Login

Lost your password?
Don't have an account? Sign Up

Nella casa di Betania

Al termine della celebrazione dei Primi Vespri con cui il Vescovo ha aperto l’Anno Pastorale 2022–23 due referenti dell’Equipe Sinodale Diocesana hanno presentato una sintesi programmatica sul proseguimento dei lavori per il Sinodo

Ci è apparso subito chiaro che il Sinodo è una grande opportunità per aprirsi ai tanti mondi che guardano con curiosità, attenzione e speranza al Vangelo di Gesù. In questo primo anno a livello nazionale si sono formati circa 50.000 gruppi sinodali, con i loro facilitatori, per una partecipazione complessiva di mezzo milione di persone. Più di 400 referenti diocesani hanno coordinato il lavoro, insieme alle loro équipe, sostenendo iniziative, producendo sussidi e raccogliendo narrazioni. Si è creata una rete di corresponsabili che è un primo frutto, inatteso, del Cammino e una risorsa preziosa per la sua prosecuzione.

Cammino, ascolto, accoglienza, ospitalità, servizio, casa, relazioni, accompagnamento, prossimità, condivisione, sono state parole che hanno risuonato continuamente nei gruppi sinodali e man mano che confluivano le sintesi diocesane, nel maggio 2022, l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella casa di Betania si è profilato come icona per il secondo anno.

Il secondo anno sinodale, dunque, sarà caratterizzato dai “Cantieri di Betania”, aperti in particolare a quanti non sono stati coinvolti nel primo anno. L’immagine del cantiere indica la necessità di un lavoro che duri nel tempo, che non si limiti all’organizzazione di eventi, ma punti alla realizzazione di percorsi di ascolto ed esperienze di sinodalità vissuta, la cui rilettura sia punto di partenza per la successiva fase sapienziale. Betania diviene scuola e modello di discepolato e di accoglienza. Marta e Maria non sono due figure da contrapporre, anche nel nostro stile ecclesiale, ma complementari e uniche: se ci crediamo davvero, infatti, ciascuno di noi è immagine di Dio, e sta a noi capire che volto di Chiesa vogliamo essere ed esprimere.

Marta è la padrona di casa, irrequieta donna del movimento; Maria è seduta in atteggiamento di umiltà e ascolto ai piedi del Maestro. Gesù si reca a Betania per Marta, per liberarla dalla schiavitù di un moto perpetuo e aiutarla a ricentrarsi su di Lui. Nel “servirsi” di Maria per aiutare Marta, Gesù ci indica ancora una volta come sia necessario lavorare insieme. Non ci si salva da soli: Marta e Maria hanno bisogno l’una dell’altra, è il loro, e il nostro, comune destino, probabilmente non abbiamo ancora preso davvero sul serio il mandato del Papa: «Il cammino sinodale è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio».

In questo senso, nessuno di noi può permettersi di essere nostalgico del passato, ma neanche di un futuro che è da costruire. Siamo chiamati oggi a vivere non la moda di un ennesimo piano pastorale, ma di rinnovare il cuore stesso della vita della Chiesa con uno stile e una capacità di ascolto nuovi. Lo scopo non è tanto quello di produrre un nuovo documento ma quello di avviare una nuova esperienza di Chiesa.

L’ascolto della Parola di Dio e delle esperienze di vita, a cui segue quello delle risorse interiori dei compagni di viaggio, crea quel clima di discernimento comunitario che evita logiche di contrapposizione o dibattiti superficiali e permette di ricercare una vera sintonia, lasciando risuonare la voce dello Spirito.

I Cantieri sui quali lavorare insieme sono 3:

  1. Il cantiere della strada e del villaggio ci condurrà all’ascolto dei diversi mondi in cui i cristiani vivono e lavorano; e saremo chiamati a curare maggiormente l’ascolto di quegli ambiti che spesso restano in silenzio o inascoltati; Innanzitutto il vasto mondo delle povertà: indigenza, disagio, abbandono, fragilità, forme di emarginazione, sfruttamento, esclusione o discriminazione (nella società come nella comunità cristiana), e poi gli ambienti della cultura (scuola, università e ricerca), delle religioni e delle fedi, delle arti e dello sport, dell’economia e finanza, del lavoro, dell’imprenditoria e delle professioni, dell’impegno politico e sociale, delle istituzioni civili e militari, del volontariato e del terzo settore.
  2. Il cantiere dell’ospitalità e della casa: le comunità cristiane attraggono quando sono ospitali, quando si configurano come case di Betania;

Emerge il desiderio di una Chiesa plasmata sul modello familiare meno assorbita dall’organizzazione, più impegnata nella relazione, più attenta alla cura della casa comune. Questo cantiere ha il compito di approfondire l’effettiva qualità delle relazioni comunitarie e la tensione dinamica tra una ricca esperienza di fraternità e una spinta alla missione che la conduce fuori.

