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Le assoluzioni riservate al Papa

Tra i peccati più gravi, che fondano la loro colpevolezza su materie particolarmente gravi, ve ne sono sei la cui assoluzione nel foro interno sacramentale è riservata esclusivamente al Vescovo di Roma.

La tradizione della Chiesa riconosce, sin dai tempi antichi, una certa differenza di valutazione tra i vari peccati. Nella teologia tradizionale questa diversità si configura sostanzialmente nella differenza tra peccato veniale e peccato mortale. La distinzione tra peccato veniale e mortale si basa generalmente su tre elementi: materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. Si compie un peccato veniale quando non c’è materia grave; oppure, se c’è, non c’è la piena avvertenza della mente o il deliberato consenso della volontà. Tra i peccati più gravi, che fondano la loro colpevolezza su materie particolarmente gravi, ve ne sono sei la cui assoluzione nel foro interno sacramentale è riservata esclusivamente al Vescovo di Roma.

Secondo una definizione classica, il foro interno sacramentale è il complesso dei rapporti tra il fedele e Dio, nei quali interviene la mediazione della Chiesa, non per regolare direttamente le conseguenze sociali di tali rapporti, ma per provvedere al bene soprannaturale del fedele, in ordine alla sua amicizia con Dio, cioè allo stato di grazia e, quindi, in ordine alla vita eterna. Nel foro interno sacramentale il Papa affida il pieno esercizio del potere delle chiavi ad un Penitenziere Maggiore, tipicamente un Cardinale. I peccati più gravi, la cui assoluzione è riservata unicamente alla Sede di Pietro, sono perdonati attraverso il ricorso del penitente, attraverso il confessore, al Penitenziere Maggiore che regge a questo scopo la Penitenzieria Apostolica.

I sei peccati, particolarmente gravi, la cui assoluzione è riservata alla Santa Sede sono:

La Profanazione delle Sacre Specie. Il reato consiste nel trattenere impropriamente le specie Eucaristiche per uno scopo sacrilego, superstizioso o osceno, sia individualmente che in presenza di altri. È un’offesa gravissima che oltraggia direttamente Dio.

Violazione diretta del sigillo sacramentale. Affinché si verifichi una violazione diretta del segreto sacramentale è necessario che il confessore riveli intenzionalmente un peccato ascoltato in confessione e anche l’identità della persona che lo ha rivelato.

Tentativo di assolvere un complice da un peccato contro il sesto comandamento del decalogo. Questo reato può essere commesso da un sacerdote che agisce come confessore e assolve un penitente da un peccato impuro in cui entrambi hanno preso parte. L’assoluzione in questo caso è invalida.

Aggressione fisica alla persona del Romano Pontefice. Questo reato, raramente riscontrato nella pratica, consiste in un’aggressione fisica alla vita e all’integrità della persona del Romano Pontefice.

Consacrazione di un Vescovo senza mandato pontificio. Questo reato consiste nel conferire a un fedele il sacramento dell’Ordine nel grado di Episcopato senza il mandato del Papa.

Tentativo di ordinazione sacra di una donna. L’assoluzione per questo reato è concessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in foro esterno e, se è rimasto nascosto, dalla Penitenzieria Apostolica in foro interno. Tale ordinazione è invalida e sia il ministro che tenta di conferire che la donna che tenta di ricevere gli Ordini sacri perdono la comunione con la Chiesa. La Penitenzieria Apostolica è un Tribunale tutto speciale, chiamato anche tribunale delle anime. Attraverso la Penitenzieria il Papa esercita la sua funzione di Buon Pastore universale, ricordando a tutti che la nostra vita terrena e tanto più eterna non è segnata dalla giustizia, ma dalla misericordia di Dio.

di Paolo Morocutti – SIR

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