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Il dono della fedeltà

Festeggiare gli anniversari è sempre una gioia, lo è ancor di più quando si tratta di vite consacrate al Signore e al servizio del prossimo, vite dedicate ad aiutare Dio a realizzare il suo Regno, con tutta la propria vita, le proprie opere e azioni quotidiane, rispondendo con obbedienza alla sua chiamata, senza esitazione e con ardore. Lo ha ricordato la celebrazione in Cattedrale di domenica mattina, 21 agosto scorso, presieduta da Mons. Pascarella, il quale ha ringraziato il Signore per il dono della vocazione nel 50° anniversario di suor Esperanza di Mater Ecclesiae, il 60° di suor Bernadetta Lombardi e il 70° di suor Assunta Iacono.
Nell’omelia, centrata sul tema di Gesù – porta stretta che conduce alla comunione con Dio – il Vescovo ha ricordato che è necessario partecipare ad ogni singola celebrazione eucaristica con ‘occhi penetranti’, in grado cioè di vedere il miracolo che si presenta in ogni Santa Messa sotto i nostri occhi: il corpo e sangue di Cristo nelle semplici specie del pane e del vino, un miracolo al quale i consacrati, che lo vivono quotidianamente, rischiano di assuefarsi. È necessario invece pregare il Signore per un rinnovato stupore al cospetto di tale miracolo, nella consapevolezza che Dio non si stanca mai di donarci il suo amore e la sua misericordia. Rivolgendosi alle consacrate presenti, il Vescovo ha precisato che nel giorno della consacrazione ha inizio una storia di fedeltà che dura tutta la vita, un percorso che porta a sviluppare al massimo il dono che Dio concede a tutti i battezzati, attraverso il dono di se stessi agli altri. Nel ringraziare le sorelle per la loro fedeltà, Mons. Pascarella ha anche aggiunto che la fede nel corso degli anni cambia modalità e stile: se negli anni della giovinezza risponde all’ardore iniziale con la forza delle opere, in seguito è possibile che le opere si diversifichino, per l’avanzare degli anni e il venir meno delle forze. Ciononostante, sebbene muti lo stile, non cambia il suo valore, la fede si esprime anche attraverso la preghiera, che diventa anche offerta. «Il dolore offerto a Dio è una delle forme di preghiera che arriva più in alto e si avvicina al grido di dolore di Gesù sulla croce, grido che poi si stempera nell’abbandono alla volontà di Dio. L’augurio è quello di potere sempre ritornare allo splendore della scintilla iniziale, quella che ha portato al ‘sì’ al Signore», ha così concluso il Vescovo.

Al termine della celebrazione suor Esperanza ha voluto ringraziare il Vescovo e i presenti in Cattedrale: «Per noi è una gioia vedere l’amore del Signore manifestato per mezzo dei suoi ministranti, ma anche vedere la presenza del popolo di Dio. Ci sentiamo parte della comunità, accolte con affetto». Suor Esperanza ha precisato che nel Vangelo si parla di porta stretta, ma questa a volte non è poi così stretta, poiché l’amore di Dio la rende più agevole. Quando si ama, l’amore fa miracoli e ci rende capaci – ha detto suor Esperanza – di grandi sacrifici. È soprattutto nei momenti più difficili della sua vita che ella ha fatto esperienza della vicinanza del Signore. L’augurio finale è la speranza di sempre nuove vocazioni che aiutino a realizzare il miracolo della salvezza.

Foto di Giovan Giuseppe Lubrano

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