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Equinozio

Ciao bambini! Bentrovati! Dopo l’inizio della scuola, c’è un altro inizio che affrontiamo proprio in questi giorni: l’autunno! Sì, bambini, l’estate finisce ufficialmente per dare il benvenuto alla stagione di mezzo che ci prepara, con i suoi colori caldi e i suoi meravigliosi tramonti, all’arrivo dell’inverno! Ma cosa c’è di così speciale nel cambio di stagione? Lo sappiamo bene che ogni mese ha le sue caratteristiche e che si ripete ogni anno: che senso ha sottolinearlo? Beh, questo è vero, possiamo vivere benissimo senza farci caso, ma è anche vero che il Signore ci insegna a guardare e a vivere tutto in maniera speciale, dando importanza al tempo, al creato e soprattutto alle persone! Perché ognuno di questi aspetti è un dono gratuito fatto da Dio, non sempre meritato, e il cristiano è colui che riconosce tutto questo, vivendo la propria vita con gratitudine, amore, pietà e fede in vista del raggiungimento della vita eterna! Domenica 24 settembre, Gesù, ci insegnerà proprio questo! E noi, con l’aiuto dell’imminente Equinozio d’Autunno, potremo aiutarvi a capire meglio cosa intende! Cosa vuol dire Equinozio, bambini? Letteralmente significa “giorno uguale alla notte” nel senso che la notte ed il giorno hanno la stessa durata. Esattamente come due vite, che avendo lo stesso tempo a disposizione, possono essere vissute in maniera molto diversa.

Il Vangelo di Luca ce ne fa un esempio: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». Cari bambini, è facile capire come il ricco abbia vissuto una vita agiata a differenza di Lazzaro, ma non è questa la sua colpa.

Il peccato del ricco sta nel fatto che ha vissuto ignorando volontariamente chi avesse bisogno: Lazzaro. Lazzaro, inoltre, non era uno sconosciuto ai suoi occhi e lo dimostra il fatto che, dopo la morte, lo riconosce e lo chiama. Quindi, il ricco conosce Lazzaro, sapeva della sua esistenza, ma quando era in vita ha scelto di ignorarlo, non badando alla sua fame e alle sue sofferenze. Non è solo una questione di cibo, sapete? Ma anche di conforto, di affetto e di vicinanza. Al ricco non è importato nulla di lui, eppure, dopo la sua morte, ha la sfacciataggine di chiedergli aiuto perché, ora, chi è in difficoltà è lui stesso. Questo dimostra, che in morte, come in vita non ha imparato nulla. Il suo egoismo continua a renderlo cieco tanto da non capire che anche i suoi cari, rimasti in vita, non imparerebbero nulla dalle raccomandazioni di Lazzaro perché non sono quelle che potrebbero convertirli: solo Dio può cambiare il cuore e solo la nostra volontà di aprirglielo può permetterGli di farlo. Quindi, cari bambini, abbiamo visto come vivere nella notte del nostro cuore possa rendere la nostra vita, anche eterna, così diversa da chi, invece, con amore e umiltà, la vive alla luce del giorno, anche se con più sofferenze. Perché è Gesù il nostro sole, è Gesù la luce della nostra salvezza, è Gesù che fa la differenza nell’Equinozio della nostra vita. Nessuno promette che sia facile, cari bambini, ma Gesù promette che, di sicuro, sarà ricompensata dal suo Amore Eterno!

Buon Equinozio a tutti!

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