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Solennità di tutti i santi

Omelia dell’Arcivescovo Mons. Del Toso*
Martedì 1° novembre presso la Parrocchia SS. Maria Madre della Chiesa in Fiaiano
Ap 7,2-4.9-14; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a

La solennità di Tutti i Santi è un importante momento, per ogni cristiano, per riflettere su alcuni fondamenti della propria fede: tutta la storia della salvezza, il patto, l’alleanza tra Dio e l’uomo, è la storia dell’azione di Dio nel mondo. I Santi che la Chiesa festeggia il primo novembre, simbolicamente presenti nel brano dell’Apocalisse proposto dalla Liturgia della Parola, sono coloro che, nel percorso di salvezza e di redenzione dal peccato – grazie all’opera di Gesù Cristo – hanno attraversato le vicende della loro vita mantenendosi fedeli a Dio, seguendo senza esitazioni quel modello di comportamento e stile di pensiero che ci viene mostrato nelle Beatitudini, la pista della santità che è offerta a tutti.

Nell’omelia Mons. Del Toso, che martedì ha celebrato l’Eucarestia nella Parrocchia di Fiaiano, si è focalizzato proprio su questa riflessione, dando ampio spazio alla spiegazione dettagliata sia del significato della festa di Tutti i Santi, sia anche della radicata e profonda devozione che i fedeli da sempre manifestano per i santi. Ai santi si chiede, come anche alla Madonna, l’intercessione soprattutto nei momenti difficili della propria vita. Questa intercessione è possibile – ha spiegato Mons. Del Toso – grazie al legame che unisce Chiesa terrena, della quale facciamo parte noi e Chiesa celeste, quella alla quale appartengono, appunto, le “schiere dei Santi e degli Angeli”, esattamente quelli che invochiamo durante la Preghiera eucaristica, subito prima della consacrazione delle specie del pane e del vino. Sappiamo infatti che tutti loro sono presenti con noi durante quel momento della Santa Messa. Il legame è reso possibile dal comune Battesimo che tutti abbiamo ricevuto, che ci rende figli di Dio. Il Battesimo purifica dal peccato e ci rende figli di Dio, ma nello stesso tempo ci apre la strada verso la santità, a patto, naturalmente, che accettiamo di percorrerla. Attraverso il dono dello Spirito Santo, entrato in noi grazie al Battesimo, abbiamo accesso a quella che si chiama “comunione dei santi”, che è anche la Chiesa, dunque già qui sulla terra. Abbiamo dunque, tutti, tutte le carte in regola per diventare santi, cioè per aderire al disegno che Dio ha per noi. Mons. Del Toso ha poi precisato che quando ci si rivolge ai santi bisogna certamente chiedere la loro intercessione per le nostre necessità e difficoltà, ma soprattutto bisognerebbe chiedere loro di avere la forza di aderire al progetto di Dio: «Diventare santi non vuol dire essere perfetti, neanche i santi lo sono, ma vuol dire che ci apriamo al disegno che Dio ha su di noi, la santità consiste in questo: aderire al disegno di felicità che Dio ha per noi». Non a caso la Chiesa propone in questa festività il brano sulle Beatitudini, esse contengono infatti la ricetta della felicità. Mons. Del Toso ha anche precisato che l’aggettivo “beato” al quale siamo abituati, non è la migliore traduzione della parola che ricorre nel testo greco delle Sacre Scritture, la quale significa in realtà “felice”. Felice è dunque colui che accoglie Dio nella propria vita e si predispone ad aderire al modello di vita che egli ci propone e che ci ha mostrato attraverso l’esempio di vita e le parole di Gesù Cristo. In particolare, va compresa bene la prima delle Beatitudini, quella “povertà di spirito che sappiamo essere un requisito fondamentale, ma che forse non sempre comprendiamo bene: «Chi sono i poveri in spirito? Coloro che davanti a Dio sono poveri, vuoti, non hanno ricchezze cui aggrapparsi, coloro che si mettono davanti a Dio vuoti di sé stessi, delle proprie convinzioni, dei propri pregiudizi e che accettano la proposta di diventare come Dio vuole per loro. Costoro si mettono in tal modo in condizione di far entrare Dio nella propria vita, lasciano che Dio li trasformi». Svuotati di tutto, protesi in ascolto di Dio, per loro Dio diventa la vera ricchezza, il loro compimento. Sono quelli che diventano più simili a Gesù Cristo. Questa è la via della santità, un percorso di svuotamento di sé stessi, nel quale deve realizzarsi non la nostra volontà, il desiderio di vendetta, offesa, sopraffazione sull’altro, di possesso di beni materiali, ma la volontà di Dio. Felici, beati, coloro che ci riescono!

Mons. Del Toso ha concluso ricordando che il compimento di questo cammino avverrà in cielo, quando potremo perfezionarci stando al cospetto di Dio, potendolo guardare per essere finalmente come lui vuole da noi: santi come lui è santo.

 *Segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie

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