Anche i senza dimora avranno il medico di base

Un atto di civiltà l’approvazione all’unanimità della legge Furfaro che garantisce l’assistenza sanitaria ai senza dimora. Nonostante la Costituzione proclami il principio dell’eguaglianza e il diritto alla tutela della salute, perdurava un vuoto legislativo grave. È stato istituito un Fondo, di un milione di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, per finanziare un programma sperimentale, da attuarsi nelle città metropolitane, per “assicurare progressivamente il diritto all’assistenza sanitaria” ai senza dimora e per consentir loro di iscriversi nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, di scegliersi un medico, di accedere ai LEA (ossia alle prestazioni incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza).

Il Fondo sarà ripartito tra le Regioni, “sulla base della popolazione residente nelle città metropolitane presenti nei rispettivi territori”. Prima di questa legge per accedere all’assistenza sanitaria del servizio sanitario nazionale, si era fatto ricorso al cosiddetto indirizzo fittizio, che però era di carattere temporaneo. Per le persone senza dimora prive di residenza, l’assistenza medica è attualmente offerta dagli ambulatori gestiti dai medici volontari, se presenti, mentre l’assistenza ospedaliera si limita a fornire prestazioni del pronto soccorso e dell’emergenza sanitaria.

La legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (n. 833 del 1978) lega l’assegnazione del medico di base al possesso della residenza. Tuttavia, l’iscrizione anagrafica può essere ostacolata da norme nazionali, atti amministrativi o regolamenti locali. Ad esempio, i regolamenti degli alloggi di edilizia residenziale pubblica consentono di dichiarare la residenza solo agli assegnatari degli alloggi stessi. Quindi, se una persona finisce per strada e viene accolta da un parente o un amico in un alloggio ERP non potrà ottenere la residenza in quell’alloggio.

Così il decreto Lupi, (n.47/2014) vieta a chiunque occupi abusivamente un immobile di dichiarare la residenza in quel luogo. Queste criticità appaiono superate dalla legge Furfaro che però ha bisogno di un decreto di attuazione. Inoltre, non si conosce in via preventiva quanti senza dimora siano interessati dal provvedimento e soprattutto quanti abbiano intenzione di accedere al medico di medicina generale. Né si conoscono i costi della prestazione per cui un giudizio sulle risorse stanziate sarebbe impossibile. Va sottolineato infine con soddisfazione che la misura non è destinata esclusivamente ai cittadini italiani.

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