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Chiesa sinodale e fraternità universale – IV parte

Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione s. Tommaso

Le parole di Gesù sono esemplari: «Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.» (Mt 23, 8-12)

Fondiamo teologicamente e biblicamente così il concetto di fraternità che è generato da un’esperienza forte di paternità: un Padre non oppressivo, che educa, che accompagna, un Padre che ci consola. Una fraternità che è basata sul servizio fino alla consegna della propria vita per amore dei fratelli. Una fraternità che mal si sposa col voler primeggiare. Dobbiamo tutti crocifiggere la gelosia, che quando poi si unisce all’invidia: si salvi chi può. Sono i sentimenti peggiori che ostacolano la fraternità. Dante diceva che l’invidioso non è tanto contento delle proprie realizzazioni, quanto è scontento delle realizzazioni altrui. Alla base di un certo clericalismo imperante ci sono proprio la gelosia e l’invidia. Il testo genesiaco di Giuseppe e i suoi fratelli è una verifica per tutti noi per fondare veramente la fraternità nel rispetto delle donne, della sororità. Il testo ci fa capire che o ci odiamo o ci amiamo.

Non la pura e semplice fraternità di sangue né quella basata sull’interesse dei soci che si chiamano fratelli garantiscono l’amore come custodia e salvezza dell’altro e degli altri. Un altro tema. Le massonerie deviate che occupano sistematicamente e scientificamente tutti i poteri: da quello universitario ai poteri politici ai poteri di gestione dei comparti socio-assistenziali e socio-sanitari. La criminalità organizzata: loro fanno il patto di sangue di fratelli, ma non è questa la fraternità che ci appartiene. La nostra fraternità ha altre origini, altri fondamenti, altre ragioni.

In Ebrei, quando l’autore parla di Abele, benché morto, parla ancora. Che cosa è diventato il Mare Mediterraneo? Non è il mare di Abele? Non è forse un cimitero liquido? Lì, nel Mare Mediterraneo, si gioca oggi il destino della civiltà e della democrazia.

Il secondo punto paradigmatico: una fraternità in cammino. Per essere radice di sinodalità deve fare ammenda del proprio egoismo, gelosia, invidia, narcisismo patologico. La nostra società sta naufragando perché il vero protagonista della nostra cultura contemporanea è il narcisismo patologico che genera il culto dell’indifferenza, dell’individualismo, della autoreferenzialità. Dobbiamo rinunciare, nella Chiesa, all’arrivismo, al carrierismo, alla idolatrata competitività. Dobbiamo invece scegliere come spiritualità la kenosis (lo svuotamento) perché Dio si è kenotizzato. Il nostro ego va kenotizzato, sgonfiato.

“Tra voi però non è così” vuol dire: “Tu vuoi cambiare il mondo? Cambia prima te stesso”. Luca lo ha capito bene e dà un nome bellissimo alla fraternità: koinonia, cioè la comunione. Comunione è la parola forte per dirci la fraternità, non basta la berit = l’alleanza, non basta un’appartenenza, ci vuole una comunione. L’ideale possibile è Atti 2, 42-47 si parla delle quattro perseveranze e la koinonia è la perseveranza costitutiva dell’esser Popolo, dell’essere Chiesa. Sempre in Atti i cristiani vengono chiamati tali e poi vengono chiamati i seguaci della via. I cristiani per definizione sono quindi sinodali: sulla strada con Gesù, sulla strada con gli altri, ma sulla strada si incontrano tutti: quindi una sinodalità aperta, includente,inclusiva, mai ad excludendum.

I quattro incipit delle quattro costituzioni del Vaticano II ci fanno capire proprio la sintesi del rapporto fra fraternità e sinodalità:

Lumen Gentium 1: «…la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano»;

Dei Verbum 1: «…affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami»;

Sacrosanctum concilium 1: al fine «…di favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo»;

Gaudium et spes 1: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».

Non sono forse, questi quattro incipit, una sintesi mirabile, fotografica, di questo straordinario rapporto fra sinodalità e fraternità? E la fraternità come radice di sinodalità?  

Un’altra istanza molto molto importante. Noi recuperando questa fraternità dobbiamo cercare di opporci – non a parole ma con i fatti, con prassi buone, con prassi alternative – al capitalismo finanziario senza regole. Papa Francesco parla addirittura di un’economia che uccide. La Fratelli tutti diventa quindi – dice mons. Savino – il documento profetico di questo scampolo del terzo millennio e si augura che diventi documento programmatico di tutta la Chiesa, come proposta di vita del nostro modo di stare nel mondo. E proprio nella Fratelli tutti troviamo: “Un sinodo con il cuore aperto al mondo intero.” E al n. 177 : “La politica (papa Francesco è stato accusato di fare politica ma per noi la politica non è quella partitica o quella parlamentare o quella del senato per noi la politica è tutto ciò che noi siamo e viviamo) non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia”. Siamo oggi chiamati con questo Sinodo ad un rinnovamento ecclesiale, a ripensarci. Se il Concilio disse “Chiesa, cosa dici di te stessa?” riprendiamo questo interrogativo e diciamo “Chiesa, a che punto stai? Che Chiesa vuoi essere? Che dialogo vuoi avere?” (Continua…)

di Angela Di Scala


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Chiesa sinodale e fraternità universale – III parte

Chiesa sinodale e fraternità universale – II parte

Chiesa sinodale e fraternità universale – I parte

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