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San Benedetto, papà d’Europa

Cari bambini, la Chiesa l’11 Luglio ricorda un grande Santo: San Benedetto, patrono (=protettore) d’Europa (il nostro continente); e per questo di lui si dice anche che sia il papà d’Europa. Vediamo insieme la sua storia: un giorno, tanto tempo fa, nacque a Norcia (in Umbria) un bambino a cui fu dato il nome di Benedetto. Non aveva più la mamma, e il papà era spesso via per lavoro. Benedetto e sua sorella (Scolastica) furono affidati, allora, alle cure della tata Cirilla.

Quando i due fratelli crebbero, furono mandati a Roma per studiare con maestri molto saggi, e lì impararono tante cose, soprattutto a riflettere sull’amore che Dio ha per ciascuno. Quando Benedetto divenne un ragazzo, con la sorella, la tata e un piccolo gruppo di amici desiderò abitare sui monti vicini per vivere in preghiera e semplicità ed essere più vicino a Dio.

In pochi anni, tutti insieme, zappando la terra, trasformarono le rocce in campi di grano, orti e frutteti. Costruirono le loro case, gli oggetti d’uso quotidiano e gli attrezzi da lavoro vivendo come monaci eremiti nella natura, cioè isolati e lontani dalle città. La Provvidenza(la mano di Dio, attraverso l’aiuto del prossimo) non fece mai mancar loro nulla per sopravvivere, anche in quel luogo selvaggio. Benedetto era convinto, infatti, che “la sola cosa essenziale per l’uomo è Dio”, e che quando una persona è vicina a Dio non deve temere nulla, nemmeno che gli manchi il pane da mangiare. Negli anni, sempre più persone vollero vivere come Benedetto e i suoi amici, e così si formarono altri gruppi e nacque l’ordine dei Monaci Benedettini.

Il loro motto era (ed è ancora oggi): “ora et labora”, cioè prega e lavora. Benedetto fece anche vari miracoli: un giorno l’acqua scarseggiava e a nulla serviva che i monaci zappassero la terra con grande fatica per seminare. Allora, mentre il Santo diceva ai monaci di non abbattersi, ma di fidarsi di Dio, dalla cima del monte zampillò una sorgente! Il Santo guarì, poi, anche un cieco, un lebbroso e un piccolo bambino in fasce. Più si faceva grande la sua fama di Santo, più cresceva il numero di coloro che seguivano il suo esempio.

Ci fu anche, però, invidia per le sue opere buone e una persona malvagia tentò di avvelenarlo, ma di nuovo si compì un miracolo e fu salvato: mentre stava per mangiare un pezzetto di pane avvelenato, un corvo all’improvviso entrò in gran picchiata dalla finestra, glielo portò via e se ne andò! Benedetto non si stancava mai di ripetere che il lavoro e lo studio (che è anch’esso un lavoro), non solo ci allontanano dall’ozio, ma ci fanno ringraziare Dio perché ci aiutano a riconoscere i talenti che Lui ci ha donato e che ognuno può usare quanto meglio riesce, per sé e per gli altri. San Benedetto dava, così, l’esempio di una vita vissuta tutti i giorni tra la preghiera, il lavoro, lo studio, l’amicizia e le opere di bene. E vivendo così ha vissuto da Santo! Allora anche per noi questo è possibile, perché quello che lui ha fatto è stato stare vicino a Dio, ogni giorno, passo dopo passo! Non serve che andiamo a vivere su una montagna sperduta, ma che restiamo vicini a Dio tutti i giorni, tra le nostre faccende, sempre fiduciosi nel suo amore e nel suo aiuto!

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