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La via della croce è la via dell’amore, dare il primato a Cristo

Omelia di Mons. Pascarella in occasione dei festeggiamenti per San Giovan Giuseppe della Croce – Domenica 4 settembre presso la chiesa di Maria SS Assunta

Sap 9,13-18; Fm 9b-10.12-17; Lc14,25-33

Non conta l’occasione, non importa quale festeggiamento sia in corso, il nostro Vescovo Gennaro non manca mai di ricordare dove punta l’ago della nostra bussola, quale sia il centro e il motivo delle nostre celebrazioni, oltre che della nostra vita. Anche il ricordo di un santo come San Giovan Giuseppe della Croce che è nel cuore di tanti fedeli, non è altro che una ulteriore indicazione che va nell’unico senso possibile per un cristiano: «Noi non seguiamo una dottrina, un’idea, una morale, ma una persona: Gesù Cristo», ha detto il Vescovo nell’omelia di domenica mattina.

La Chiesa cammina nei secoli seguendo una certezza – ha proseguito il Vescovo citando un passo della Lettera Apostolica di san Giovanni Paolo II, Novo Millennio ineunte – che Cristo è con noi sempre e da questa certezza noi possiamo e dobbiamo attingere la forza per affrontare le incertezze della vita. Anche a Pietro subito dopo il famoso e ispirato discorso rivolto ai Giudei e agli abitanti di Gerusalemme, che troviamo negli Atti degli Apostoli (At 2,37) fu chiesto: “Ma noi, che cosa dobbiamo fare?”. Non abbiamo certo formule magiche, né sarebbe giusto illuderci che possiamo risolvere tutto, ma bisogna interrogarsi con ottimismo, senza sottovalutare o sopravvalutare i problemi, avendo nel cuore la certezza che il Risorto è con noi. La celebrazione eucaristica – ha precisato il Vescovo – non è altro che rinnovo di questa certezza legata alla promessa che Gesù ci ha fatto.

Nei santi non dobbiamo fare altro che vedere il modello di perfezione di vite che hanno creduto incessantemente e in modo totale a tale promessa, affidandosi totalmente all’amore di Dio, mettendosi senza esitazioni alla sequela di Cristo. I santi hanno dato senza esitazione nella loro vita il primato al Signore e si sono lasciati da lui illuminare. Il Vescovo ha poi proseguito commentando il brano del Vangelo di Luca proposto per la Liturgia della Parola, nel quale troviamo il paradigma da seguire per essere alla sequela di Gesù ed essere veri discepoli. Gesù infatti fa un breve elenco di ciò che è necessario per seguirlo e ritenersi suo discepolo. Si tratta di pochi ed essenziali punti, che ad un primo sguardo possono sembrare complessi. Innanzitutto egli elenca come requisito l’amore incondizionato a lui. Gesù con fermezza parla anche degli affetti più sacri per l’uomo, l’amore per il padre e la madre, per i propri figli, per i propri fratelli, ma lui, egli dice deve essere amato di più, con lo stesso amore che egli dà a noi, un amore che non è mai dimezzato. Lo Spirito Santo, che ci è stato donato con il Battesimo, ci rende capaci di tale amore, ci rende capaci di amare Dio come lui ama noi. Se diamo il primato a Cristo tutti gli altri affetti, tutta la nostra vita, si allineerà in modo diverso e più ordinato e anche gli affetti più cari avranno maggiore valore, poiché sarà bandito il possesso e l’egoismo e tutto sarà più puro e sano. Il secondo requisito è prendere la propria croce.

L’amore senza fine di cui sopra si manifesta in modo inequivocabile nel sacrificio della Croce, con la consapevolezza – ha precisato il Vescovo – che non è la sofferenza che ci salva, ma l’amore grande di Cristo per noi: «Gesù vive la sofferenza nell’amore, soffre per amore, non ama soffrire. La Croce è passaggio verso la vita, portare la Croce significa imparare ad affrontare la vita con la logica dell’amore e dell’offerta di se stessi». Prendere la Croce nella nostra vita significa accettare anche i propri limiti, agire con umiltà, dedicarsi agli altri, ma anche rinunciare ai beni terreni, che non è esattamente vivere in povertà, ma soprattutto abbandonare l’attaccamento ai beni materiali per acquisire la mentalità della condivisione, della comunione dei beni. Il Vescovo ha concluso invocando l’intercessione di san Giovan Giuseppe della Croce affinché possiamo avere in dono la sapienza dello Spirito Santo che ci rende degni di essere discepoli di Cristo.

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