Omelia di Mons. Pascarella in occasione della celebrazione eucaristica per l’inizio della Quaresima
L’inizio della Quaresima di quest’anno, 5 marzo, è coinciso con la festa liturgica del nostro patrono San Giovan Giuseppe della Croce, la cui festa liturgica, è stata spostata, per tale motivo, al giorno 6.
La celebrazione eucaristica delle 9:30 con imposizione delle Sacre Ceneri, presso la chiesa giubilare e il Santuario Diocesano di san Giovan Giuseppe della Croce, è stata presieduta da Mons. Gennaro Pascarella, Vescovo emerito di Ischia e ha visto la presenza del clero della Diocesi.
Nell’omelia il Vescovo Gennaro ha ricordato che stiamo entrando in un tempo forte e siamo chiamati ad una più intensa sequela di Gesù Cristo. Siamo chiamati, ha precisato, a passare con Cristo per il Calvario, ma avendo davanti a noi la luce della Pasqua. Il cammino, non semplice, deve però esser fatto “insieme”, come ci ricorda incessantemente Papa Francesco. Andare avanti insieme è fondamentale!
«La vita cristiana non è statica, è un percorso, un mettersi in moto…chi non va avanti torna indietro, è come remare controcorrente, se smetti di remare la corrente ti riporta indietro».
Papa Francesco – ha proseguito il Vescovo – ci esorta anche a camminare nella speranza, atteggiamento che ci consente di non camminare a zonzo, ma di avere una meta. Proseguiamo quindi insieme nella speranza, avendo come meta la Gerusalemme celeste, l’incontro con il Signore, traguardo che illumina il nostro cammino.
Non siamo dunque navigatori senza meta, ma, nello stesso tempo, non siamo numeri in una ciurma omogenea, Dio ci conosce singolarmente e ama ognuno di noi in modo speciale, come essere unico e irripetibile. Il cammino, ha aggiunto, deve essere fatto, da parte nostra, rispettandoci l’un l’altro, avendo ben presente le nostre qualità e i nostri difetti, senza lasciarci tentare dalla invidia o dalla ipocrisia, curando che nessuno rimanga indietro. Ci aiuta in questo un buon esame di coscienza, per evitare i rischi della autoreferenzialità.
Il Vescovo ha poi ricordato i capisaldi della Quaresima: preghiera, digiuno ed elemosina anche questi vanno vissuti con umiltà e senza ipocrisie:
«Essi devono accompagnare il nostro cammino senza farli diventare una maschera per nascondere altri scopi: vanità, pubblicità, ricerca del prestigio personale. Queste pratiche sono autentiche solo se compiute per la gloria di Dio».
Nel dettaglio, la preghiera deve essere umile e segreta, atta a far fiorire nel nostro animo la tenerezza di Dio, che non ama le cose appariscenti; il digiuno non è certo una dieta per ottenere il benessere fisico! Esso serve a dare il giusto peso alle cose terrene, a ricordare che la vita umana non va sottomessa alla scena passeggera di questo mondo e il digiuno non va ristretto alla alimentazione:
«Ognuno pensi ad un digiuno che incida veramente sulla sua vita concreta!».
L’elemosina è il modo migliore per aiutare gli altri, per condividere e per sperimentare la gioia del dare che è maggiore della gioia del ricevere, nella consapevolezza che Dio ci ricompenserà abbondantemente di quanto abbiamo elargito con amore.
In conclusione, il Vescovo ha ricordato quanto san Giova Giuseppe della Croce abbia vissuto con radicalità la sequela di Cristo con obbedienza, castità e umiltà, dando, in tutta la sua vita, il primato a Dio:
«La croce è stata il suo vessillo, segno dell’amore eccedente di Dio e della lotta che richiede seguire il suo amore».








