Martiri dei nazisti e della Guerra civile spagnola

Preti, religiosi, laici uccisi per essere rimasti accanto alla gente e fedeli alla Chiesa nei due conflitti. La loro canonizzazione è il nuovo grido di papa Leone per la pace.

Martiri della guerra. Uccisi dai loro persecutori per essere rimasti accanto alla propria gente e fedeli alla Chiesa. Sono i 174 nuovi beati di cui papa Leone ha autorizzati la promulgazione dei decreti, ricevendo il 20 giugno in udienza il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi. Sacerdoti, seminaristi, consacrati, laici: tutti vittime della ferocia di due conflitti che hanno insanguinato l’Europa nella prima metà del Novecento. Centoventiquattro uccisi in odio alla fede durante la Guerra civile spagnola; cinquanta dai nazisti durante la seconda Guerra mondiale. I loro nomi sono come un nuovo appello di pace che Leone XIV lancia al mondo. E un’eco alle sue parole durante l’udienza generale (di cui riferiamo in prima pagina N.d.R.)
All’onore degli altari salgono testimoni del Vangelo in mezzo alla follia dell’odio e della vendetta. Come don Manuel Izquierdo Izquierdo, il “capofila” del primo gruppo di martiri della diocesi andalusa di Jaén che comprende anche 58 suoi compagni. Nella documentazione della causa si spiega che la Guerra civile iniziata nel luglio 1936 ha avuto «aspetti di crudele persecuzione anticattolica e colpì gravemente anche Jaén». A promuovere le violenze i «rivoluzionari che, mossi da sentimenti antireligiosi, massacrarono numerosi sacerdoti, religiosi e laici, profanando e saccheggiando chiese». Guerriglieri «spinti dalla propaganda atea» che si erano accaniti contro «la Chiesa, i suoi ministri e tanti fedeli». E con particolare spietatezza diventò un loro bersaglio don Manuel Valdivia, finito in un vortice di torture e maltrattamenti, al quale prima della morte vennero tagliate le mani con le quali aveva consacrato.

Vittime dello stesso clima di persecuzione sono stati don Antonio Montañés Chiquero e altri 54 sacerdoti, nove uomini e una donna laici, massacrati fra il 1936 e il 1937. Anche loro della diocesi di Jaén. «La maggior parte era stata catturata dai miliziani e alcuni di essi subirono insulti, vessazioni e crudeli percosse». Nel processo canonico è stato documentato come i preti «vollero restare vicini al popolo nelle parrocchie senza fuggire, malgrado il pericolo». E alcuni di loro, tra cui don Antoni, chiesero di «essere uccisi per ultimi per poter così confessare gli altri e aiutarli a morire santamente».

C’è sempre l’orrore della guerra alla base del martirio di don Raymond Cayré, del frate minore francescano Gérard-Martin Cendrier, del seminarista Roger Vallée, del tornitore Jean Mestre e di altri 46 compagni. Tutti francesi. E tutti morti tra il 1944 e il 1945 per mano del regime nazista che aveva occupato parte del Paese. Fra loro preti, frati francescani, un gesuita, seminaristi, scout e molti laici della Gioventù operaia cristiana. Accogliendo le indicazioni dell’arcivescovo di Parigi, il cardinale Emmanuel Suhard, avevano seguito i lavoratori francesi deportati in Germania. «A causa dell’apostolato che compirono, furono arrestati, torturati e messi a morte prevalentemente in campi di concentramento», si legge nel sito del Dicastero. Luoghi dell’orrore, come Mauthausen, Buchenwald o Dachau.

Insieme a loro, ha stabilito il Papa, sarà beato lo spagnolo Salvador Valera Parra (1816-1889), il prete dei malati che, allo scoppio dell’epidemia di colera nel 1865, aveva assistito i moribondi. E ha poi dedicato l’ultima parte della sua vita ai poveri e ai degenti promuovendo anche una casa per anziani abbandonati. Il miracolo che lo porterà all’onore degli altari è la guarigione prodigiosa, attribuita alla sua intercessione, di un bambino statunitense, Tyquan, nato prematuro nel 2007, senza respiro e con frequenza cardiaca bassissima. Il medico curante aveva invocato don Valera Parra, suo conterraneo, per salvare il neonato in condizioni disperate. «Poco tempo dopo il neonato, senza alcun intervento esterno, aveva recuperato il battito cardiaco cominciando a rianimarsi», fa sapere il Dicastero.

di Giacomo Gambassi

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