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Donne, Poesia e Amore della Sapienza

Giovedì 13 e venerdì 14 ottobre 2022 presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione s. Tommaso in Napoli si è tenuto il Convegno nazionale di studi “Donne, poesia e amore della Sapienza” per riflettere – ha detto il decano prof. F. Asti – sulle donne, sul pensiero delle donne, sulla teologia delle donne, perché non esiste solo e soltanto il linguaggio maschile nel descrivere l’esperienza di Dio, ma c’è il linguaggio femminile che noi spesso non conosciamo.

Il primo giorno ha presieduto e moderato la prof. Carmela Bianco, insegnante di Filosofia della politica, che ha introdotto la relazione della prof. Chiara Sanmorì, insegnante di Archeologia cristiana e Greco biblico, dal titolo “Modelli di santità al femminile – Una prospettiva storica”.

La prof. Sanmorì ha offerto alla riflessione come, nelle grandi svolte epocali della storia, l’universo femminile e in particolare i modelli di santità declinati al femminile abbiano rappresentato una componente essenziale per la Chiesa e la vita della comunità cristiana in generale.

Uomini sono gli autori che redigono gli atti e le passioni dei martiri, uomini sono coloro che riconoscono la santità o la testimonianza delle donne. La fama di santità invece appartiene al popolo cristiano, che riconosce l’esemplarità delle vite di queste donne, prima ancora del pensiero. Ma qualcosa oggi con papa Francesco si sta muovendo e anche nel recente Convegno del Dicastero “La santità oggi” troviamo alcune donne.

Nella Chiesa delle origini sono presenti martiri donne e madri. Giganteggia Perpetua, tanto in Oriente quanto in Occidente. La passio, cioè il resoconto di quegli attimi, scritta in latino e anche in greco, è oggetto di molti studi.

Felicita condivide con Perpetua il dramma della maternità vissuta in prigione e nella prospettiva certa della condanna, insieme ai catecumeni e a Saturo il loro catechista. Affrontano il martirio nel 203 d.C. nell’Anfiteatro di Cartagine il 7 marzo. L’anonimo redattore, che è testimone oculare dei fatti, cuce il racconto della vicenda intorno ai Diari scritti di proprio pugno da Saturo e soprattutto a quello di Perpetua che è il più ricco. Quest’ultima testimonianza è dunque scritta da una donna che è anche voce narrante. È straordinaria la sua umanità quando descrive la sofferenza e la preoccupazione per la salvezza del proprio bambino che lei sta ancora allattando. Perpetua lotta contro tentazioni che rappresentano una prima forma di martirio: spirituale, morale. Il distacco dagli affetti familiari in primis il figlioletto, un padre che non capisce la sua scelta, il dolore per la disobbedienza a questo padre che vuole distoglierla. Per poi affrontare le belve feroci nell’arena.

Il suo essere donna non la rende defilata rispetto agli altri martiri. E in lei, trascendendo la sua condizione naturale, si realizza – attraverso la grazia del battesimo, l’unzione dello Spirito Santo, il nutrimento eucaristico –   quanto s. Paolo scrive: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28). Dando, Perpetua, una duplice testimonianza: all’esterno e all’interno della Comunità.

S. Girolamo – ha continuato la prof. Sanmorì – caldeggia per le donne la preghiera, lo studio e l’interpretazione della Scrittura perché vengono liberate dai gravami della maternità, dalla sudditanza al marito e dalle preoccupazioni mondane.

La santità delle donne poi non è considerata da meno di quella degli uomini. Una santità particolare è quella all’interno del matrimonio. Ce ne parla s. Girolamo, lo testimoniano Tertulliano e sua moglie, Paolino e Terasia, Melania e suo marito: militanza di entrambi nelle fila del Signore, fedeltà, vita pia, sostegno vicendevole, amore e custodia reciproci, castità e continenza dopo aver avviato la discendenza, preghiera in comune, istruirsi l’un l’altro, istruzione cristiana dei figli, perché dove ci sono i due sposi c’è anche Cristo. Teologicamente e antropologicamente questa dimensione è stata valorizzata nella Chiesa nel XX e XXI secolo.

Anche i coniugi Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini diventano santi insieme. Sono la prima coppia di sposi canonizzati da s. Giovanni Paolo II nel ventesimo anniversario dell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio. La santità di questa coppia è espressa soprattutto negli scritti di Maria Corsini che sono bellissimi: vibrano e veramente cantano, come un Cantico dei cantici moderno, l’amore per lo sposo e l’amore condiviso per Cristo.

