ascoltarlo con cuore sincero, prenderci cura di lui in qualche modo, e sicuramente ritroveremo una gioia interiore in grado di resistere oltre ogni difficoltà personale.
di Nunzia Eletto



