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Come Pinocchio

Cari bambini, ciao! Sapete a cosa stavamo pensando? Alla scuola! Probabilmente vi starete lamentando, visto che l’inizio della scuola è ancora lontano e non serve pensarci proprio ora, ma… abbiamo le nostre buone ragioni! A proposito, bambini, cosa c’è nella scuola che ci fa storcere un po’ il naso? Perché capita di non essere sempre felici di andarci? Beh, noi adulti che vi scriviamo, da ex scolari, possiamo immaginare che sia perché studiare richiede un po’ di sforzo: non è vero? Eh sì, bambini, le lunghe giornate assolate fatte di giochi e libertà non hanno proprio paragone: nessun impegno e nessuna fatica; sembra la scelta migliore, anche se… anche se Pinocchio non sarebbe proprio d’accordo! Pinocchio? Sì, bambini, Pinocchio! Conoscete la sua storia, vero? Parla di un burattino di legno che ha come papà la persona che lo ha costruito. Un giorno prende vita e sogna di diventare un bambino vero, ma, nonostante il papà Geppetto cerchi di educarlo bene e insegnargli cosa è giusto e cosa no, Pinocchio ne fa di tutti i colori: salta la scuola, si unisce a un teatro di burattini, poi a un circo e, infine, incontra tipi poco raccomandabili che, in ogni occasione, lo mettono in grave pericolo! E non solo: da vero birbante non dice la verità e a ogni bugia il naso gli cresce!

Solo dopo aver sbagliato molto, e con l’aiuto della Fata Turchina e l’amore di Geppetto, Pinocchio capirà che per diventare umani e crescere serve maturare e capire che la felicità non viene solo dal divertimento, ma ci vuole impegno e un po’ di sacrificio per realizzare il bene proprio e degli altri. Ecco bambini, ma la storia di Pinocchio, molto probabilmente, è stata ispirata da quello che Gesù ha detto davvero e che noi ascolteremo domenica 21 agosto nel Vangelo di Luca: «In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”». Cari bambini, come vedete, Gesù insegna che la via più larga, la più semplice e quella più divertente non sono la strada per la salvezza. E lo fa proprio mentre è in viaggio per Gerusalemme: il luogo dove verrà crocifisso. Quindi, non solo Gesù insegna a parole, ma lo fa soprattutto con i fatti! I discepoli ancora non sanno cosa accadrà, ma noi sì, cari bambini, noi sappiamo che ogni cosa che Gesù ci dice, l’ha vissuta per primo sulla sua pelle, per farci capire che è l’unico modo possibile per vivere eternamente nella Sua gioia.

Non ci chiede di essere crocifissi, non ci chiede di farci del male e nemmeno di non divertirci, ma ci dice di attraversare fin da ora il passaggio giusto, e questo passaggio giusto è per tutti, ma è stretto. Questo è il punto. Gesù non ci prende in giro, sapete? Non è come i personaggi di Pinocchio che dicono: “Sì, state tranquilli, divertitevi soltanto che è la cosa più facile; la via della salvezza è una bella autostrada e in fondo c’è un grande portone per entrare in Cielo…”. No, bambini: Gesù ci ama e quindi ci dice solo la verità, e questa verità è che: il passaggio per il Paradiso è stretto. In che senso? Nel senso che per salvarsi bisogna amare Dio e il prossimo, e questo non è sempre facile, ma è giusto! È un po’ scomodo come passare da una “porta stretta”. Perché? Perché cercare di amare tutti richiede un po’ di sforzo, ma, cari bambini, non si vince forse una gara solo dopo essersi allenati duramente? Non si passa un esame solo dopo aver studiato? E, soprattutto, un bambino non nasce nel dolore provato con amore da una mamma? Se ci pensate attentamente, cari bambini, capirete che le cose più belle della vita richiedono impegno e l’impegno più bello è quello di amare! Quindi: quale porta scegliete?

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