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Gli animali che ruolo hanno nella creazione?

Per chi ama gli animali è inevitabile la domanda sul loro ruolo nella creazione e soprattutto sul loro destino.

Gli animali da compagnia fanno parte della nostra vita quotidiana, condividono ogni giorno il vissuto di milioni di famiglie. Uno studio recente attesta che le persone che hanno deciso di avere un nuovo animale domestico, durante il periodo del Covid 19 sono ben 7,8 milioni. Nel 2022 il numero di animali domestici in Italia ha raggiunto i 62 milioni.

Per chi ama gli animali è inevitabile la domanda sul loro ruolo nella creazione e soprattutto sul loro destino. Per rispondere a questa domanda occorre necessariamente distinguere il concetto di salvezza da quello della partecipazione alla nuova creazione preparata da Dio nel mondo che verrà. La Sacra Scrittura insegna che la salvezza è l’atto con cui Dio interviene nella storia, attraverso l’incarnazione, la morte e Risurrezione di Gesù Cristo, il quale ha dato sé stesso per riscattare l’uomo dal peccato e dalla morte. Solo l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e per questo è dotato di anima razionale.

La Chiesa per esprimere al meglio il concetto di anima si è servita della filosofia, in particolare del pensiero di Aristotele, il quale ha distinto l’anima vegetativa, comune anche alle piante e agli animali, che attiene ai processi nutritivi e riproduttivi; l’anima sensitiva, comune agli animali, che attiene alle passioni e ai desideri; l’anima razionale, che appartiene soltanto all’uomo, e che consiste nell’esercizio della ragione. Tale anima razionale consiste anche nelle potenzialità intellettive e psichiche dell’uomo di arrivare a capire fatti conoscitivi e provare sentimenti. Solo l’uomo è dotato di questa anima razionale infusa in lui al momento del concepimento.

L’uomo poi è creato ad immagine stessa di Dio. Tuttavia, gli animali, che possiedono le facoltà vegetative e sensitive hanno, secondo la Sacra Scrittura un loro posto specifico nella creazione e sono chiamati, insieme al mondo vegetale, a far parte della nuova creazione. Nella lettera ai Romani l’apostolo Paolo presenta l’anelito alla salvezza come una caratteristica che non connota solo l’essere umano. Egli coglie il desiderio di rinnovamento ultimo esprimendolo in questi termini: “Anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21). Per dire quanto sia forte questa aspirazione a godere pienamente i frutti della redenzione, l’apostolo si spiega così: “Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi”. (Rm 8,22).

Uomo e creato, compreso il mondo animale, percorrono insieme questa strada. Le doglie del parto, in cui ora la creazione si dibatte, preludono al suo ingresso nella gloria. In sintesi, alla domanda se gli animali hanno un’anima la risposta è negativa, mentre la loro partecipazione alla vita futura è teologicamente sostenibile, in quanto anche loro parteciperanno della nuova creazione. “Un giorno rivedremo i nostri animali nell’eternità di Cristo”, rispose Paolo VI ad un bambino che piangeva per la morte del suo cane. E quale fosse il suo pensiero lo confermò poi in una catechesi: “Gli animali sono la parte più piccola della Creazione Divina, ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo”.

Anche Giovanni Paolo II, il 10 gennaio 1990, si pose sulla stessa linea affermando: “Non solo l’uomo ma anche gli animali hanno un soffio divino”. In conclusione, è legittimo pensare che ritroveremo i nostri animali nella vita futura, tuttavia occorre distinguere il loro modo di partecipare al paradiso di Dio. Solo le anime degli uomini redenti dal sacrificio di Cristo, in Paradiso, vedono direttamente nella mente di Dio; è in questo modo che rivedremo i nostri animali e non solo loro. L’uomo, e solo lui, è il vertice della creazione e l’oggetto dell’amore infinito e misericordioso di Dio che ha dato se stesso per lui.

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