La mia esperienza in due realtà diverse con un unico desiderio
In quest’ultimo anno ho avuto l’occasione di vivere un’esperienza di preghiera e di servizio che ha sicuramente lasciato un segno indelebile nella mia vita. Due Diocesi diverse, due realtà uniche – Pozzuoli e Ischia – ma con un solo desiderio: camminare insieme ed essere segno di speranza in quest’anno giubilare.
Mancano pochi giorni alla mia Ordinazione diaconale, che per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S. E. Mons. Carlo Villano, avverrà il 29 settembre nella concattedrale San Paolo a Monteruscello alle ore 19.00, dono grande che riceverò insieme al mio compagno di viaggio Ivan Tomasino con il quale abbiamo condiviso tante esperienze in quest’ultimo anno.
Ripensando a tutti i momenti vissuti in quest’ultimo tempo, comprendo sempre più ciò che conta: amare. Amore che si è concretizzato facendo vita comune nella Parrocchia San Vitale a Fuorigrotta con Ivan Tomasino, Ivan Aiello, Don Giovanni Di Meo e Don Fabio De Luca. L’amore ha trovato tanti modi per farsi carne: servendo i poveri presenti sul territorio di Fuorigrotta, stando con allegria al fianco dei ragazzi della Bottega dei semplici pensieri giovani affetti dalla sindrome Down a Quarto, pregando e scherzando con gli anziani di Monteruscello del progetto Mai più soli, scambiando due parole con i ragazzi del carcere di Nisida, giocando con gli adolescenti dell’oratorio della Parrocchia Santi Pietro e Paolo a Soccavo, animando l’oratorio a Licola, conoscendo le famiglie e i giovani della Parrocchia San Ciro a Ischia, andando a casa delle persone ammalate e portandogli Gesù presente nell’Eucarestia, collaborando con la Pastorale Giovanile di Ischia, fatta di tanti giovani che spendono il loro tempo per portare Gesù ai loro fratelli e sorelle, i quali mi sono stati da esempio. Con loro ho partecipando a moltissime iniziative pensate per i ragazzi dell’isola, prestando servizio per gli incontri di Catecumenato Crismale e, in ultimo, l’esperienza del Giubileo degli adolescenti seguita da quello degli giovani.
Durante quest’anno, la prima parte della settimana l’ho trascorsa nella Parrocchia San Vitale a Fuorigrotta, quartiere molto popoloso di Napoli, ferito e con molte contraddizioni, ma con tanta brava gente dedita ai poveri con tanta umanità. Qui ho preso parte a diverse attività caritative sostenute dalla Caritas che si impegna tanto per sostenere chi è in difficoltà: offrendo un pasto caldo e vestiti, ascoltando le persone che non hanno nessuno e sono senza un tetto sotto cui dormire.
Il mio cammino di sequela del Signore Gesù mi ha portato anche a Ischia, nella Parrocchia San Ciro, dove ho trascorso l’ultimo anno. Qui sono stato in stretta collaborazione e sintonia con il parroco Don Marco Trani e l’intera comunità, spendendo il mio tempo per intessere relazioni, per stare con i giovani, per preparare i ragazzi a ricevere il sacramento della Cresima, accompagnando gli adolescenti dell’oratorio, senza mai trascurare le persone sole e ammalate impossibilitate nel raggiungere la Parrocchia.
Con i ragazzi della Parrocchia, che si preparavano alla Cresima, ho vissuto momenti molto forti: condivisioni, preghiere insieme molto sentite, incontri autentici, dialoghi veri, serate di svago in amicizia. Ci siamo posti anche tanti interrogativi importanti sulla vita, sulla fede, sulla giustizia e sulla pace, in questo periodo così difficile per tante popolazioni. Accompagnarli è stata una grande occasione di crescita personale. Ma oltre all’esperienza parrocchiale, mi ha segnato profondamente stare con i ragazzi durante il cammino diocesano di Catecumenato Crismale.
Durante questo percorso ho riscoperto l’importanza dello stare insieme: essere una presenza semplice e costante nella vita dei giovani, ascoltarli e volerli bene senza giudicare. Davvero è più importante stare insieme anziché pensare a mille progetti pastorali fondati sul fare. Ho riconosciuto quanto i giovani abbiano a cuore fare domande importanti, sognare cose grandi, cambiare il mondo, ma anche quanto desiderino avere qualcuno che sinceramente ascolti e sostenga le loro scelte, i loro sogni, il loro pensiero…
Stare insieme intere domeniche ha permesso di creare legami autentici e di andare oltre i vuoti formalismi. La parola chiave di quei giorni è stata: amicizia.
Diversi ragazzi hanno cominciato questo percorso un po’ restii e senza molto entusiasmo, ma poi hanno scoperto la bellezza dello stare insieme in semplicità, con persone che erano lì per loro con un solo obiettivo: renderli felici, portarli a Gesù.
Come disse San Giovanni Paolo II e come ha ribadito Papa Leone XIV durante il Giubileo dei giovani:
«In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna».
Un altro aspetto toccante di quest’anno è stato l’incontro con gli anziani e gli ammalati della Parrocchia dove presto servizio pastorale. Mi sono reso conto che oggi esiste una grande povertà: la solitudine delle persone fragili. Spesso sole, quasi invisibili, tante volte dimenticate, ma con una grande fonte di saggezza e un enorme ricchezza di esperienze da condividere. Andare nelle loro case, parlare con loro, ascoltare le loro storie e i loro vissuti, pregare insieme e dare loro la possibilità di ricevere l’Eucarestia è stato come scrivere una pagina di speranza in un libro accantonato e lasciato nello scaffale della vita ormai impolverato dall’età. È stato proprio in quei momenti che ho realizzato quanto la solitudine sia la grande povertà del nostro secolo, diffusa nelle nostre città e nelle nostre case, ma anche quanto dei piccoli gesti di amore, come una carezza, un abbraccio, l’ascolto sincero, possano alleviarla.
È difficile descrivere quante cose belle e importanti mi porto da questa esperienza ad Ischia, ma posso dire di aver visto tanti semi di speranza e il mio cuore è ricolmo di gratitudine per quanto ho vissuto e per le relazioni autentiche che si sono create.
Nella nostra società dove sembra non esserci mai tempo per fermarsi ad ascoltare, ad aiutare e stare accanto a chi soffre, il Vangelo è veramente una risposta rivoluzionaria per vivere una vita piena e senza mediocrità. A Ischia, grazie alla varietà delle esperienze che ho vissuto e alla disponibilità del mettermi in gioco nonostante i miei limiti, ho visto come le relazioni siano la cosa più importante da curare e come l’amicizia è di fondamentale importanza non solo per la mia vita, ma per la nostra isola e le nostre famiglie. Voglio fare mie e consegnarvi le parole di Papa Leone XIV che durante il Giubileo ha esortato noi ragazzi con queste parole: «Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo. Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace».
di Marco Etiope




