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Salvezza a portata di tutti!

Commento al Vangelo Lc 13,22-30

Gesù sta percorrendo i villaggi con il volto indurito, sta salendo verso la Gerusalemme che uccide i profeti; è deciso a mostrare il volto del Padre fino in fondo. E brucia Gesù, brucia di amore, brucia di passione, di incontro con Dio, brucia come quando ci si innamora, quando si è travolti dall’entusiasmo per qualcosa. Credo che questo fuoco, questo bisogno di lasciarci accendere, di lasciarci divampare, di lasciarci plasmare di entusiasmo è ciò di cui abbiamo bisogno. Il cristianesimo fa vedere questo fuoco che divampa. Incendiate il mondo, ci aveva chiesto la parola la scorsa domenica. In questo cammino verso Gerusalemme, Gesù fa diversi incontri e anche stavolta un tale gli chiede qualcosa, come quell’uomo che lo interruppe e gli chiese di dividere l’eredità tra lui e il fratello (Lc 12,13). Stavolta pongono a Gesù una domanda sulla salvezza: «Signore sono pochi quelli che si salvano?». Naturalmente quell’uomo si sente tra quelli che si salvano. Oggi poco sentiamo parlare della salvezza e non sappiamo manco cosa sia. Pensiamo che la salvezza sia fare delle cose buone.

Al tempo di Gesù c’era una mentalità molto legalistica: bianco o nero, puro o impuro, dentro o fuori. Purtroppo abbiamo lo stesso concetto di salvezza. Ma la salvezza è fare delle cose che ci mettano dentro o fuori? No! Lo dico con forza! Gesù risponde stizzito a questa domanda chiedendo a quel tale di abbandonare l’idea che salvarsi sia fare delle cose. Gesù parla della porta chiusa proprio per chi fa le cose che gli vengono chieste! Il Vangelo dice: «“Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me!”». Ma come? Non si salva chi fa il bene, chi prega e va a messa? No! Bellissimo l’invito del profeta Isaia che in questa domenica ci grida: “Allargate le tende!”. La salvezza non è questione di fare ma di diventare. Io nel corso della mia vita devo allargare i miei orizzonti, allargare la mia giustizia; in una parola devo diventare Gesù! La porta si aprirà soltanto se il Padre vedrà Gesù dentro di me! Si aprirà soltanto se io sarò diventato Gesù! L’invito è veramente forte! Dio chiama ogni uomo a passare dall’ idea che ha di Dio nella propria testa al Dio di Gesù Cristo. Questa è la più grande fatica. Purtroppo possiamo fare i cristiani senza fare i discepoli. Pur facendo le cose di Dio non ci fanno diventare Lui. Ecco allora il bellissimo invito di Gesù a passare per la porta stretta. Anche qui abbiamo un immagine sbagliata di questa parola. Abbiamo sempre pensato alla porta stretta come una fatica, una penitenza o contrapporsi alle cose del mondo. Non è così. Le città fortificate erano composte da una cerchia di mura normalmente con una strada centrale che le attraversava (penso a Gerico); poi c’erano due torrioni di guardia da una parte e dall’altra con delle porte che erano le porte della città.

Ricordate nel Medioevo le grandi porte di quercia fasciate di ferro che venivano chiuse e poi vigilate durante la notte? Oltre a quelle porte c’era sempre anche un ingresso laterale, leggermente nascosto, una porta stretta in cui si entrava uno alla volta, magari abbassandosi, una sorta di porta di servizio in cui il nemico non sarebbe potuto passare agevolmente perché nemmeno la si conosceva. Gesù invita a passare per quella porta, cioè a seguire la sua logica, la sua visione di Dio. Non prendere il portone attraverso cui tutti passano (anche giusto), ma andiamo a cercare quella porticina che ti porta per altre strade! Ed è vero! Se tu hai scelto di essere cristiano ti vai a scegliere quella porta, che è la porta della giustizia, dell’innamoramento, del fuoco che divampa! È una porta che ti accende di desiderio di diventare come Gesù! Chi ha il fuoco della ricerca accesa va avanti! La lettera agli Ebrei dice ancora qualcos’altro su questa porta stretta, sulla logica di Dio. Ci parla di crescita, di maturazione come è un padre che mette sempre alla prova il proprio figlio. Attenzione capiamo bene: non Dio manda le prove, ma lascia libero il figlio di fare. Se avessi un figlio adolescente e volessi un po’ forgiare la sua forza di volontà, lo aiuterei a discernere come utilizzare il proprio tempo, a come non abusare dei videogiochi o cose del genere. Questo per lui sarebbe una prova, perché non assecondo quello che è il suo desiderio. Dio fa così: non asseconda i nostri capricci, ma permette di far diventare questi momenti un’opportunità. Ecco ancora una volta la logica di Dio che è la fatica di crescere. Ecco allora che il Vangelo di oggi ci invita a riprendere in mano la nostra vita; l’estate più o meno volge al termine, inizia l’ultimo terzo dell’estate e vogliamo davvero dire al Signore di aiutarci a passare in questa via stretta che è il Vangelo che, ribadisco, non è una vita di sacrifici, di rinuncia ma di autenticità, di visione diversa del mondo, di comprensione diversa delle cose. Allora se è così, dobbiamo dire che ci vuole tutta la vita per convertirsi, ci vuole tutta la vita per diventare discepoli, ci vuole tutta la vita per accorgersi dello splendore del volto del Padre. Mi piace che ognuno di noi possa diventare ciò che siamo veramente: Gesù.

Buona domenica!

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