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Giovani controcorrente o conformisti senza saperlo?

Bella domanda. In verità la risposta non è semplice, ma osservando i fenomeni e le mode che imperversano tra gli adolescenti, sono convinta che, pur assumendo atteggiamenti controcorrente, sono tra loro molto simili, quasi fotocopie. Tutti uguali.

Difficile trovarne qualcuno che non abbia almeno un tatuaggio, un percing, uno smartphone perennemente collegato all’orecchio “meccanico”. E mi ritornano in mente i versi danteschi: “Come le pecorelle escon dal chiuso a una, a due, a tre, e l’altre stanno……e ciò che fa la prima e l’altre fanno, addossandosi a lei s’ella s’arresta, semplici e quete e lo’mperchè non sanno” (Purgatorio III vv 79,80, 82-84).

Dante e Virgilio stanno cercando la strada migliore per scalare la montagna del Purgatorio quando si imbattono in una schiera di anime alle quali Virgilio chiede indicazioni sul cammino da seguire. Le anime, dubbiose, vengono paragonate a pecorelle che, imitando la prima, escono in fila dall’ovile semplici e quiete.

La similitudine all’interno del poema indica il carattere mansueto e docile delle anime espianti, ma fuori da questo contesto, mi fanno anche riflettere sul fatto che molti comportamenti sono dettati da una sorta di omologazione, di appartenenza ad un gruppo, per sentirsi più forti, illusi di essere controcorrente, diversi da tutti gli altri.

In realtà, cosi non è. Illuminanti, a tale proposito sono le parole di Erich Fromm che asseriva: “La maggior parte della gente non si rende nemmeno conto del proprio bisogno di conformismo. Vive nell’illusione di seguire le proprie idee e inclinazioni, di essere individualista, di aver raggiunto da sé le proprie convinzioni; e si dà il fatto che le sue idee siano le stesse della maggioranza” Ma nessuno se ne accorge.

E in tutto questo l’educazione che fine ha fatto? E’ la grande assente nonostante l’impegno di scuola e famiglia! Già, ma quale scuola e quale famiglia? Sembrano quasi destituite di autorità e credibilità. In quanti casi molti adulti padri o madri di famiglia, educatori quindi, nelle conversazioni impegnate si adeguano – con qualche parolaccia magari – alla ribellione contro l’educazione ricevuta, contro i tabù, contro le inibizioni, contro gli insegnanti retrogradi, contro tutto ciò che viene dal Magistero della Chiesa cattolica. Cose d’altri tempi.

E, convinti di percorrere strade alternative, si atteggiano ad eroi e ad esseri solitari e perseguitati, per accorgersi poi che magari gli anticonformisti veri sono gli altri: quelli che si ostinano ad essere educati in un mondo che non lo è più, quegli illusi che si piegano ad ogni norma e ad ogni regola civile e religiosa. Così si assiste alla battuta paradossale di quella ragazza sgomenta che diceva al suo ragazzo: “Perché non sei anticonformista anche tu, come tutti gli altri?”.(Giuseppe Pontiggia).

E la scuola? In sofferenza continua, in crisi, perché l’insegnante non sa più che cosa trasmettere. Insegnamenti? Parola grossa! Valori? Ma quali? Il rispetto innanzitutto. Il pianeta scuola è un argomento scottante, per i continui casi di cronaca che si verificano in diverse scuole italiane, come le violenze subite dagli insegnanti nell’esercizio delle loro funzioni.

Eppure, per legge “ il docente quando è in classe per far lezione è un pubblico ufficiale! Non può essere aggredito da alunni o genitori oppure essere lui stesso aggressore”.  E invece la cronaca ci informa quotidianamente di fatti di violenza dentro e fuori le aule da parte di alunni e genitori. Si può tollerare tutto questo in un ambiente democratico qual è la scuola, dove si “dovrebbero” insegnare agli alunni le regole del rispetto e le norme del vivere civile? Il docente svolge un compito delicatissimo e difficilissimo, ma spesso viene deriso, oltraggiato, insultato e talvolta anche picchiato.

È vero, purtroppo anche il contrario, in rari casi. È fresca di cronaca la “battutaccia” di un’insegnate che ha redarguito una ragazza con l’ombelico scoperto apostrofandola “Stai sulla Salaria?” L’ha praticamente etichettata come prostituta, e si è beccata la denuncia della Preside e le ire degli studenti. Le parole sono macigni, vanno soppesate e per favorire un dialogo sereno, costruttivo; occorre mediare, ragionare, dialogare: non c’è altra strada. In qualità di ex insegnante posso dire di averne visti tanti ribellarsi, ma anche crescere, capire, realizzarsi.

E ne ho visti tanti cambiare in meglio, credere in se stessi facendo a meno di seguire mode o tendenze estreme, provando a non sentirsi emarginati oppure esclusi. Certo a volte succede che ci si demoralizzi, ma bisogna insistere, incoraggiare, tirare fuori il meglio da ciascuno, puntare sui talenti accuratamente nascosti degli adolescenti.

Bisogna trovare una strada, una chiave per accedere a quei cuori: se Dio ci ha donato un intelletto e la capacità di pensare perché non li sfruttiamo? E parlo di grandi e piccoli, di educandi e insegnanti. Spronate i ragazzi a pensare in grande, a rendere i loro sogni realtà, a saper combattere per difendere le proprie ragioni, a non seguire “il gregge”, se non ne sono convinti. Essere anticonformisti, uscire dai cliché non è una cattiva scelta.

Significa che ciascuno di noi è chiamato ad essere se stesso nella situazione in cui vive, senza opporsi agli altri per sfidarli, ma avendo il coraggio di farlo quando diventa necessario, anche se è impopolare. Essere educati in un mondo di maleducati, ad esempio, è fondamentale per vivere meglio. Non è un freno alla libera iniziativa, non è conformismo ingabbiato: la buona educazione oggi ha un sapore rivoluzionario, quando è l’ineducazione a imperversare ovunque, in casa, a scuola, sui social.

D’altra parte come cristiani basterebbe ricordare la preghiera di Gesù “ Che essi siano nel mondo, ma non del mondo”; e l’altro consiglio di Paolo: “E non vogliate conformarvi a questo mondo”. C’è proprio la parola conformismo: quello vero, per mettercene in guardia.

E se ciò non bastasse anche la saggezza antica e quella moderna sono d’accordo, quasi allo stesso modo: “ Il nostro primo dovere è di non seguire, come fanno gli animali, il gregge di coloro che ci precedono”. (Lucio Anneo Seneca) “Tutti nascono come originali, molti muoiono come fotocopie”. (Carlo Acutis)

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