  1. Il cantiere delle diaconie e della formazione spirituale: tornando a Betania e alle due donne che accolgono Gesù, avremo modo insieme di riflettere sul fatto che l’ascolto è il cuore del servizio e il servizio l’espressione dell’ascolto.

Un servizio che non parte dall’ascolto crea dispersione, preoccupazione e agitazione; è una rincorsa che rischia di lasciare a terra la gioia. Occorre radicare l’azione nell’ascolto della Parola di Dio e dei fratelli, questo può distinguere la diaconia cristiana dall’impegno professionale e umanitario. Il primo obiettivo di questo cantiere sarà, allora, quello di riconnettere la diaconia con la sua radice spirituale che sa scoprire Dio in ogni essere umano. Questo cantiere sarà anche l’occasione per riflettere sulle questioni legate alla formazione dei laici, dei ministri ordinati, di consacrate e consacrati; le ministerialità istituite, le altre vocazioni e i servizi ecclesiali innestati nella comune vocazione battesimale del popolo di Dio-sacerdotale, profetico e regale-. Questo cantiere sarà anche l’occasione per riflettere sulla centralità delle figure di Marta e Maria che richiama esplicitamente il tema della corresponsabilità femminile all’interno della comunità cristiana.

Circa questi 3 cantieri è superfluo ricordare che ciascuna Chiesa locale ha la piena libertà di decidere come concretizzarli all’interno del proprio contesto specifico, oltre alla possibilità di attivare un quarto cantiere, legato alla particolarità della realtà diocesana. Il metodo più fecondo sperimentato già nei lavori dell’equipe diocesana e negli incontri con le comunità parrocchiali, nel primo anno di cammino, abbiamo riscontrato essere quello di un ascolto che va in profondità e che diviene discernimento. Per favorire poi il processo di- restituzione in itinere- delle varie esperienze a livello regionale e nazionale i referenti delle equipe diocesane a partire da gennaio 2023 saranno impegnati in incontri di più ampio respiro territoriale.

Occorre fare forza su cinque cardini che aiuteranno a traslare in modo funzionale il programma operativo:

  1. definire l’obiettivo, sulla base esperienziale dello scorso anno;
  2. rilanciare il ruolo determinante dell’equipe sinodale e di coloro che nelle parrocchie hanno contribuito ad articolare il percorso;
  3. analizzare ulteriormente le sintesi diocesane;
  4. riproporre il metodo sperimentato (conversazione spirituale);
  5. potenziare il rapporto con la pastorale ordinaria che deve essere pensata sulla base di quanto emerso dagli ascolti.

Adesso tocca a noi, TUTTI-singoli, gruppi, comunità; capire se vogliamo guardare i cantieri fuori dai cancelli, come i pensionati delle vignette, o esserne convinti operai.

Grati allo Spirito Santo, che ci chiama a costruire con paziente dedizione i legami ecclesiali e ci fa diventare “Chiesa in uscita” diciamo il nostro SI con affidamento sincero e semplice. C’è “un mondo” dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani che oggi ci sembra irraggiungibile. Ci sono “fronti” che solitamente non consideriamo, non raggiungiamo e non coinvolgiamo. Ci sono condizioni di vita complesse e in difficoltà da riconoscere.

Si migliora attraversando e gestendo i conflitti della vita ordinaria, sanando il troppo daffare, i molti servizi, autenticandoli nell’ascolto profondo che scaturisce dall’accoglienza della Parola. Si cercano insieme ragioni nuove di vita e di speranza. Una semplice casa può apparire troppo piccola, e così anche un’isola ci può apparire troppo stretta, eppure una casa piccola come quella di Betania ci insegna che ciascuna realtà può avere porte e finestre aperte e diventare luogo di incontro e di nuove partenze, spazio di vita condivisa.

di Pina Trani – Referente dell’Equipe
e Angelo Di Scala – Membro dell’Equipe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*
*