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Il vero discepolo

Commento al Vangelo Lc 19,1-10

Il viaggio di Gesù giunge quasi al termine. È arrivato a Gerico, la città delle palme, la prima città che Israele incontra dopo i lunghi quarant’anni nel deserto. Undici chilometri lo separano da Gerusalemme. È la città più bassa della terra: siamo circa 200 metri sotto il livello del mare. Gesù in quella città farà due incontri importanti che sono anche per noi indicativi: Luca, dopo tutto questo camminare, ci indica finalmente chi è il vero discepolo. Il primo dei due incontri è quello con Zaccheo.

Luca ci descrive quest’uomo con due caratteristiche: capo dei pubblicani e ricco. Era capo dei pubblicani, quindi di mestiere faceva l’esattore delle tasse per conto dei romani, una persona odiatissima, perché non soltanto prendeva le tasse, ma lo faceva per conto degli oppressori romani, nascondendosi all’ombra dell’aquila romana. Per di più faceva la cresta perché i romani volevano semplicemente appaltare, poi non importava loro se gli esattori chiedessero di più; infine era idolatra perché utilizzava le monete imperiali su cui veniva stampato l’effige dell’imperatore.

Era odiato dai suoi cittadini. Naturalmente era ricco grazie alla sua attività illecita. Ecco, con queste due pennellate Luca ci descrive Zaccheo. Non dice nulla della sua vita privata, se aveva moglie, dei figli, non parla dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, della sua vita di fede ma quand’anche l’avesse, non potrebbe entrare dentro una casa né dentro il tempio perché è pubblicamente un peccatore. Nel racconto di Luca veniamo a scoprire che Zaccheo è un uomo curioso, molto curioso; egli non si contenta della sua vita, non è soddisfatto di quello che ha sentito su Gesù, ma vuole vederlo, vuole in qualche modo curiosare perché Gesù è una persona conosciuta. Di Gesù si parla lungo tutto l’asse del Giordano, in Galilea, fino in Giudea e Samaria.

Vuole vederlo a tutti i costi! Che bella questa caratteristica di Zaccheo: è curioso, non si è rassegnato alla vita, non si è abituato, ma vuole qualcosa, desidera. Siamo ciò che desideriamo! Il desiderio è una componente fantastica, straordinaria, è indispensabile nella nostra vita per non spegnerci, per non lasciarci andare! La curiosità è ciò che ci muove. Luca ci dice che Zaccheo è piccolo di statura, non è cresciuto tanto. Questa annotazione ci svela un mondo: possiamo immaginarci, senza forzare troppo la parola, cosa significa accettare un difetto fisico di quel genere, cosa vuol dire girarsi intorno e vedere sguardi che ti prendono in giro. Inoltre, possiamo immaginare anche il sentimento di vendetta nelle prese in giro dei suoi concittadini. Infatti, quasi a dispetto, i suoi concittadini non lo lasciano passare. Gesù passa per la strada, per il sentiero che attraversa Gerico, la gente si accalca e quando arriva Zaccheo che cerca di guardare di qua e di là, non lo lasciano passare.

A volte succede anche noi di attuare piccole vendette e così non permettiamo di far vedere Gesù! La folla glielo impedisce. Ho paura di una chiesa che diventi muro e non albero. Zaccheo però è uno tenace, corre avanti, va altrove, sa che la strada passa per un certo punto e va lì, sale su un albero in quel crocicchio. Che bello se fossimo tenaci come Zaccheo nel voler vedere Gesù! A volte anche noi possiamo fare così, anche noi possiamo dare appuntamento al Signore sapendo che ci sono dei luoghi in cui probabilmente passerà: la liturgia con la comunità, un ritiro, un pellegrinaggio, una passeggiata in montagna o al mare, un momento in cui facciamo spazio al silenzio, alla meditazione. Noi sappiamo dove possiamo incontrarlo ma non ci andiamo.

