L’esperienza formativa del seminarista Ivan Aiello
Nel cuore di questa splendida estate vorrei delineare la bellezza di quest’anno pastorale da poco concluso, che mi ha visto protagonista di quello che comunemente viene definito “sesto anno formativo”. Si tratta di un anno di “immersione” totale nel campo della pastorale, ovvero di un progressivo ingresso nella quotidianità di un discepolo del Signore che si prepara a consacrare a Lui l’intera vita, spinto dal desiderio di investire le proprie energie e il proprio tempo a favore del bene dei fratelli e delle sorelle, condividendone la vita e le sfide di ogni giorno.
Mi chiamo Ivan Aiello, seminarista, prossimo al diaconato, che, con l’aiuto di Dio mi sarà conferito il prossimo 12 settembre per le mani e la preghiera del nostro vescovo Carlo. Ho iniziato il mio percorso di discernimento nel 2017, quando l’allora vescovo Pietro mi chiese di “radicare” il tempo relativo alla riflessione sulla mia vita e sulla mia vocazione nella comunità Regina pacis di Quarto. Ho avuto modo, in quell’anno, di confrontarmi con la vita di chi, dopo aver incontrato il Signore, memore anche dei propri errori, cambia rotta e si mette sui passi dell’unico Maestro. La comunità, in quel periodo, si occupava di giovani provenienti dalla IPM di Nisida, desiderosi di dare una svolta alla propria esistenza, e di giovani immigrati, giunti in Italia senza un riferimento adulto ad accompagnarli. Ho vissuto poi l’anno propedeutico a Pozzuoli e successivamente i cinque anni nel seminario interregionale di Posillipo, anni intensi di studio, preghiera e fraternità che mi hanno portato a maturare in maniera sempre più consapevole la mia vocazione.
Ma quello che voglio condividere con voi è il racconto di quest’ultimo anno di formazione. L’anno pastorale, da poco concluso, mi ha visto impegnato su due fronti: Pozzuoli e Ischia. Dal lunedì al giovedì, nella parrocchia san Vitale a Fuorigrotta, ho condiviso il mio tempo con il parroco don Fabio De Luca e con don Giovanni Di Meo alle cui cure siamo stati affidati noi del sesto anno formativo. Ed è proprio su questo “noi” che vorrei spendere in particolare qualche parola, dal momento che quest’esperienza nella diocesi di Pozzuoli l’ho vissuta con due compagni, anche loro prossimi al diaconato che riceveranno il 29 settembre a Monteruscello. Si tratta di due ragazzi, poco più grandi di me, Ivan Tomasino e Marco Etiope. Con loro ho avuto modo di fare l’esperienza dei “dodici”, scelti per vivere in disparte a stretto contatto con il Signore per imparare, vivendo con Lui, a vivere da Figli di Dio e da fratelli tra loro. La nostra vita insieme ci ha visti impegnati nella condivisione di spazi e momenti comuni e nella collaborazione per la gestione della nostra quotidianità che andava dalla pulizia delle zone comuni, alla preparazione a turno dei pasti, ma anche alla condivisione dei momenti di svago, fatti di passeggiate, visite al centro di Napoli o anche solo di film e partite visti insieme.
Questi semplici momenti di vita vissuta, ci hanno permesso di consolidare il nostro rapporto sia a livello umano che spirituale e ci hanno confermato nella consapevolezza che per vivere da discepoli sia necessario condividere, mettere insieme, rispettando l’unicità di ciascuno e mettendo a disposizione degli altri la ricchezza che siamo, che è dono di Dio. L’inizio della settimana ci ha visti impegnati in più realtà della diocesi puteolana, il nostro compito è stato quello di “stare”, essere presenza, condividere con chi quotidianamente spende il suo tempo per il bene della Chiesa a testimonianza che questo è il cammino di chi vuole seguire Gesù. Nella prima parte dell’anno, da settembre a dicembre, abbiamo mosso i nostri passi tra la Caritas parrocchiale di Fuorigrotta, che svolge un servizio di prossimità per coloro che, non avendo un’abitazione, necessitano di strumenti per la cura personale come una doccia, degli indumenti puliti, un pasto caldo. Ho visto, nei volontari che svolgono questa missione, il desiderio di “strappare”, fosse anche per poche ore, vite all’apatia, alla tristezza e molto spesso alla disperazione del “non ho nulla” o peggio ancora del “non sono nessuno”. Sicuramente non è un compito facile ma ho visto tanto amore negli occhi di chi compie questi gesti che in più di un’occasione mi è sembrato riuscissero a lenire un po’ la sofferenza delle persone che venivano a chiedere una mano.
Siamo stati presenti anche a Monterusciello in un’attività pensata dalla Caritas diocesana Mai più soli dedicata alle persone “avanti negli anni” al fine di permettere loro un tempo di condivisione e confronto tra coetanei nel tentativo di non farli sentire ai margini delle realtà ecclesiali e sociali: momenti vissuti in semplicità con attività e condivisione del vissuto, attimi di ascolto e presenza, a testimonianza del riconoscimento di cui necessitano gli anziani e le loro vite spese per il bene di tutti che non possono poi essere messe all’angolo quando apparentemente non garantiscono un utile. È un servizio alla dignità tutta dell’umanità che è bella perché voluta da Dio in tutte le fasi della sua esistenza.
