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Pasqua, traguardo di Pace

Durante l’Angelus di domenica scorsa, giorno in cui Gesù è entrato trionfante a Gerusalemme, osannato dalla gente e poi tradito e sbeffeggiato dai suoi benefattori, Papa Francesco ha denunciato l’orrore della guerra, di tutte le guerre ancora in corso, non si può gioire per una pace ottenuta dalle macerie e morte di esseri umani: «Siamo nei giorni che precedono la Pasqua.

Ci stiamo preparando a celebrare la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Sul peccato e sulla morte, non su qualcuno e contro qualcun altro. Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Perché non lasciare che vinca Lui? Cristo ha portato la croce per liberarci dal dominio del male. È morto perché regnino la vita, l’amore, la pace.

Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no! Una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?

Nulla è impossibile a Dio. A Lui ci affidiamo, per intercessione della Vergine Maria».

San Francesco d’Assisi è definito l’uomo della pace, essendo un alter Christus, il Re della Pace, non po’ essere diversamente. Il Serafico Padre ammoniva i suoi frati: «Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio. Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l’amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo» (FF 064).

I seguaci di Francesco cercavano di imitarlo in tutto, nello stile di vita, austero e semplice, nel modo di pregare e di lodare il Signore, sulle sue orme percorrevano la stessa strada per raggiungere il traguardo della santità, della perfetta letizia. “Ma mentre erano così severi con se stessi, il loro contegno era sempre garbato e pacifico con tutti; e attendevano solo a opere di edificazione e di pace, evitando con grande cura ogni motivo di mal esempio.

Parlavano solamente quando era necessario, né mai dicevano parole scorrette o vane. In tutta la loro vita e attività non si poteva trovare nulla che non fosse onesto e retto. Dal loro atteggiamento traspariva sempre compostezza e modestia; e mortificavano talmente i propri sensi che non vedevano né sentivano se non quello che era essenziale e doveroso: sguardo rivolto a terra e mente fissa al cielo. Gelosia, malizia, rancore, diverbi, sospetto, amarezza non trovavano posto in loro, ma soltanto grande concordia, costante serenità, azioni di grazia e di lode.

Ecco i princìpi con i quali Francesco educava i suoi nuovi figli, e non semplicemente a parole, ma soprattutto con le opere e l’esempio della sua vita” (FF 393). Oggi come ieri questi princìpi sono ancora validi ma il male è più minaccioso, le tentazioni più forti, la globalizzazione riguarda non solo l’aspetto economico ma anche la prevaricazione delle Nazioni potenti di turno verso quelle più deboli. Ottenere la pace con le armi è davvero un controsenso, fabbricare armi per difendere la pace è un concetto perverso. Il Signore ci conceda in questa Santa Pasqua quella Pace che non siamo capaci di accogliere, quella Pace da donare a chi vive nell’inferno interiore.

San Francesco prega per noi.

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