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Fortezza: forza che aiuta a resistere e a fare il bene

La vita consacrata della Diocesi di Ischia

Domenica 13 marzo, per il nostro consueto incontro mensile presso il Convento di S. Antonio, p. Maurizio ci ha parlato della fortezza, la quale è una virtù in cui occorre la forza, il confronto.

Nell’immagine vediamo che la donna è vestita con un’armatura perché vuol dire che deve scendere in battaglia. Ha poi lo scettro del comando perché deve prendere decisioni. Ha un manto rosso che ricorda il martirio, perché il comando che esercita attraverso quello scettro non è sulla pelle degli altri ma è sulla propria pelle. La postura non è di chi sta seduta in poltrona ma di chi è pronta ad intervenire. Non è rilassata ma in tensione. Ed ha uno sguardo molto attento.

Oltre alla virtù della fortezza c’è anche il dono della fortezza che proviene dallo Spirito Santo e che dà coraggio, costanza, tenacia. Lo Spirito Santo come un buon allenatore ci prepara ad affrontare la fatica, a resistere agli attacchi del male, ad agire con il bene per contrastarlo. Ci fa essere umili e ci fa riconoscere le nostre debolezze, così da chiedergli aiuto.

La virtù fa parte del nostro essere, cioè è una dotazione che abbiamo avuto come uomini, come persone. A questo si può aggiungere il dono dello Spirito Santo che è frutto di un sacramento, in particolare della confermazione e del battesimo, e si va a intersecare con la virtù. Vivendo dello Spirito, questo dono è più o meno forte, più o meno presente. La virtù invece ci appartiene, ci orienta verso il bene e, irrorata dallo Spirito Santo, diventiamo santi.

Come ho fatto a superare quel momento?

La risposta è semplice: alla tua fortezza intesa come virtù si è aggiunta la fortezza dello Spirito Santo che ti ha dato l’energia per superare l’ostacolo di quel momento.

«La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa. “Mia forza e mio canto è il Signore” (Sal 118,14). “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv 16,33)». (1808 Catechismo della Chiesa Cattolica)

Ci aiuta a vincere le tentazioni, a affrontare la prova e la persecuzione.

Il manto rosso indica la capacità di sacrificarsi. Il timore viceversa è quella manina che ti trattiene dal fare il bene e ti dice: “Ma chi te lo fa fare? Ma che te ne importa? Fatti i fatti tuoi, non ti mettere in mezzo a queste cose”. Queste frasi sono una sorta di “corredo” che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri genitori.

La fortezza si occupa del timore e dell’audacia, impedendo il primo e imponendo l’equilibro alla seconda, quando l’ira ti porterebbe a compiere azioni sbagliate.

Lo spirito di fortezza è il governo dell’energia che può diventare ira e invece la facciamo diventare determinazione.

Gli obiettivi vengono selezionati dalla prudenza, con la giustizia vedo come posso realizzare onestamente ciò che mi sono prefissato, con la fortezza supero la paura di non farcela.

Per noi cristiani la vita del fratello e della sorella è più importante della mia. Se non si fa questo passaggio non ha senso la resurrezione per noi.

Una persona è forte quando assale o quando resiste?

Quando resiste. Perché assalire ci vuole tanta cattiveria oltre che energia. È l’iroso che assale. Il forte resiste e, soprattutto quando l’assalto è improvviso, il forte incassa il colpo e risponde con moderazione.

La virtù della fortezza si esprime anche col coraggio e dunque ha a che fare col cuore. Quando ti arrabbi invece vai di pancia, è l’istinto, il ventre dell’uomo.

La fortezza si oppone all’impassibilità, alla codardia, all’indifferenza. Vince il peccato, vince le dipendenze e l’adulterio. La fortezza è per una dirittura morale e orienta la rabbia alla lotta contro il male. Bisogna chiederla, addestrarsi, guardare Cristo crocifisso che ha dato la vita per noi, intensificare la propria vita spirituale perché solo con la preghiera si alimenta lo spirito della fortezza.

