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Usare bene il tempo

Durante l’udienza generale Papa Francesco ha continuato la sua riflessione sulla vecchiaia, trattando l’aspetto della longevità e il rapporto tra gli anziani e le giovani generazioni: «La vecchiaia, certamente, impone ritmi più lenti: ma non sono solo tempi di inerzia. La misura di questi ritmi apre, infatti, per tutti, spazi di senso della vita sconosciuti all’ossessione della velocità. Perdere il contatto con i ritmi lenti della vecchiaia chiude questi spazi per tutti.

È in questo orizzonte che ho voluto istituire la festa dei nonni, nell’ultima domenica di luglio. L’alleanza tra le due generazioni estreme della vita – i bambini e gli anziani – aiuta anche le altre due – i giovani e gli adulti – a legarsi a vicenda per rendere l’esistenza di tutti più ricca in umanità. … Oggi si verifica una maggiore longevità della vita umana.

Questo ci offre l’opportunità di accrescere l’alleanza tra tutti i tempi della vita. Tanta longevità, ma dobbiamo fare più alleanza. E anche ci aiuta a crescere l’alleanza con il senso della vita nella sua interezza. Il senso della vita non è soltanto nell’età adulta, da 25 anni a 60.

Il senso della vita è tutto, dalla nascita alla morte e tu dovresti essere capace di interloquire con tutti, anche avere rapporti affettivi con tutti, così la tua maturità sarà più ricca, più forte. E anche ci offre questo significato della vita, che è tutta intera. Lo Spirito ci conceda l’intelligenza e la forza per questa riforma: ci vuole una riforma. La prepotenza del tempo dell’orologio dev’essere convertita alla bellezza dei ritmi della vita.

Questa è la riforma che dobbiamo fare nei nostri cuori, nella famiglia e nella società. Ripeto: riformare, cosa? Convertire la prepotenza del tempo, che sempre ci affretta, ai ritmi propri della vita. L’alleanza delle generazioni è indispensabile. In una società dove i vecchi non parlano con i giovani, i giovani non parlano con i vecchi, gli adulti non parlano con i vecchi né con i giovani, è una società sterile, senza futuro, una società che non guarda all’orizzonte ma guarda sé stessa. E diventa sola.

Dio ci aiuti a trovare la musica adatta per questa armonizzazione delle diverse età: i piccoli, i vecchi, gli adulti, tutti insieme: una bella sinfonia di dialogo». Il Poverello d’Assisi da giovane perdeva molto tempo divertendosi con i suoi amici, lavorava anche nella bottega di famiglia, però non aveva ancora acquisito l’importanza di dedicare il tempo libero per attività più costruttive. Dalla sua conversione cercava in tutti i modi di non perdere nemmeno un minuto in cose frivole, dedicandosi alla preghiera e al prossimo, soprattutto ai più fragili. “Francesco, uomo evangelico, non si disimpegnava mai dal praticare il bene.

Anzi, come gli spiriti angelici sulla scala di Giacobbe, o saliva verso Dio o discendeva verso il prossimo. Il tempo a lui concesso per guadagnare meriti, aveva imparato a suddividerlo con grande accortezza: parte ne spendeva nelle fatiche apostoliche per il suo prossimo, parte ne dedicava alla tranquillità e alle estasi della contemplazione. Perciò, dopo essersi impegnato, secondo l’esigenza dei tempi e dei luoghi, a procacciare la salvezza degli altri, lasciava la folla col suo chiasso e cercava la solitudine, col suo segreto e la sua pace: là, dedicandosi più liberamente a Dio, detergeva dall’anima ogni più piccolo grano di polvere, che il contatto con gli uomini vi avesse lasciato” (FF 1222).

Questa capacità di organizzare il tempo secondo i voleri di Dio fu trasmessa con l’esempio anche ai suoi frati. “Occupavano la giornata nell’orazione e lavorando con le loro mani, in maniera da evitare risolutamente l’ozio, nemico dell’anima. A mezzanotte si alzavano per la preghiera, animata da gemiti e lacrime. Si amavano l’un l’altro con un affetto profondo, e a vicenda si servivano e procuravano il necessario, come farebbe una madre col suo unico figlio teneramente amato. Tale era l’affetto che ardeva loro in cuore, che erano pronti a consegnarsi alla morte senza esitare, non solo per amore di Cristo, ma anche per salvare l’anima o il corpo dei fratelli (FF 1446).

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