A Ischia le tradizioni e i culti popolari vivono una stagione eterna. Non si ritrovano a sopravvivere edulcorati come avviene altrove: vittime del folclorismo di maniera.
Nel cuore di queste antichità modernissime e di questi devozionismi, c’è la Vergine Maria invocata con tanti titoli, uno dei più antichi – che è presente a Ischia dal XIII secolo – è la Madonna della Libera. Il culto sull’isola si estende da oriente a occidente poiché i centri principali di tale devozione sono Ischia Ponte e Forio. La festa liturgica cade la seconda domenica di novembre.
L’immagine trecentesca, venerata nella Chiesa Cattedrale, è una delle più antiche di tutto il Sud Italia – nonché la più antica dell’isola – a raffigurare tale titolo mariano. La tradizione orale ci ha tramandato una piccola leggenda, che fosse stata dipinta sotto il coperchio di una cassapanca, molto probabilmente dopo la grande ed ultima colata lavica dell’Arso, avvenuta tra il 1301 e il 1302. È molto venerata per la secolare protezione svolta dalla Madonna a favore del nostro popolo isclano e per la liberazione da tante calamità. La Vergine, secondo la tradizione iconografica, è raffigurata con le palme delle mani dinanzi al petto, in segno di protezione e di difesa: al centro delle palme c’è una croce d’oro. Attorno a tale immagine mariana – che prima di essere trasportata giù al Borgo di Celsa, nell’attuale Cattedrale, era venerata sul Castello Aragonese nella chiesetta a Lei dedicata – si intrecciano tantissime storie di fede, di miracoli, di grazie, di protezione. Su tutti va ricordato il forte legame che aveva il nostro Santo concittadino, Giovan Giuseppe della Croce che a soli due anni fu colpito dalla peste, nel 1656, e la madre, dopo aver pregato dinanzi al quadro della Madonna, ottenne la grazia per il figlio destinato a diventare il più bel fiore d’Ænaria.
Su questa veneratissima tavola è stato effettuato un lavoro di restauro che ha portato alla luce tanti dettagli, permettendoci di avere più notizie sulla nostra storia locale. Prima del vero e proprio restauro, l’opera è stata sottoposta a molteplici esami e studi; fondamentale quello sul colore che ci ha dato una certezza che potrebbe risultare amara: la tavola della Madonna della Libera è sicuramente successiva al 1706 poiché il blu utilizzato per dipingere il manto è il “blu di Prussia”, colore sintetico che fu scoperto quell’anno. Documenti e fonti che ci spieghino cosa sia successo alla tavola originaria davanti a cui pregava il nostro Santo e come sia avvenuta la sostituzione non ce ne sono, ma la precisione del lavoro svolto dalla dott.ssa Annalisa Pilato e la ricostruzione degli eventi raccontata dalla dott.ssa Serenaorsola Pilato sono state illuminanti e molto attendibili. Tante le ipotesi, ma una è la più verosimile. Storicamente sappiamo che nel 1809 il castello fu cannoneggiato durante l’occupazione francese e reso quasi tutto macerie. Distrutta andò anche la chiesa della Madonna della Libera che custodiva la prodigiosa tavola trecentesca; questa, molto probabilmente, in quell’occasione fu pesantemente danneggiata e quindi ricommissionata a un’artista locale. Questo è ciò che conta per l’arte e per la storia ma per la fede? Cambia qualcosa, toglie o aggiunge alla devozione degli ischitani? Al termine della presentazione del lavoro di restauro, avvenuta la sera del 2 settembre su al castello nella chiesa originaria dell’opera, la dottoressa Pilato ha chiesto ai ragazzi della parrocchia se fossero dispiaciuti di aver avuto la notizia che la Madonna non è così antica. La risposta credo sia esaustiva: «Le immagini sacre, in quanto oggetto di culto, sono importanti, ma nella storia della nostra antica devozione ischitana, trasmessaci dai nostri antenati, conta “l’immagine” che viene vista attraverso gli occhi della fede: quell’immagine, e non altre, per noi è la Madonna della Libera».
di Francesco Esposito
Mercoledì 3 settembre, accompagnata dal canto dell’”Inno popolare a Maria SS della Libera Incoronata” (F. Gordano-L. Guida – 7 settembre 1930) la tavola, scesa dal castello, è stata portata in processione per il borgo d’Ischia Ponte, poi collocata nella chiesa dello Spirito Santo, dove resterà fino al completamento dei lavori di restauro della Cattedrale.

















