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Il Sogno

Riflessione di Pina Trani

I Vangeli non narrano sogni, tranne il Vangelo di Matteo che ne elenca ben cinque. Sono tutti raccolti nella prima parte, quella nota come il Vangelo dell’infanzia di Gesù. Uno è attribuito indistintamente ai Re Magi, gli altri sono i sogni di San Giuseppe, padre di Gesù. Il grappolo di sogni raccolti dall’evangelista riguarda lo sposalizio di Giuseppe con Maria, la fuga in Egitto, il ritorno in Palestina e la decisone “last minute” che fece preferire a Giuseppe la poco attraente Nazareth alla bella Betlemme. Secondo il Vangelo di Luca l’Annunciazione è fatta a Maria, secondo Matteo l’angelo parla a Giuseppe. Chi ha ragione? Sovrapponiamo i due Vangeli e scopriamo che l’annuncio è fatto alla coppia, allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine innamorati.

Dio non ruba spazio alla famiglia, la coinvolge tutta; non ferisce l’armonia, cerca invece un sì plurale, che diventa creativo perché è la somma di due cuori, di molti sogni e moltissima fede.

Dio è all’opera nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nella crisi, nei dubbi, negli slanci, nelle oasi di verità e di amore che sottraggono il cuore al deserto.

Maria si trovò incinta, dice Matteo. Sorpresa assoluta della creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore. Qualcosa che però strazia il cuore di Giuseppe: non volendo accusarla pubblicamente pensò di ripudiarla in segreto.

Ma è insoddisfatto della decisione presa, perché è innamorato di Maria, e continua a pensare a lei, presente fin dentro i suoi sogni.

Giuseppe, l’uomo dei sogni, non parla mai, ma sa ascoltare il proprio profondo, i sogni che lo abitano: anzi, l’uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio.

Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Non temere, non avere paura, sono le prime parole con cui nella Bibbia Dio apre il dialogo con gli uomini: la paura è il contrario della fede, della paternità, del futuro, della libertà. Perché Dio non fa paura; se hai paura, non è da Dio.

Giuseppe prende con sé la madre e il bambino, preferisce l’amore per Maria, e per Dio, al suo amor proprio. La sua grandezza è amare qualcuno più di se stesso, il primato dell’amore. Per amore di Maria, scava spazio nel suo cuore e accoglie quel bambino non suo. E diventa vero padre di Gesù, anche se non è il genitore. Generare un figlio è facile, ma essergli padre e madre, amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di uomo, è tutta un’altra avventura. Padri e madri si diventa nel corso di tutta la vita.

L’annunciazione ha luogo nelle case.

Al tempio Dio preferisce la casa, perché lì si gioca la buona battaglia della vita. Ogni giorno di vita offerto è una annunciazione quotidiana. Ogni figlio che nasce ci guarda con uno sguardo in cui ci attende tutta l’eternità. Dio ci benedice ponendoci accanto persone come angeli, annunciatori dell’infinito, e talvolta ” per i più forti tra noi ” ponendoci accanto persone che hanno bisogno, un enorme bisogno di noi. Ed è così che non ci lascia vivere senza mistero.

Nel primo sogno di questa ultima serie il “coraggio creativo” di Giuseppe è proprio quello di ascoltare i propri sogni, di tradurli in pratica con prontezza e determinazione, con il piglio decisionistico di un generale. Nel secondo sogno il “coraggio creativo” è quello di cogliere l’attimo, di non rimandare le decisioni. È un coraggio che nasce dal rispetto del tempo, non siamo eterni, dobbiamo agire nel tempo, ciascuno nel proprio. Dopo averlo sognato spetta a ciascuno dare ascolto all’Angelo che rammenta che il tempo opportuno è adesso. Nel terzo sogno il “coraggio creativo” si documenta nella capacità di cambiare in corsa, senza fissarsi a vecchi schemi e vecchi progetti. San Giuseppe non rientra a Betlemme, ma avvisato dall’Angelo da lui stesso sognato si dirige a Nazareth.

Il sogno di Giuseppe ha consentito l’irruzione del Mistero nella vita degli uomini. Giuseppe, come Abramo, deve lasciarsi condurre da Dio, per ricevere una paternità nuova, che gli chiede la spogliazione di ogni suo progetto: prendere con sé Maria sua sposa perché quello che è stato generato in lei viene dallo Spirito Santo. La vita – ogni vita – inizia con un sogno e termina con un sogno.

Sognare è andare oltre. Sognare è conservare dentro di sé la capacità di stupirsi, di meravigliarsi, di lasciarsi sconvolgere (positivamente e no) dalla vita, di capire che la vita non è solo un sogno, ma sono mille sogni, mille percorsi che ci spostano da una parte all’altra di quel tempo e di quello spazio che la nostra storia occupa immeritatamente, per grazia, in risposta – appunto – a un sogno che le ha dato il via. Giuseppe deve trovare una soluzione e fa prevalere il cuore rispetto alla Legge, decide a partire dal sogno che fa. Giuseppe deve compiere un gesto eroico, che mette da parte il suo orgoglio ferito per poter accedere al mistero di Dio.

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