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Io resto dietro

Ecco bambini! Ci siamo! Siamo in dirittura d’arrivo: agosto è quasi terminato! Se vi chiedessimo di fare un piccolo riassunto di quest’estate, che cosa ci raccontereste?  Ovviamente quello che avete fatto e dove siete stati, ma se vi chiedessimo di dirci, in tutta onestà, come vi siete comportati, sapreste rispondere? Sapete una cosa, bambini? Non è sempre così facile capire come siamo, anzi non lo è affatto! È un po’ come guardarsi la pancia sotto la maglietta per vedere cosa succede dentro: è una cosa di cui noi non siamo capaci, a meno che, chi lo sa fare, non ci dia la possibilità di capirlo.

E chi è che lo sa fare? Gesù ovviamente! Lui conosce tutto di noi, dentro e fuori, ma la Sua specialità è il nostro cuore e tutto quello che viene fuori da lì. È per questo che, in quest’ultima domenica di agosto, ci insegnerà l’umiltà. Ci troviamo nel Vangelo di Luca, è sabato e succede questo: Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarà beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».  Cari bambini avete ascoltato bene? C’è una frase importantissima che Gesù dice: “chi si umilia sarà esaltato…” ma cosa vuol dire esattamente umiliarsi? Per essere precisi, noi del “Kaire dei Piccoli”, siamo andati a cercare la parola umiltà nel dizionario ed abbiamo scoperto che ci sono due significati: il primo vuol dire “Virtù per la quale l’uomo riconosce i propri limiti, evitando ogni forma d’orgoglio e di superbia”; mentre l’altro significa “Bassa posizione sociale; povero”. Caspita bambini, come può una parola avere due significati così diversi? Anzi opposti! Ma, mentre ci stupivamo, ci siamo resi conto che questo è esattamente quello che accade tra noi e il Signore!

In che senso? Nel senso che, come il Vangelo ci conferma, le nostre azioni e i nostri pensieri sono spesso molto diversi da quelli di Dio Padre. È vero che, da sempre, nel nostro mondo, una persona per essere considerata di successo non deve essere povera, anzi, deve avere qualcosa in più degli altri: più abilità, o più potere, o più astuzia; insomma deve dimostrare di essere migliore degli altri: superiore. Ma per avere successo nel Regno di Dio, cari bambini, essere poveri è essenziale! È necessario cercare di non prevalere sugli altri, ma, piuttosto, mettersi al loro servizio, aiutarli con la consapevolezza che tutti abbiamo dei limiti e avere qualcosa in più degli altri non è necessario e, se proprio dobbiamo averlo, allora che sia una cosa sola: Gesù nel nostro cuore! Questo basta, cari bambini, anzi, questo è il tutto che riempie la nostra vita e quella di chi circonda se, con coraggio, decidiamo di far fare un passo indietro al nostro egoismo lasciando che a farsi avanti sia l’Amore del Signore!

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