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trasfigurazione di gesu monte tabor

Un bagno di Luce per affrontare la tenebra

Commento al Vangelo Lc 9,28-36

Questo Vangelo è un bagno di Luce. Nel cuore della quaresima facciamo un attimo un tuffo, raptim direbbe Sant’Agostino, in un bagno di luce. Troppo strano per noi che siamo abituati a vedere la Quaresima come un momento cupo, triste, un tempo di penombra, un tempo dove abituarci a tematiche come la croce, la sofferenza, a mortificazione.

Ma i discepoli nel cammino della loro esperienza devono proprio fare un bagno di luce per poter affrontare i bagni di tenebra che sono pronti a prendere il sopravvento nella nostra vita. Prima di affrontare lo scandalo della croce, della sofferenza dovranno fare esperienza di luce. È come se Gesù volesse dire a quei suoi amici che non si può sopportare la sofferenza, non si può sopportare il dolore se non facciamo memoria di tanti momenti di luce nella nostra vita.

E il vangelo ci invita a fare memoria di tutti i momenti in cui nella mia vita ho fatto esperienza di cielo, di paradiso, della luce del Tabor. I discepoli per un attimo sono messi in grado di vedere chi realmente fosse Gesù. Gesù sul Tabor non si trasforma, non fa come Superman; semplicemente il testo ci dice con parole proprie che per un attimo lo sguardo dei discepoli cambia; per un attimo lo sguardo dei discepoli diventa profondo, pieno di senso, e sono capaci di scorgere chi ci fosse dietro quella carne umana, dietro quell’uomo di trent’anni di cui sono discepoli. Lo hanno conosciuto, l’hanno seguito e fino ad allora avevano compreso che Gesù è un rabbì simpatico e intrigante ma chi sia veramente non lo avevano ancora scoperto.

La bellezza è nel nostro sguardo, non nelle cose; la bellezza è nel nostro modo di affrontare la vita, la prospettiva in cui ci mettiamo. Perciò in quel momento Gesù è lo stesso ma sono loro che finalmente vedono lui chi è veramente. È bellissimo perché questo cambiamento, questa metamorfosi è possibile soltanto in un clima di preghiera. Mentre Gesù sta pregando si trasfigura. Mentre è in preghiera (per due volte lo ripete Luca) lo vedono così, lo vedono trasformato, trasfigurato. E questo sguardo profondo, questo sguardo “oltre” è il dono di questa quaresima.

In effetti se la prima domenica di quaresima ti ha posto questa domanda: “Di chi sei?”, adesso ti fa vedere per un attimo la meta, il punto di arrivo. Questa luce di questa seconda domenica dialoga con le tenebre che abbiamo incontrato nella prima domenica di quaresima. Noi non ce ne accorgiamo, ma abbiamo bisogno continuamente del monte Tabor per poter affrontare la croce. Continuamente dobbiamo cercare piccole soste di luce per poter affrontare delle grandi situazioni di tenebre. È come se una persona avesse bisogno di un abbraccio prima di affrontare la prova: certo, l’abbraccio non ti donerà la soluzione della prova, ma la sua memoria ti aiuta ad affrontare quella difficoltà.

Il Tabor è possibile assumerlo solo in piccole dosi, ma poi bisogna tornare nella realtà, bisogna avere il coraggio di tramutare, di trasformare in qualche modo quella esperienza nella quotidianità. C’è un legame profondo tra la luce dell’amore che si sente addosso e la forza che sprigiona per superare le difficoltà. Facendo memoria di essere amato, di questo amore, di questa luce, soltanto sperimentandola addosso, forse possiamo trovare la forza di affrontare tutte quelle tenebre che non ci scegliamo ma che ci troviamo addosso nella nostra vita. Attenzione però al rischio di creare una tenda, una setta, una cuccia, un nido per fare tende; non va bene. Gesù porterà i suoi discepoli dal Tabor alla pianura e dalla pianura al Golgota.

Infine vi è un’ultima bella indicazione: la voce del Padre che invita all’ascolto. Noi siamo gli udenti, gli ascoltatori, gli uditori della parola di Dio. Mi sembra che possa essere bello in questo cammino di Quaresima, in questo combattimento spirituale che stiamo affrontando, il fatto di potere richiamare l’ascolto. Ascolta te stesso anzitutto. Ascolta la tua anima, ascolta come stai, ascolta i tuoi pensieri, fai un passo di lato e guarda chi sei, cosa fai. Fai silenzio, dedicati un paio di ore al giorno e stacca tutti i social, stacca tutta la musica, stacca tutto, abbi il coraggio del silenzio per trovare te stesso.

Non avere paura, non sei una brutta persona, Dio ti ama, vai con lui a vedere chi sei. Dai un occhio anche alla qualità dell’ascolto. Io stesso rischio di parlarmi addosso o di parlare sugli altri, sono un egocentrico e cerco sempre di dare le mie ragioni prima di ascoltare quella degli altri. Può essere utile avere il coraggio di ascoltare sul serio l’altro, di aspettare che l’altro finisca prima di intervenire, senza doversi difendere, ma per dialogare.

Infine è soprattutto l’ascolto della parola che deve entrare nel tuo tempo, questa parola che varrebbe la pena veramente tutti i giorni dell’anno, ma tanto più in Quaresima, prendere e ascoltare, accogliere e meditare perché piano piano ci conduca sul Monte Tabor.

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