Omelia del Vescovo Carlo in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di san Giovan Giuseppe della Croce (Sir 3,19-21.30-31; Eb 12,18-19.22-24a; Lc 14,1.7-14)
“Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore”, questa la sintesi del messaggio del Vangelo di domenica 31 agosto scorso, una frase estratta dal brano – Prima Lettura – del Libro del Siracide, nel quale si sottolinea la potenza dell’umiltà, contrapposta all’orgoglio e alla superbia, come via per arrivare più vicini a Dio, evitando il pericolo di “cadere nella misera condizione del superbo”, nel quale “è radicata la pianta del male”. Anche il brano tratto dalla Lettera agli Ebrei – Seconda Lettura – quando parla di “città del Dio vivente” si riferisce al luogo dove coloro che avranno vissuto nell’umiltà e nella fede saranno accolti. Entrambe le letture fanno da preambolo al brano del Vangelo di Luca, nel quale Gesù, rivolto ai farisei, racconta la parabola dei primi posti.
Il Vescovo Carlo ci ha ricordato il contesto nel quale Gesù si trovava, invitato a pranzo a casa di uno dei capi dei farisei, nota come gli invitati cerchino di accaparrarsi i posti d’onore, cioè il più vicino possibile al capofamiglia. Nella consuetudine dell’epoca, i pranzi erano anche occasione di dialogo e confronto e la posizione occupata a tavola rappresentava un riconoscimento del grado sociale di appartenenza.
Gesù approfitta di questa occasione per esortare a non seguire le ragioni sociali, ma ad accogliere la logica dell’umiltà, scegliendo non il primo, ma l’ultimo posto. Gesù prosegue indicando il frutto di tale scelta: “Quanto più sarai umiliato, tanto più sarai innalzato”:
«Sembra una contraddizione, ma innalzato vuol dire vicino a Dio, dentro il suo cuore. Più siamo umili più manteniamo i piedi per terra, più siamo vicini alla vita di ogni giorno».
Il Vescovo ha proseguito notando come Gesù utilizzi, per far comprendere meglio il suo messaggio, quattro categorie di persone, tra loro contrapposte, da invitare ai banchetti: non amici, fratelli, parenti o ricchi vicini, ma piuttosto poveri, storpi, zoppi e ciechi. Mentre invitare i primi significa assicurarsi qualcosa in cambio, invitare i secondi significa invece essere certi che non saremo ricambiati.
«Credo che Gesù voglia dirci: quando incontri una persona e fai del bene, fallo in maniera disinteressata, fallo per amore di Dio e per amore del prossimo, non aspettarti nulla in cambio. Quando facciamo del bene non ci dobbiamo aspettare nulla in cambio, perché il bene che noi compiamo, quello che nella tradizione paolina diventa il comandamento della Carità, ha un solo fondamento, nasce dall’amore di Dio».
L’umile ha i piedi saldamente ancorati alla realtà – ha precisato – e sa che lungo il cammino della sua vita è chiamato ad essere testimone dell’amore del Signore, del quale è certo. Sa anche che tale amore non può tenerlo per sé, ma deve restituirlo, nell’umiltà, ogni giorno, al suo prossimo:
«Questo per noi vuol dire “che saremo innalzati”, quanto più avremo i piedi per terra, quanto più saremo consapevoli dell’amore di Dio e di portare a tutti il suo amore, tanto più siamo nel cuore stesso di Dio».
Senza dubbio l’umiltà è stata la cifra fondamentale di san Giovan Giuseppe della Croce, uomo che per tutta la vita non ha fatto altro che cercare e mettere in pratica la volontà del Signore,
«Ecco la santità: la capacità di vivere nella propria vita la Parola di Dio, anche se nella sofferenza, dicendo sì ogni giorno, un sì che è anche sì alla vita del Vangelo e al Signore e ai nostri fratelli».
Il Vescovo ha poi concluso ringraziando i Frati Minori – nelle persone di padre Mario e padre Antonio – per il loro servizio alla Chiesa di Ischia, in occasione della loro partenza essendo stati chiamati dal loro Provinciale a servire in altre Diocesi; infine ha voluto rivolgere un pensiero e un invito a pregare per le famiglie che stanno vivendo il dramma dell’abbattimento delle loro case:
«Certamente nel pieno rispetto della legalità, delle leggi di questo Stato, lanciamo un appello perché sia garantito a tutti il diritto alla casa, ma soprattutto si tenga presente che si creano poi altre forme di povertà, la povertà di chi non ha casa e di chi non sa dove poggiare il capo, teniamoli presenti nelle nostre preghiere, ma anche nella nostra vita».



