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Una figura di eccezionale rilievo entra nella storia

Sergio Mattarella: “Se ne ricorderà l’autorevole saggezza e l’altissimo senso di responsabilità”

“Una figura di eccezionale rilievo entra nella storia. Se ne ricorderà l’autorevole saggezza e l’altissimo senso di responsabilità, espresso soprattutto nella generosità di spirito con la quale la Sovrana ha consacrato la sua lunga vita al servizio dei cittadini britannici e della più ampia famiglia del Commonwealth. Nel corso di sette decenni ha rappresentato per milioni di donne e uomini un esempio di dedizione, mantenendo uno sguardo sempre rivolto al futuro e alle esigenze dei tempi che ha attraversato”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio di cordoglio a Carlo d’Inghilterra per la scomparsa della Regina Elisabetta II, morta oggi a 96 anni. “Il popolo italiano e i suoi rappresentanti istituzionali che hanno avuto l’onore di incontrare la Regina Elisabetta II ne hanno potuto ammirare la straordinaria levatura e l’ineguagliabile personalità”, ha aggiunto il Capo dello Stato che ha voluto esprimere “a Vostra Maestà, alla famiglia reale e a tutti i cittadini del Regno Unito le più sentite condoglianze della Repubblica Italiana e mie personali”. “Con sentimenti di intensa partecipazione al lutto della famiglia reale e del Regno Unito, rinnovo le espressioni del profondo cordoglio dell’Italia ed esprimo – ha concluso Mattarella – fervidi voti augurali per l’inizio del regno di Vostra Maestà”.

Il cardinale Arthur Roche: immensa tristezza per la morte della Regina

Fede cristiana, servizio alla nazione, gentilezza e empatia, hanno fatto di Elisabetta II una Sovrana amata da tutti. Questo nelle parole di cordoglio del cardinale Arthur Roche, arcivescovo emerito di Leeds, Prefetto del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti

In un breve messaggio, dopo aver appreso la notizia della morte della Regina Elisabetta II, il cardinale inglese Arthur Roche prefetto del Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti tratteggia la figura della sovrana e esprime i sentimenti di cordoglio di tutti coloro che lavorano presso la Santa Sede e che provengono dalla Gran Bretagna, dall’Irlanda del Nord e dai Paesi del Commonwealth. Nella sua dichiarazione, la sottolineatura che la defunta Regina si è dedicata “senza sosta al servizio del suo popolo, ma lo ha anche affidato alla protezione di Dio”.

“Quelli di noi che lavorano nella Santa Sede e provengono dalla Gran Bretagna, dall’Irlanda del Nord e dai Paesi del Commonwealth, hanno appreso con immensa tristezza la notizia della morte di Sua Maestà la Regina Elisabetta II.

Dal momento della sua ascesa al trono nel 1952, dopo la morte del padre re Giorgio VI, non solo si è dedicata senza riserve a servire il suo popolo, ma lo ha anche affidato alla protezione di Dio.

La sua fede cristiana, espressa tante volte nei suoi messaggi annuali di Natale e in altre occasioni, sono stati momenti di straordinaria testimonianza della sua fede, del Vangelo e dei valori del bene comune, della vita familiare, della pace e della concordia tra i popoli.

La sua gentilezza e la sua empatia per la gente, le sue doti di statista e l’amore per il suo popolo nei molti Paesi, culture e religioni del Commonwealth hanno testimoniato un legame ininterrotto e unico di dedizione al servizio degli altri. È stata molto amata da tutti.

Seguendo la promessa fatta nella sua famosa trasmissione radiofonica all’età di 21 anni nel 1947, è rimasta salda fino al momento della sua morte, adempiendo alle sue stesse parole: ‘Dichiaro davanti a tutti voi che tutta la mia vita, lunga o breve che sia, sarà dedicata al vostro servizio'”.

Riposi in pace

Justin Welby, primate anglicano: “ci ha aiutato a dare un significato a chi siamo” “Mentre piangiamo tutti insieme la Regina, sappiamo che, nel perderla, abbiamo perso una persona la cui lealtà irremovibile, capacità di servizio e umiltà ci ha aiutato a dare un significato a chi siamo attraverso decenni di straordinari cambiamenti nel nostro mondo e nella nostra società”, scrive Justin Welby, arcivescovo di Canterbury e  primate della comunione anglicana. “Anche se il nostro dolore è profondissimo ancora più profonda è la nostra gratitudine per la capacità di sua maestà appena scomparsa di servire il Regno Unito e il Commonwealth. Attraverso periodi di guerre e difficoltà, attraverso stagioni turbolente e di cambiamento e attraverso momenti di gioia e celebrazione siamo stati sostenuti dalla sua fede in che cosa e chi siamo chiamati ad essere”.
“Nei giorni più duri della pandemia la Regina ha parlato con forza della luce che nessun male può sconfiggere e come ha fatto in passato ci ha ricordato una verità profonda su noi stessi, che siamo gente di speranza che ci preoccupiamo gli uni degli altri”.

Fonte: Alberto Baviera – SIR
Immagine: La Regina Elisabetta e il consorte in una foto di famiglia (AFP and licensors)

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