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Abbazia di Montecassino, 77 anni dal disastro

Il 15 febbraio di ogni anno ricorre sempre un anniversario che nessuno mai ricorda

Nel 1945, prima di entrare a Roma e “liberarla” il 25 aprile, le truppe alleate, giunte a Cassino, bombardarono l’Abbazia di Montecassino che per loro era un qualsiasi “big building”, un edificio come un altro, dove avrebbe potuto nascondersi qualche postazione tedesca.

Con quell’azione di guerra che qualcuno ha il coraggio di ritenere ancora “militarmente intelligente”, gli americani, con trecento bombardieri rasero al suolo il più grande ed importante archivio della Storia, della Tradizione della Cultura e della Religione d’Europa. Non era una chiesetta su un colle: era una rocca grande quanto un paese.

C’erano incunaboli preziosi e rarissimi, i famosi “codici miniati cassinesi”, i primi documenti in lingua volgare; c’erano tutte le opere dell’antichità trascritte dalle scuole scrittorie e miniaturistiche del monastero. Proprio a quel monastero, distrutto dagli americani, dobbiamo il fatto che siano state tramandate a noi molte opere dell’antichità.

Vengono alla mente certe riflessioni. Gli eserciti finiscono con l’essere spesso l’espressione negativa di un popolo; hanno gerarchie di valori che paiono assai spesso sovvertire il ruolo alto e prezioso della cultura, dell’arte, della tradizione. Spesso si calpesta con allegria ciò di cui non si conosce il significato: si distruggono tesori, documenti della storia e della tradizione, cose costruite nei secoli.

Ci sono logiche barbare che portano a calpestare con compiaciuta disinvoltura la vita, gli amori, i sentimenti, la dignità delle persone; si fa questo con il fare gigione di chi non capisce e non vuol capire niente. A far danni nel mondo, è l’ignoranza, dei militari e dei paramilitari ma anche dei civili, chiunque essi siano.

Un’occhiata ad oggi ed a questo scorcio di 21° secolo fa pensare che di focolai di questa ignoranza se ne siano accesi molti altri, un po’ dappertutto.

La cultura è libertà. E c’è talvolta un disegno negativo e perverso perché l’ignoranza dilaghi e si diffonda, abbia voce e sia determinante. Fa comodo a qualcuno.

Fonte: Roberto Di Pietro – Cittanuova.it

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