Zaccheo sa che il Signore passa per quell’incrocio e si arrampica sul sicomoro; bellissimo! Quanto vorrei che la chiesa diventasse non ostacolo, non muro, ma albero su cui ogni curioso, non importa quale sia la sua vita, possa arrampicarsi, possa venire per vedere passare Gesù. Il sicomoro appartiene alla famiglia dei fichi e il fico nella tradizione rabbinica è l’albero sotto cui meditano gli appassionati della torah, della parola. È Gesù che lo chiama: “Zaccheo scendi subito”, lo chiama per nome; Zaccheo significa il giusto, il puro (pensate un po’); Gesù vede in lui quello che gli altri non riescono assolutamente a vedere: uno che ha un percorso da fare, ma che ha già iniziato a farlo con la sua curiosità. Vuole poi andare in casa sua, cioè tutti lo evitano come il fuoco, come la peste, per non contrarre impurità, e Gesù non pone condizioni. Zaccheo non capisce più nulla e “subito scese” ci dice l’evangelista Luca. Gesù arriva ed egli gli offre quello che ha, un po’ da mangiare e poi fa un’affermazione che gli rovina la vita, dice: dono la metà dei miei beni ai poveri e se ho rubato restituisco quattro volte tanto. Fatevi due conti perché lui aveva sempre rubato, ha dovuto fare un mutuo per pagare quello che ha detto.

Zaccheo è completamente cambiato, Zaccheo ha accolto il Maestro nella sua casa e non ha capito più nulla, ma non gli importa se ha perso tutto, perché ha trovato il tesoro nascosto nel campo direbbe Matteo. Gesù conclude dicendo che oggi la salvezza è entrata in questa casa, oggi, in questa domenica in casa mia, in casa di Cristian, nel mio cuore, nel tuo cuore, se vuoi, il Signore viene, non pone condizioni! Questa pagina mette me e tutta la comunità in difficoltà, perché noi non riusciamo a essere così come Gesù. Noi abbiamo un po’ quest’idea: viviamo una situazione di peccato lontano da Dio, poi mi pento, faccio un gesto di conversione, chiedo perdono e Dio mi perdona. Quindi l’idea è: peccato, pentimento, perdono. Invece nel Vangelo non c’è scritto così. So che è molto forte quello che dico, ma c’è scritto: io pecco, Dio mi perdona, quindi mi pento.

Il pentimento è conseguenza del perdono incondizionato di Dio, dell’iniziativa di Dio. Guarda, se Gesù avesse detto fermandosi sotto il sicomoro “Zaccheo so che fai il pubblicano, se scendi, se vendi quello che hai e la metà dei tuoi averi li dai ai poveri e restituisci quattro volte tanto quello che hai rubato, io verrò in casa tua”, io sono certo che Zaccheo non sarebbe mai sceso perché si sarebbe sentito giudicato, non avrebbe avuto il coraggio davvero di avere in casa qualcuno che ancora una volta lo ha inchiodato a quello che lui è. A Dio non importa da dove partiamo perché è lui che ci viene incontro e più siamo lontani più ci viene incontro.

È una pagina stupefacente, bellissima che ci mette un po’ in crisi, ma che libera il cuore. Io mi sento un po’ Zaccheo, mi sento curioso, voglio vedere Gesù, sono disposto anche a correre avanti ad arrampicarmi per vederlo passare; io mi sento un po’ Zaccheo perché l’ho accolto nella mia casa e anche se non ho venduto tutto quello che ho, sono diventato suo discepolo. Coltiviamo la curiosità, diventa albero e non muro, stupisciti del fatto che Dio non pone mai condizioni, ma che perdona a prescindere e quel suo perdono suscita dentro di te una meraviglia di conversione. Deve essere un posto particolare Gerico visto che abbiamo lì Bartimeo nel Vangelo di Marco e qui Zaccheo in Luca come se il vero discepolato passasse per questa esperienza.

Con questa certezza, con questa consolazione vi auguro una splendida domenica!

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