Anche l’Istituto Penale per minorenni di Nisida ci ha visti al fianco di chi ha inferto ferite profonde alla propria esistenza e all’ esistenza altrui con comportamenti inadeguati: il nostro tentativo è stato quello di portare, in quanto giovani come loro, un messaggio di speranza e di amore di quel Dio che ci ha creati tutti in una libertà che innesta le sue radici nel bene reciproco e nella collaborazione per l’edificazione del Suo Regno, in una vita aperta al rispetto degli altri, non ripiegata su se stessa e sempre disposta al bene.
Un’altra esperienza di immersione nel “bello” ci è stata fornita dai ragazzi della Bottega dei semplici pensieri che vive dei momenti comuni a Casa Mehari, una realtà nata da un bene confiscato alla criminalità organizzata. Il delicato compito degli operatori impegnati in questa preziosa opera è quello di mostrare la bellezza dell’esistenza umana a partire dalle miriadi di sfumature con le quali giovani con la sindrome di Down e deficit intellettivi vivono il loro essere impegnati nella società, con il contributo particolare che ognuno di loro può fornire. Un tempo di bene e arricchimento che ci ha nutriti e interrogati su quanto ancora la nostra società fatichi a considerare e valorizzare ogni suo membro.
Anche i giovani dell’oratorio della parrocchia Santi Pietro e Paolo a Soccavo sono stati l’occasione per capire quanto sia necessario che, come giovani, ci spendiamo nella Chiesa affinché siano disposti luoghi e spazi dove la crescita umana e spirituale dei giovani sia assistita e non lasciata in balìa di suadenti correnti di pensiero che indicano nel successo personale una conquista indispensabile, magari a danno del prossimo. Interessante, rispetto alle ultime due realtà, è stato notare come siano gli stessi giovani, un po’ più avanti nel cammino della vita, arricchiti dall’esperienza personale e da competenze specifiche a desiderare di farsi prossimi per il bene di chi, come in passato lo è stato per molti di loro, necessitano di compagni di viaggio che riescano a farsi mano tesa per affrontare le sfide e le difficoltà di ogni giorno. Infine, di solito il giovedì, ci siamo soffermati, grazie al contributo di persone desiderose di condividere la propria esperienza di discepoli di Gesù, su alcuni aspetti del ministero presbiterale attraverso momenti di condivisione e catechesi.
Il resto della settimana sia per la prima che per la seconda parte dell’anno l’ho vissuto a Ischia, svolgendo il mio servizio da accolito nelle parrocchie di Serrara e di Fontana, dedicandomi soprattutto all’accompagnamento dei giovani-adulti e alla formazione di chi si prepara a ricevere il Sacramento della Cresima. Per quanto riguarda la quotidianità sull’isola, ho vissuto con don Beato Scotti a Forio. Anche quella della vita fraterna, condivisa con un presbitero, è stata per me l’occasione per comprendere quanto meravigliosa e intensa può e deve essere la nostra relazione con Dio che trova una sua potente manifestazione nel bene per gli altri, nella preghiera, in ogni piccolo gesto compiuto per e con amore. Nella seconda parte dell’anno le attività quotidiane dell’inizio settimana sono diminuite, fatta eccezione per l’oratorio di Licola Mare con le suore Figlie della presentazione di Maria SS. al Tempio. Le suore, che avevo già incontrato nella mia esperienza a Quarto, sono state per me il segno tangibile della presenza spesso silenziosa e operosa di quel Dio che per amore dei suoi figli e delle sue figlie non lascia nessuno in balìa di questo mondo. La diminuzione delle attività si è verificata anche per il desiderio del vescovo di permetterci un tempo di preghiera e di sintesi personale più prolungato, così come questo anno formativo prevede. Durante la seconda settimana di febbraio siamo perciò stati a Monteluco di Spoleto per vivere il tempo degli Esercizi Spirituali durante i quali abbiamo maturato forte la consapevolezza che, malgrado le fatiche e le peculiarità di ciascuno, vivere da fratelli è una scelta quotidiana, da rinnovare ogni giorno, nella certezza che senza Gesù al centro tutto questo non è possibile: si può essere fratelli solo se Gesù diventa il modello della fraternità!
Alla fine di questo lungo, intenso e bellissimo anno che mi ha visto coronare anche il mio primo percorso di studi accademici, conseguendo a giugno il baccellierato in Teologia, con cuore grato innanzitutto a Dio per la sovrabbondanza dei doni ricevuti, ringrazio in primis il Vescovo Carlo che mi ha dato la possibilità, col suo paterno sostegno e costante incoraggiamento di fare queste esperienze così belle e arricchenti, e tutti coloro che a vario titolo, in diversi momenti, hanno speso il proprio ministero e il proprio tempo per il nostro bene e la nostra crescita personale e spirituale rendendo un servizio alla Chiesa tutta e non solo a noi che direttamente ne abbiamo beneficiato.
In questo tempo estivo che mi resta da vivere cerco di rimanere saldo in Cristo nella preghiera, preparandomi così a celebrare, insieme a tutta la Chiesa di Ischia e al nostro Vescovo Carlo, il dono totale a Lui e ai suoi Figli. Caro lettore, cara lettrice, nella speranza che questo mio momento di condivisione sia stato anche per te motivo di riflessione personale sulla grandezza e sull’importanza dellachiamata alla pienezza di una vita cristiana, ti chiedo una preghiera speciale per me, certo che, nel reciproco sostegno spirituale, possiamo continuare a muovere i nostri passi alla scuola dell’unico Maestro senza il quale la nostra vita è incompleta e priva dell’ossigeno di cui necessita.



