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A Taranto il primo parco eolico in mare

Il primo parco eolico marino d’Italia e dell’intero Mediterraneo è stato inaugurato questa mattina a Taranto, nella rada esterna del porto. L’impianto è in grado di generare energia pulita pari a circa 58mila Mwh coprendo il fabbisogno di 60mila persone

Le 10 turbine presenti, infisse su pali alti 110 metri, hanno una potenza complessiva di 30 megawatt, in grado di generare energia pulita pari a circa 58mila Mwh coprendo il fabbisogno di 60mila persone. Nell’arco di 25 anni, consentiranno un risparmio di circa 730mila tonnellate di Co2 sfruttando la forza del vento che il posizionamento in mare garantisce ed avviando un percorso di transizione ecologica ed energetica che vede l’Italia ancora indietro rispetto ad altri Paesi.

Il primo parco eolico marino d’Italia e dell’intero Mediterraneo è stato inaugurato questa mattina a Taranto, nella rada esterna del porto, nei pressi del molo polisettoriale. Il Beleolico, che rispetta l’ambiente perché non consuma suolo, si candida ad essere un’alternativa concreta alle centrali clima alteranti per la produzione di energia pulita in vista della riduzione delle emissioni in atmosfera di Co2 come previsto dalle direttive dall’Europa. L’impianto è stato realizzato dalla Renexia, che per la distribuzione dell’energia sul territorio ha costruito una sottostazione per l’allaccio alla rete elettrica nazionale in località Torre Triolo, a pochi km dall’area portuale.

A salutare l’inaugurazione del parco eolico erano in tanti a Taranto, a partire dalle associazioni ambientaliste che, in una città profondamente segnata dal disastro ambientale e sanitario provocato dall’inquinamento dell’Ilva, guardano con un certe interesse l’infrastruttura che coniuga innovazione e sostenibilità. Tra queste Legambiente, che ha accolto il taglio del nastro mettendo in scena un flash mob in cui è stato srotolato uno striscione sui cui era scritto: “Scusate il ritardo”. «Dopo 14 anni di ritardi e ostracismi istituzionali finalmente a Taranto parte il primo parco eolico off-shore del Mar Mediterraneo» ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. «È un caso emblematico della via crucis autorizzativa del nostro Paese: il progetto proposto nel 2008 ha avuto la contrarietà degli enti locali e ricevuto il parere negativo della Sovrintendenza per un incomprensibile impatto visivo, considerando la presenza delle ciminiere dell’ex Ilva, della raffineria Eni, del cementificio e delle gru del porto industriale».

Per il presidente nazionale di Legambiente non ci sono dubbi: «Il caso di Taranto è purtroppo solo la punta di un iceberg. Il Paese dovrebbe chiedere scusa alle aziende che in Italia stanno investendo sulle fonti pulite. Se vogliamo entro il 2035 chiudere tutte le centrali a fonti fossili dobbiamo spingere sullo sviluppo delle rinnovabili in Italia, fare tanti impianti eolici, tanti impianti fotovoltaici e dobbiamo superare i no delle Sovrintendenze, delle Regioni, delle amministrazioni locali, dei comitati locali e di alcune associazioni ambientaliste. Tutto ciò è inammissibile».

Il tema delle rinnovabili e della tecnologia energetica alimentata dai parchi eolici offshore è stato anche al centro dell’intervento di Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel videomessaggio inviato in occasione dell’inaugurazione. «Sappiamo che c’è una scuola di pensiero contraria alle installazioni di parchi eolici e di parchi fotovoltaici in nome di un elemento che è tutelato dalla nostra Costituzione: la tutela del paesaggio che però va considerato insieme ad altre tutele di cui la nostra Costituzione si fa garante, tra l’altro proprio quella degli ecosistemi, dell’ambiente, nell’interesse delle future generazioni come recita il cambiamento dell’articolo 9 della nostra Costituzione recentemente votato dal Parlamento». Per questo, il ministro Giovannini ha auspicato che si trovino «soluzioni di mediazione anche per ciò che riguarda parchi eolici e fotovoltaici e iniziative di energie rinnovabili, perché ne abbiamo bisogno per il benessere di questa generazione e soprattutto delle future generazioni».

Il nuovo offshore di Taranto, dunque, segna probabilmente l’inizio di una riflessione seria ed articolata sulla necessità di trasformare il tema della transizione energetica da teoria a pratica. Non a caso, nel corso della mattinata è stato firmato anche un accordo tra l’Autorità Portuale e Renexia per la cessione di una parte dell’energia prodotta da Beleolico per consentire la totale elettrificazione del porto di Taranto. Si tratta della cessione di almeno il 10% dell’energia prodotta, per un quantitativo comunque non inferiore a 220 MWh annui.

Fonte: Emiliano Moccia – Vita

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