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Qualche volta puoi sederti anche al primo posto!

Commento al Vangelo Lc 14,1.7-14

È estremamente bello il percorso che il Vangelo ci ha fatto fare in queste settimane d’estate; ormai intravediamo la fine dell’estate e il Signore ancora ci aiuta a scoprire qual è questa famosa porta stretta in cui siamo invitati a entrare. Il Vangelo, se preso sul serio, ci fa entrare completamente nella dimensione della verità profonda di noi stessi, ci fa scoprire la nostra anima, scoprire cosa ci stiamo a fare. Gesù oggi parla di un atteggiamento molto diffuso, abbastanza normale, cioè del fatto che nel restaurato tempio di Gerusalemme si era ricreata la classe sacerdotale e, avendo di nuovo avuto un una certa visibilità, i sommi sacerdoti (quelli in carica e quelli decaduti) spesso erano invitati a cena; allora in questa occasione Gesù racconta questo episodio molto semplice dicendoci di non metterci ai primi posti, perché uno che si sente un po’ così, che si valuta un po’ troppo e che, quando va, poi gli dicono di spostarsi, fa una figura veramente meschina.

Valutarsi troppo, riflettevo in questi giorni, è qualcosa di connaturale. Dentro di noi sappiamo che c’è tanto che possiamo dare, che valiamo tanto; percepiamo di valere, percepiamo che dentro di noi ci sono delle forze, delle potenzialità che possiamo mettere in essere. E sappiamo quanto sia difficile emergere e dimostrare tutto questo.  Mentre pensavo, dicevo cosa sarà di me fra 100 anni, fa 150 anni? Se va bene, ci sarà forse qualcuno che si ricorderà di me, ma niente di più. Allora chi siamo veramente? Cosa significa farsi conoscere? Come vivere sereni con questo desiderio? Il mondo ci dà una risposta e la risposta è combattere, vincere, esserci, “uno su mille ce la fa” anche a discapito di tutti gli altri. La parola ci sottolinea che questo modo di fare esclude, ci illude dicendoci che in fondo in fondo devi combattere. Pensate solo quante battaglie inutili sui social. È una specie di lotta alla sopravvivenza. La parola di oggi emerge prepotente nel dire “tu vali”, tu vali! Non hai bisogno di essere uno su mille, tu sei l’unico, il solo, l’originale e nella logica di Dio è davvero qualcosa di profondo, ma non come magra consolazione – visto che siamo sfigati allora diciamo Dio ci vuole bene -, non è così. La scoperta di un Dio che segna il tuo nome sul palmo della mano, di un Dio per cui sei talmente prezioso che conta tutti i passi che fai, un Dio che alla fine della fiera sa esattamente chi sei, dove vai, che cosa fai, è qualcosa di straordinario. Se ti guardi intorno nelle relazioni, nella famiglia, negli amici, nei ragazzi questo bisogno giustamente di esserci, di contare, di valere, rischia di farci travolgere dalla massa e cadere in compromessi. Dobbiamo impegnarci a dire ai nostri ragazzi che essi sono un miracolo, tu sei un miracolo, ciascuno di noi è un miracolo; essere un miracolo non vuol dire che siamo delle belle persone necessariamente, perché in noi ci sono delle ombre, ci sono cose che non funzionano, ma la verità è qualcosa di molto diverso. Non rimpiangere il momento in cui hai desiderato di essere notato dai big, dal superiore o dal datore di lavoro. Lavora per la tua libertà interiore. Io faccio ciò che mi rende grande agli occhi di Dio, non agli occhi di chi conta, della mia famiglia, del mio datore di lavoro e a volte addirittura anche della chiesa. Tu vali per quello che sei, dunque scopri chi sei, perché io ho bisogno di te, di quello che sei e questa è la grande notizia di oggi! Non c’è bisogno di metterti ai primi posti, dice Gesù. Attenti anche all’atteggiamento contrario: quando propongo a qualche amico di fare qualcosa di bello, rispondono sempre no perché è una manifestazione di orgoglio, di mettersi in mostra, di emergere; che sciocchezze!

Questo è il vittimismo cattolico. Se tu sei capace di spezzare la Parola, lo devi fare! Ecco allora la bella parola di questa fine estate: tu vali. Non hai bisogno di emergere nella logica del mondo, ma emergi in quest’altra logica che è la logica di Dio: puoi fare tutta la vita il casalingo, la casalinga, il fabbro, il falegname senza fare nulla di straordinario, avere anche una vita un po’ meschina come quella di tutti, ma agli occhi di Dio sei un capolavoro e su questo capolavoro puoi costruire la tua vita e soprattutto la tua felicità. Allora capiamo quello che Gesù ci dice sull’umiltà, che non è la depressione dei cattolici; c’è un brutto rapporto nella chiesa e nei cristiani con l’umiltà, quasi come se dovessimo scoraggiarci, mortificarci per fare un complimento a Dio. La parola umiltà deriva dal latino “Humus” che è la terra feconda, quindi porta in sé due concetti, quello della concretezza, del senso del limite e nello stesso tempo della fecondità. Nella logica di Dio ho imparato quanto valgo e ho imparato anche i miei limiti che non sono una gabbia ma sono l’ambito sicuro entro cui Dio mi ha posto. È proprio a partire dai limiti che io posso costruire qualcosa di grande, fare della mia vita un giardino, della mia anima uno spettacolo. L’umiltà è questo: valgo agli occhi di Dio, ho misurato e sperimento il mio peccato, il mio limite, la mia paura, ma questo non mi impedisce di essere ciò che Dio vuole. Insomma un Vangelo bello, impegnativo che forse sarebbe da meditare nel nostro piccolo. Una bellissima domenica ci aspetta sapendo che ciò che siamo ha un valore immenso agli occhi di Dio! Buona domenica!

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