Il male è un bene usato male. Il vero male è quando faccio un bene e dico: “Lo faccio io, è roba mia” senza farlo per la gloria di Dio. Prendere del frutto dell’albero del bene e del male è quando mi approprio del bene che posso fare e dico: “Sono proprio bravo. Ho fatto una cosa veramente buona”. E mi sento gratificato.

Alla fortezza, ci ha detto poi fra Mario, si contrappone l’ira che porta – anche con le parole – all’uccisione, all’odio. Quest’ultimo è un sentimento ma più grande dell’odio è l’indifferenza: “Io vivo per i fatti miei, lei vive per i fatti suoi. Quella persona per me non esiste”. Mentre gli altri vizi tendono a nascondersi, l’ira ti porta ad avere subito un impatto sulla realtà.

Sei padrone di te stesso?

L’ira attacca quando a capo non abbiamo più nessuno: “Al capo sono io”. Prevale l’io. “Faccio come dico io” e non ho più un confronto con l’altro. Ma poi ce la fai?

Perché è pericoloso il vizio dell’ira?

Perché dice a te stesso: “Devo riuscirci da solo”. Nella vita consacrata invece è importante chiedere aiuto e dire “io non ce la faccio, mi vuoi aiutare?” Invece per orgoglio…

Certo devo difendermi se la situazione lo richiede ma in modo corretto e ben regolato.

Come si fa a uscire da questo vizio?

  1. Riconoscere se dentro la mia vita c’è l’ira. È incanalata? È guidata?
  2. Dare un nome, avere pazienza che sbollisce la rabbia, non buttando l’acqua sul fuoco ma togliendo il pezzo di legno dal fuoco affinché si spenga naturalmente.
  3. Chiedere il dono della fortezza allo Spirito Santo.

Dobbiamo stare attenti. A volte sembra che le persone non capiscano invece sono sensibili e possiamo ferirle. Dobbiamo dire le cose in base alla sensibilità della persona e soprattutto non giudicarle né forzarle né imporre loro qualcosa. Testimoniamo la gioia o cosa?

Salmo 27 (26): Il Signore è Fortezza e Luce

  1. Il Signore è mia luce e mia salvezza,
    di chi avrò paura?
    Il Signore è difesa della mia vita,
    di chi avrò timore?
    Il Signore è difesa della mia vita,
    di chi avrò timore?
  2. Quando mi assalgono i malvagi
    per straziarmi la carne,
    sono essi, avversari e nemici,
    a inciampare e cadere.
  3. Se contro di me si accampa un esercito,
    il mio cuore non teme;
    se contro di me divampa la battaglia,
    anche allora ho fiducia.
  4. Una cosa ho chiesto al Signore,
    questa sola io cerco:
    abitare nella casa del Signore
    tutti i giorni della mia vita,
    per gustare la dolcezza del Signore
    ed ammirare il suo santuario.
  5. Egli mi offre un luogo di rifugio
    nel giorno della sventura.
    Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
    mi solleva sulla rupe.
  6. E ora rialzo la testa
    sui nemici che mi circondano;
    immolerò nella sua casa sacrifici d’esultanza,
    inni di gioia canterò al Signore.
  7. Ascolta, Signore, la mia voce.
    Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
  8. Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;
    il tuo volto, Signore, io cerco.
  9. Non nascondermi il tuo volto,
    non respingere con ira il tuo servo.
    Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
    non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
  10. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
    ma il Signore mi ha raccolto.
  11. Mostrami, Signore, la tua via,
    guidami sul retto cammino,
    a causa dei miei nemici.
  12. Non espormi alla brama dei miei avversari;
    contro di me sono insorti falsi testimoni
    che spirano violenza.
  13. Sono certo di contemplare la bontà del Signore
    nella terra dei viventi.
  14. Spera nel Signore, sii forte,
    si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

di Angela di Scala

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