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Ciao, sono la mangiatoia! – 1a Domenica d’Avvento

Cari bambini, eccoci arrivati all’inizio dell’Avvento (che vuol dire “tempo di attesa”) ed anche all’inizio del nuovo Anno Liturgico che, come vi raccontavamo nei numeri precedenti, incomincia sempre con la Prima Domenica d’Avvento. L’Anno Liturgico è composto da 52 settimane, proprio come l’anno del calendario, ma si chiama liturgico perché è basato sulla liturgia, cioè la preghiera della Chiesa, che viviamo nella Messa con le letture e i Sacramenti. Inizia con l’Avvento, appunto, e termina con la solennità di Cristo Re. Il suo centro è la domenica con la Messa, la nostra “Pasqua settimanale”, perché è il giorno della Resurrezione di Gesù. Come ogni anno, anche questa volta vi proponiamo un cammino da vivere insieme per questo “tempo forte” (così sono chiamati i periodi di Natale e Pasqua). Il tema per quest’anno sarà: “la mangiatoia”.

Vediamo cosa ha da dirci questo oggetto: «Ciao! Mi presento: sono “un recipiente in legno, mattoni o cemento, a forma di cassa, in cui si dispone il cibo per il bestiame”. Così sta scritto di me sul dizionario. Ed è vero, perché sono una mangiatoia, anche se credo di non essere solo questo. Sapete: è una soddisfazione poter contenere buon fieno per buoi, cavalli e asini e averli ogni tanto così vicini; vi potrà sembrare strano, ma sentire il loro odore mi fa gustare la vita che scorre là fuori. Quegli animali hanno lavorato nei campi e per strada, hanno trascinato aratri e trainato carrozze e lo hanno fatto col caldo e col freddo, sotto il sole e nella pioggia. Io invece rimango qui ad aspettarli, non nasco per fare il loro lavoro; sono fatta di un legno fragile, e se mi bagno poi sto male.

Gli anni passano anche per me: ma non voglio lamentarmi, anzi, sono fiera che ogni volta ritornati in stalla l’attenzione di quei grandi lavoratori sia tutta per me. Certo, buoi, cavalli e asini guardano la biada che il contadino ha preparato per loro. Ma lui l’ha messa qui dentro, e non altrove. E allora non scrivete che sono soltanto “recipiente”, ma vassoio o cabarè! Oppure plateau, come fossi un piatto colmo di formaggi e miele da servire nelle vostre locande! Nel corso degli anni mi sono accorta di un dettaglio curioso: il falegname che mi ha costruita mi ha pensata aperta, cioè senza coperchio. Avete mai visto una mangiatoia con un tappo? E sapete perché mi ha fatta così? Voleva rimanessi aperta a qualsiasi cosa si posasse qui dentro! Bella idea, così non avrò mai una vita monotona o ripetitiva, perché non posso sapere adesso a chi potrò servire domani, ma resto pronta a farlo.

Sono una mangiatoia, ovvio, ma sono anche desiderosa di novità e in attesa di futuro. E non vedo l’ora di conoscerli!». Noi sappiamo dai Vangeli che una mangiatoia in particolare è stata molto speciale, perché nella notte unica e straordinaria di Betlemme ha accolto Gesù appena nato; per questo motivo è un segno tipico del Natale, ed è presente in tutti i presepi. Perché proprio questo segno, per questo cammino insieme? Perché è umile e semplice, ma ricco di amore; perché accoglie Gesù, il Figlio di Dio, gli fa spazio, custodisce la sua presenza, diventa la sua culla e lo presenta a chi, come i pastori e i Magi, in quella notte si muove per incontrarlo, adorarlo e portargli doni. Anche noi desideriamo incontrare Gesù, perché è Lui il solo che può dare senso alle giornate, alle relazioni, alle gioie e alle fatiche di ciascuno, ogni giorno. E a partire dalla mangiatoia vogliamo impegnarci a diventare nelle nostre famiglie, comunità e parrocchie, accoglienti; attraverso l’ascolto del Vangelo, mettendoci in gioco con gesti concreti di fraternità verso il prossimo, partecipando con gioia all’Eucaristia domenicale, ritagliandoci momenti di preghiera per illuminare le nostre giornate, vivendo qualche azione di condivisione di ciò che possediamo per far felice chi è nel bisogno.

La mangiatoia ha fatto spazio a Gesù. Noi siamo disposti a fare altrettanto? Cominciamo dal Vangelo di questa Prima Domenica d’Avvento, allora, che ci ricorda che la vita a volte è attraversata dai diluvi e da inspiegabili sofferenze, che ci fanno sentire invisibili e poco importanti, come la nostra mangiatoia. Eppure, c’è una buona notizia: Dio ci ha creati aperti ai sogni più grandi, capaci di accoglierlo e di costruire futuro…teniamoci pronti! Facendo qualche atto davvero per qualcuno, regalando un po’ del nostro tempo o qualcosa, provando a fare pace con qualcuno con cui siamo arrabbiati, pensando a chi vive un periodo difficile, aiutandoci con la preghiera della mangiatoia: “Signore, aiutami ad affrontare ogni giorno le paure e le difficoltà. Dammi forza di continuare a sognare e la capacità di accogliere sempre quello che mi regalerà il futuro. Amen”. Buon cammino di Avvento-attesa verso il futuro! Prepariamoci insieme a diventare mangiatoia; seguiteci nei prossimi numeri!

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