Omelia del Vescovo Carlo per l’ordinazione diaconale di Ivan Aiello Ger 1,4-9; At 6,1-6; Mt 20,25-28
Servire è il tema scelto dal Vescovo Carlo come cuore dell’omelia pronunciata il 12 settembre scorso nella Parrocchia S. Maria di Portosalvo in occasione della celebrazione eucaristica per l’ordinazione diaconale del nostro caro Ivan Aiello, dono novello del Signore alla Chiesa della nostra isola.
È un tema sviluppato in tutta la Liturgia della Parola: la Prima Lettura ci mostra un mite Geremia che, posto di fronte al mandato di “profeta delle nazioni” che il Signore gli aveva attribuito, elenca le proprie paure e i propri limiti, non ultima la sua giovane età; la Seconda Lettura narra invece come dai Dodici Apostoli, per la necessità di aiutare nel servizio, sia stato generato il gruppo dei sette eletti con il compito di “servire alle mense”. Nel brano i sette eletti vengono confermati nel servizio mediante l’imposizione delle mani. Da quel gesto, che si rinnova da oltre duemila anni, nascono come nuovi germogli. apostoli e sacerdoti, ma anche diaconi, da allora fino ai giorni nostri, fino a Ivan. La Chiesa germoglia grazie alla forza dello Spirito Santo e genera sempre nuovi operai, ma sempre per servire. “Servite il Signore nella gioia” recitava il Salmo 99 scelto per la celebrazione. Dunque il Signore, per le mani dei suoi Apostoli sceglie “uomini pieni di Spirito Santo” (At 6,3) per diffondere la sua parola, nel servizio al prossimo. Così ha precisato il Vescovo:
«Siamo chiamati ad essere servi, essere servi di amore, essere servi della carità. Una carità che trova il proprio riflesso nell’amore di Gesù per noi; un amore grande, a tal punto che diventa servo per amore fino a dare la sua vita per la nostra salvezza».
È un invito a seguire la via indicata da Cristo, il quale rovescia le logiche mondane ispirate ai principi del potere e del dominio sull’altro. Mai come nell’epoca che stiamo attualmente vivendo – ha continuato il Vescovo – dove il mondo è scosso da pericolose guerre che si affacciano fino ai confini dell’Europa, la logica di Cristo appare ancora più necessaria, la logica del servizio:
«Un servire che non solo non è mai fine a sé stesso, ma un servire che nasce dallo stesso servire di Gesù per noi. Dire che la carità non è fine a sé stessa è affermare con forza che la carità cristiana non solo è espressione dell’amore di Dio per noi, ma che questo stesso amore si traduce con il porre il prossimo al centro della mia vita».
È un servizio che genera bene, funge da modello per gli altri e sprona al cambiamento. Nel brano del Vangelo i sette sono chiamati ad essere grandi non per la posizione che occupano, ma per il servizio al quale sono assegnati. Ed è il ruolo al quale è stato chiamato Ivan, al quale il Vescovo si è rivolto ricordandogli che è stato chiamato ad essere “servo autentico”, servo della parola, come Geremia, toccato dal Signore sulla bocca, servo dell’altare, per rendere visibile la presenza del Signore, servo dell’amore e della carità:
«La gioia di questa sera sarà, allora, gioia piena nella misura in cui saprai condividerla con altri, saprai condividerla con la Chiesa stessa (…), lasciati allora provocare dallo Spirito, non porre ostacoli puramente umani, mondani, alla tua chiamata, alla tua vocazione, all’azione dello Spirito nella tua vita e nella vita della Chiesa».
Il Vescovo ha poi concluso con questa preghiera:
Signore, ti affido questo tuo figlio,
questo figlio della Chiesa di Ischia che oggi riceve l’ordine del diaconato.
Aiutalo a far sì che sia l’ordinazione del servire;
aiutalo a fare in modo che la sua vita abbia sempre al Centro il dono della Parola e della Eucarestia.
Aiutalo a lasciarsi provocare dallo Spirito.
Aiutalo a lasciarsi provocare dai poveri che Tu poni sul suo cammino.
Amen























