Recentemente la Chiesa ha riconosciuto la santità anche dei coniugi Martin, i genitori s. Teresina di Lisieux.

Tutto questo ha radici nel Concilio Vaticano II. La Lumen Gentium del ‘64 restituisce alla Chiesa l’importanza del laicato e porta quindi all’interno dell’ago della chiamata a essere cristiani la santità come vocazione di tutti i battezzati nella specificità poi di ogni stato di vita.

Una santità nei monasteri e nei conventi, dunque, e anche nel focolare domestico, come la santità della porta accanto. Papa Francesco in Gaudete et exsultate parla di una classe media della santità che caratterizza il popolo di Dio paziente.

Il Concilio Vaticano II e il magistero di s. Giovanni Paolo II sono una parola profetica in quella civiltà occidentale nella quale, già nei primi del ‘900, oltralpe e in Italia, il femminismo e alcuni intellettuali importanti, il ’68 e la rivoluzione sessuale hanno cercato di scardinare dalle fondamenta la santità e la stessa civiltà separando l’amore dal matrimonio, la sessualità dall’amore, la procreazione dall’atto sessuale e più recentemente l’identità di genere dal dato di natura.

Sul corpo delle donne si è combattuto e si combatte una battaglia culturale. La strada dell’emancipazione femminile, in sé buona, è passata PERO’ attraverso l’aborto, la contraccezione e il divorzio arrivando a decostruire non solo la famiglia cristiana ma addirittura lo stesso concetto di famiglia. Non per questo, infatti, le donne sono più felici.

Ogni giorno accendiamo la televisione e vediamo quanti femminicidi ci sono, quanto la pornografia svilisce non solo l’amore ma è violenza di fondo verso le donne, pensiamo come i canoni di bellezza – che sono imposti in genere dall’universo maschile – vogliano condurre all’interno di schemi quasi inarrivabili (altro che modelli di santità!), che addirittura spesso portano giovani donne alla tragedia dell’anoressia. Cioè, le donne non sono più felici.   

Nel corso delle udienze generali, fra il settembre del ’79 e il novembre dell’84, Giovanni Paolo II ha elaborato e presentato ai fedeli quella che lui stesso chiama la Teologia del corpo e ne è conseguita la Lettera Apostolica Mulieris dignitatem, dalla quale – auspicandone la lettura perché dà alla donna il compito di attuare nel proprio essere donna il piano di Dio e quindi la sua santità – la prof. Sanmorì ha preso le parole per la sua conclusione:

La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani, che attendono l’amore gratuito di un’altra persona; per le donne che vegliano sull’essere umano nella famiglia, che è il fondamentale segno della comunità umana; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale; per le donne «perfette» e per le donne «deboli» per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità; così come sono state abbracciate dal suo eterno amore; così come, insieme con l’uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo, la «patria» degli uomini e si trasforma talvolta in una «valle di pianto»; così come assumono, insieme con l’uomo, una comune responsabilità per le sorti dell’umanità, secondo le quotidiane necessità e secondo quei destini definitivi che l’umana famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell’ineffabile Trinità.

La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del «genio» femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti i frutti di santità femminile.

La Chiesa chiede, nello stesso tempo, che queste inestimabili «manifestazioni dello Spirito» (cf. 1 Cor 12, 4 ss.) che con grande generosità sono elargite alle «figlie» della Gerusalemme eterna, siano attentamente riconosciute, valorizzate, perché tornino a comune vantaggio della Chiesa e dell’umanità, specialmente ai nostri tempi. Meditando il mistero biblico della «donna», la Chiesa prega affinché tutte le donne ritrovino in questo mistero se stesse e la loro «suprema vocazione».

Maria, che «precede tutta la Chiesa sulla via della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo», ottenga a tutti noi anche questo «frutto».

La prof. Bianco ha aggiunto: “Sì, purtroppo, forse tutta questa libertà si è tradotta in altro. Non è proprio libertà ma è un libertinaggio, quindi una libertà senza responsabilità che diventa un danno per molti aspetti. E speriamo di ritornare al livello di santità. Anche in famiglia”. Continua…

di Angela Di Scala
Immagine di copertina: i coniugi Quattrocchi Beltrame

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